HAM ENGINEERING*

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Arieccoci, sono tornato alla catena, ed è stato ovviamente traumatico. Torno in ufficio da una settimana di ferie, dopo che mi ero assicurato di non lasciare nulla in sospeso, dopo che avevo lasciato pochi, semplici compiti da svolgere a qualche collega in mia assenza, ma solo perché non potevo chiudere io la cosa prima di partire, sapendo che mi preoccupo di lasciare tutto tracciato correttamente nei database che utilizziamo, in modo che chiunque possa capire cosa ho fatto e perché. Torni e trovo alle 8.30, e io attaccherei alle 9.00, quattro persone che mi aspettano disperate e agitate, di Lunedì mattina, la mailbox piena di mail e una lista di gente da richiamare lunga come l’elenco del telefono di Pechino. Perché mi piace avere un inizio di settimana soft.

 

Ho trovato un po’di tempo e ho pensato che stesse male non scrivere nulla al ritorno, anche perché sennò gli spazi pubblicitari che non vendo perderebbero di valore, l’audience è importante, che cazzo.

 

Quindi vi tocca qualche dettaglio in più sulla settimanella di ferie che mi sono concesso, giusto per far rosicare qualcuno. E non vi azzardate a fare commenti, che per contratto me ne spettano 4 all’anno e me ne faccio solo 3 praticamente tutti gli anni. La mia riforma delle pensioni consiste nell’andare in pensione fra una decina d’anni solo per le ferie arretrate…

 

Ti svegli a Bevagna, con calma, in una pineta, indolenzito perché il fottuto materassino si è bucato, ma in fondo sticazzi, ti trascini fino al bar del campeggio per un’assunzione terapeutica di caffeina in forma liquida, scurastra e anche un po’ schifosa perché la barista, dopo vi spiego perché, è olandese e il caffè non lo può fare buono altrimenti le levano la qualifica di suddita arancione di Sua Maestà la Regina.

Dopo le operazioni del mattino, utili per non essere scambiato per un cinghiale e giustamente cacciato (non nel senso di cacciare via, ma nel senso di cacciare e basta, con i cani e tutto), vai a visitare qualche borgo medioevale, di quelli buttati come una manata di sassi sulle colline della provincia di Perugia.

Pausa pranzo con panini, pane sciapo umbro con capocollo o prosciutto (anzi, come dice la Rosy “quescta e ‘na scpalletta di maiale allo sctato brado, che pascolano e mangiano le ghiande, che poi so’ pure mbo’ cinghialati perché se mischieno”), birretta perché per il vino a quest’ora fa troppo caldo, poi si prosegue per chiese e mura, tutto rigorosamente in salita, a noi Bartali ci fa una pippa.

 

Spesa per la cena, carne da fare alla brace o magari strangozzi (se non sapete che sono ammazzatevi) che qui c’hanno anche il tartufo, estivo, anzi “esctivo”, ma sempre tartufo e soprattutto vino, Rosso di Montefalco o Sagrantino di Montefalco, al limite Rosso dell’Umbria (per i bianchi se vi interessa Grechetto di Todi, Grechetto dell’Umbria o Bianco dei Colli Martani). E poi, ovviamente, scusate se è poco, piscina, giusto per farsi venire l’appetito.

 

E qui veniamo agli Ingegneri.

 

Dovete sapere innanzitutto che gli Olandesi sono TUTTI ingegneri, o almeno ne hanno l’aria in ogni cosa che fanno, qualsiasi sia la loro età, sesso, mestiere. Non mi riferisco ovviamente agli Olandesi di Amsterdam, ammesso che ce ne siano, lì la cosa è un po’ più “mischiata”, ma gli Olandesi di provincia, che poi sono quelli che ti trovi in giro per l’Umbria, sono inequivocabilmente ingegneri.


La seconda cosa che dovete sapere è che Bevagna in estate si sposta, come l’Isola di Lost, ma non nel tempo, si sposta nello spazio e smette di essere, almeno per il mese di Luglio, provincia di Perugia per diventare provincia di Eindhoven, o Groningen, o Gouda, fate voi. Questo è quello che pensi quando sei in campeggio e non è che ci sono tanti ingegneri, è che la tua tenda è l’unica tenda che non pare disegnata da Fuksas, che non ha attrezzature da campeggio inverosimili (giuro, c’era uno con la pattumiera smontabile da campeggio fuori dalla tenda, non era una pattumiera normale era la pattumiera DA CAMPEGGIO, roba da uscire pazzi) e che non è abitata da gente alta, bionda, ingegnera, con ingegnerini al seguito.

Dice la Luisa del campeggio che è normale, è così tutte le estati. Pietro, che ovviamente ha la donna ingegnera, dice che a un certo punto hanno cominciato a prendere gente olandese a lavorare lì, tanto era quello che gli serviva. No, sono adorabili, tranquilli, nel campeggio non vola una mosca. Devono solo imparare a fare il caffè…o almeno a FARMI il caffè…

 

Dovrebbero anche capire che è abbastanza cretino andare lì, in Umbria, terra in cui si producono olio, vino, insaccati, carni e ogni ben di dio, per poi mangiarsi la roba del supermercato…ma vabè, sono fatti così.

 

Insomma, tornando alla piscina, e come potrete facilmente immaginare ci tornerei molto volentieri, la differenza fra una piscina utilizzata da inegneri e una utilizzata da italiani è sensibile, sia per i decibel che per la cellulite. Nel senso che gli ingegneretti non fanno rumore, anche quando fanno casino, e non sono chiatti come i nani nostrani, anzi.

Secondo me gli fanno qualche trattamento da piccoli, o prima della nascita, insomma, non è normale. Questi a 13/14 anni sono già alti una cifra, du’ spalle così….ma che fate, li innaffiate come i tulipani? Che poi pure ‘ste regazzine, a 14/15 anni alte, co’ ‘ste bombe là davanti….non vale, uno ci si sforza a non pensare cose che non si devono pensare….

 

Quello che è certo è che se rinasco voglio fare l’adescatore di phyae minorenni in Olanda.


 

* avete mai letto gli annunci di lavoro contemporanei? Quelli in cui uno come me, che risponde al telefono e alla mail del call center commerciale è un “Sales Account Junior”? Ecco, un salumiere sarebbe come minimo un ingegnere del prosciutto, un “Ham Engineer”, Senior se è bravo come la Rosy e il marito.

 

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CRONACHE ARMENE – VI

La Musica Armena

In Armenia la presenza più inquietante che ti accompagna ovunque è quella della musica. Dalle radio accese un po’ ovunque arriva della roba a dir poco agghiacciante, che passa dal Pop Russo di pessima qualità, all’ancora più inverosimile rap e dance Armena fino ad arrivare a quello che è il genere più in voga: il Pop Melodico.

Il Pop Melodico Armeno, di cui presento un paio di esempi per i quali già sento il fiato di Carla Del Ponte sul collo è caratterizzato dall’essere la cosa più melensa della terra. In confronto al Pop Armeno persino Gigi D’Alessio sembra Alice Cooper.
Fondamentalmente ti accorgi del Pop Armeno quando, seduto ad un bar a bere qualcosa, o passeggiando per strada, ti arriva la musica all’orecchio e tu pensi: "Oddio, ma che c’è uno che se sente male?"

Perchè il Pop Armeno sembra esattamente questo: uno che se sente male in Armeno su struggente Musica di Riccardo Cocciante, e il bello è che non sembra che si senta male solo il Cantante, ma anche tutti i Musicisti….e si sentono male anche gli Strumenti. Praticamente ‘na tragedia.

Sì Cocciante è decisamente la cosa che più si avvicina….avete presente Notre Dame? Che te stai lì e senti quelli che si struggono "ODDDDDIOOOO AAAAAAAAAAAAA MAROOOOOOOOOOO CHE SOFFEREEEENZAAAAAAA ODDDDIIIOOOOO"?

Ecco, quello però in Armeno. E in effetti noi si era pensato che sarebbe splendido farci una bella Opera Tragica Rock come Notre Dame de Paris, con ambientazione Armena e musica di Cocciante:

 ——————————

STORIA DI AMORE, VODKA E KHORAVATZ


E’ la tragica storia d’Ammore fra Arsen e Hrypsyme. I due si conoscono su un Marshrutny, sboccia l’ammore, ma il destino cinico e bastardo gioca loro il primo scherzo: il pulmino si rompe e loro si devono separare.
Si ritrovano dopo varie peripezie. Loro si ameno, Lei gliela daresse pure, ma in Armenia non si usa, quindi si struggono e lui beve.

ll rapporto conflittuale fra Arsen e la Vodka crea problemi alla coppia: Loro si ameno, si lasceno, si riameno, si rilasceno. Dopo essersi rilasciati per l’ennesima incomprensione (lei preoccupata le chiede "ammore ma mi ami", lui ubriaco "mavainculo vai non mi romp bhshc hzzzzzzzzzzzzzz"), lui si strugge, e ribeve, e si ristrugge, e riribeve, finchè, in preda al dolore e in pieno delirio alcolico decide di imbarcarsi su qualche cargo e partire per mare.
A nulla serviranno le rimostranze della madre e degli amici (peraltro ubriachi anche loro, quindi poco credibili a prescindere) che tentano invano di far presente ad Arsen che in Armenia non c’è il mare, ma al massimo un lago manco troppo grosso: ormai la decisione è presa. Indossata la sua divisa da marinaio, prende la sua sacca e sale a cavallo (essendo troppo ubriaco per guidare una macchina che ovviamente non ha, decide di rubare un cavallo), per vagare per le montagne Armene per due anni, finchè non arriva in Yerevant Kochar (un’ iNportante arteria di Yerevan) e si imbarca sul finto veliero ormeggiato in una fontana di un Caffè all’aperto (giuro, c’è davvero…) e trova impiego come cuoco di Khorvatz (carne alla brace).

Continua a struggersi e a bere.
Anche lei si strugge per la fine della loro storia, e inizia a cercarlo per tutta l’Armenia finchè non arriva al Caffè in cui lavora lui, lo trova, gli corre incontro ma vede che lui è ovviamente ubriaco, quindi lei scoppia in lacrime e corre via. A questo punto, per non smentirsi, lui decide sì di cambiare vita, ma lo fa passando dalla Vodka al Brandy.

La storia si conclude tragicamente con lui che muore trafitto da uno spiedo da Khorvatz durante una rissa fra ubriachi, in un tripudio di dolore e lamenti. 

CRONACHE ARMENE – V

Viaggi (dis)Organizzati – Parte Terza

L’altro mezzo di trasporto che abbiamo usato fino alla nausea è il taxi, comodissimo per visitare i vari monasteri sparsi per le montagne. Partivamo dalla città in cui soggiornavamo, trovavamo un tassinaro e lo sequestravamo per i giorni successivi, ci si dava una punta la mattina e si partiva. Il tutto a prezzi più che modici, con 10€ circa ti scarrozzava per tutto il giorno (andassero in culo i tassinari nostri, invece di intasare Roma per un nonnulla…).

I Tassinari Armeni sono una specie molto diffusa sul territorio, nel senso che qualsiasi persona abbia una macchina abbastanza vecchia (ovviamente una Lada di epoca Brezneviana) fa il tassista.
La tecnica di guida è improntata al risparmio energetico, altro che Al Gore: si accende a benzina, si cammina a gas in salita e in piano, si scende a motore spento in folle. Il problema è che come già anticipato le strade armene sono qualcosa di più che "dissestate", nel senso che dove c’è l’asfalto è a chiazze, con buchi come piscine olimpioniche (anche nel senso della profondità) e sterrati di un certo tipo….potete immaginare quanto sia intensa l’esperienza di prendere un tornante mezzo sterrato in folle, a 70kmh con il culo della macchina che balla lo shake e uno strapiombo di 50m al lato della strada. Ovviamente con l’autista che con una mano guida e con l’altra fuma con il gomito appoggiato al finestrino (però in compenso uno si era anche fermato lungo la strada a prendere il gelato per sè e per noi…).

Partendo da Stepanavan due anni fa abbiamo visitato Sanahin e Haghpat, due monasteri SPETTACOLARI, non a caso dichiarati patrimonio dell’UNESCO, regione di Lori, nella splendida valle del Debed, qualche foto per darvi l’idea:

Sanahin:

 

Haghpat (in questo posto ci abitano le rondini, è in posizione panoramica sulla valle, veramente un posto da brividi):

Nella valle del Lori c’è anche il monastero di Kobayr, purtroppo in rovina, appollaiato sull’orlo di una gola, e che ci ha regalato una sorpresa non da poco. Innanzitutto per raggiungerlo abbiamo dovuto inerpicarci su per un dirupo boscoso, sul quale sorgeva il villaggio appunto di Kobayr, praticamente quattro case spalmate sulla montagna, con annessa signora che incrociando il nostro piccolo gruppo di turisti arrancanti e con la lingua di fuori, ci sorride porgendoci un secchio di more che aveva colto nel bosco (cazzo, avrei dovuto farle una foto….e accettare le more….), poi arrivati alle rovine del monastero…..minchia….gli affreschi. Praticamente del monastero è rimasto il muro dell’abside in piedi, sul fianco della montagna, con ancora su gli affreschi che invece negli altri monasteri si sono persi (i cristiani chiamano questi fenomeni "Miracoli" io li chiamo "Bucio de Culo"):

Il nostro Cicerone per la valle del Lori è stato Arsen, un tassinaro di Stepanavan che ci ha fatto morire dal ridere. la sua Lada aveva il parabrezza incrinato, l’autoradio con UNA cassetta sola (un agghiacciante pop credo di una sgallettata russa da noi ribattezzato "il Kukkurreli" perchè una delle canzoni faceva "ekkukkurrelikukkurukkukku". Per tutta la canzone) che abbiamo sentito per 4 giorni ininterrottamente e ovviamente più di qualche annetto.
Durante i lunghi tragitti si premurava di indicarci tutti i monasteri che incorciavamo anche da lontano, calcolando che la valle del Lori è quella con la più alta densità di monasteri credo della Galassia, il tragitto aveva come sottofondo, oltre al Kukkurreli, un continuo "Vank, Vank, Vank….." (in Armeno "Monastero").

In uno degli spostamenti la scena madre: rumorino strano alla macchina, ci fermiamo, è saltato un bullone della marmitta e ora è attaccata praticamente con lo sputo (in Armenia le marmitte le attaccano così, con un bullone e uno sputo), Arsen fiducioso riparte, noi gli diciamo "Arsen, legala la marmitta" "Arsen, legala la marmitta"….tonk….marmitta mollata in mezzo alla strada , Arsen alza gli occhi al cielo e snocciola qualcosa che in romano poteva essere verosimilmente tipo "mamannaggialamadonnazozza impestatadidiocanelimortaccitua".

C’è stato anche uno scambio culturale-linguistico, empirico, ovvero ogni volta che incrociavamo una bestia ci insegnavamo a vicenda il nome nelle rispettive lingue. "Maialo!" annunciava felice Arsen ogni volta che incrociavamo un maiale per strada. Un taglio d’uomo.

Invece al Sud abbiamo trovato Vaeh (o Vahe), un pischello gentilissimo che rideva per il 90% del tempo, e che ci ha scarrozzato nei dintorni di Yeghegnadzor per poi portarci al suo villaggio, presentarci alla Madre e al Cognato, offrirci il Pranzo, mostrarci orgoglioso il suo orto e regalarci una busta di Mele spettacolari.
Per tutto il viaggio ci ha parlato male del suo "Boss" (non era un tassinaro indipendente, ma lavorava per una compagnia) che poi ci ha ovviamente presentato.

Da Yeghegnadzor (in realtà dormivamo ad Arpi) e Sisian abbiamo visitato un bel po’di roba, in particolare i monasteri di Tatev e Noravank e il Caravanserraglio di Selim. Uno più bello dell’altro.

Tatev:

Noravank:



Caravanserraglio di Selim:

Del Monastero di Noravank in particolare va ricordata la scala maledetta, progettata espressamente per facilitare la frattura del coccige e del maggior numero possibile di vertebre dei malcapitati che si trovassero a salirla, data l’ irrisorla larghezza dei gradini. Praticamente se io salivo su un gradino in posizione normale (eretta, con le braccia lungo il corpo) avevo una spalla che toccava il muro e una gamba quasi fuori dai gradini:

CRONACHE ARMENE – VI

Viaggi (dis)Organizzati – Parte Seconda

Muoversi da Yerevan significa entrare dentro la vera Armenia, fatta di montagne, vallate e paesaggi spettacolari, fatta di viaggi improbabili dentro affollatissimi Marshrutny in cui capita che finiti i posti a sedere l’autista tiri fuori un panchetto da mettere nel "corridoio" fra i sedili, o che qualcuno si presenti direttamente all’Avtokayan (la stazione dei Bus) portandosi una sedia da casa (non una pieghevole, dico proprio la sedia di legno).

Un viaggio in Marshutny è un’esperienza umana molto forte, non solo perchè di solito viaggi su un pulmino da 12 posti in 20 persone, con relativo bagaglio (ovviamente per lo più buste) , ma perchè ti trovi immerso veramente nell’ "Armenian Way of Life". La nostra presenza diventava immancabilmente oggetto di discussione fra gli altri occupanti del pulmino, che si mostravano interessatissimi a noi. Solitamente funziona così: bambini e vecchie/i (principali occupanti del veicolo) guardano sorridenti e iniziano a parlare fra di loro e a tentare di parlare con noi (in Armeno e Russo), finchè non si trova qualcuno che parli Inglese o una lingua più o meno comprensibile che si occupa di tradurre a noi le domande del resto del pulmino e di tradurre al tresto del pulmino le nostre risposte. Praticamente una Conferenza di Pace.

Organizzare un viaggio in Marshrutny è semplice: ti danno un orario di partenza, mettiamo le 10.00, tu previdente ti presenti all’Avtokayan alle 9.00 e prendi un posto sul pulmino, che starà lì fino a che non si è riempito. Non è che puoi sprecare la benzina e far partire il pulmino vuoto….. Quindi il pulmino delle 10.00 parte (forse) alle 11.30, e via dicendo.

I Marshrutka sono l’arma definitiva, lo Zenith della scienza del movimento a motore. E’ incredibile come si possano fare 300 Km di cui 250 in salita tutti in prima su un pulmino immatricolato nel ’71 con 20 persone a bordo e 45° di temperatura con il sole battente. E invece è così. Nella maggior parte dei casi, almeno.

Il viaggio da Yerevan a Sisian è stata ad esempio un’esperienza quasi mistica. Prima di tutto mentre aspettavamo che il pulmino si riempisse l’autista, nel caricare dei bagagli, si è quasi amputato un piede, quindi c’è stata la scena che tutti scendono dal pulmino ad aiutare l’autista che sanguina, rattoppa l’autista, che si fa tutto il viaggio col piede fasciato dopo che ha lasciato un litro di sangue in terra.

Poi abbiamo avuto modo di verificare la superiorità tecnologica armena grazie al sorprendente sistema di raffreddamento ad acqua del Marshrutny: una tanica d’acqua. Il metodo è questo: il motore del pulmino sta messo male e deve percorrere lunghi tratti in salita, quindi si scalda a bestia e consuma l’acqua molto rapidamente. Soluzione? La tanichetta da due litri. Praticamente l’autista ad OGNI fontanella che incontravamo si fermava, scendeva, buttava l’acqua nel motore, riempiva la tanichetta e ripartiva (in prima a 10 all’ora con il motore che faceva più o meno il rumore del minipimer se lo immergi in un secchio di calce). Tra l’altro il metodo è abbastanza comune nella zona, passando per una stazione di servizio, dove ovviamente ci siamo fermati a prendere l’acqua per la tanichetta, abbiamo incrociato un camionista (credo fosse iraniano, comunque il camion doveva essere già fuori produzione quando Breznev si pisciava ancora addosso) che univa il sistema di raffreddamento del motore all’aria condizionata per l’autista: tirava secchiate d’acqua al camion dopo essersene tirate un paio addosso. Superiorità tecnologica Armena, tutti i confort di serie! Nella stessa stazione di servizio servivano piatti di pesce proveniente dal vicino laghetto. Tenevano i pesci dentro delle vasche, dove ragazzini si facevano allegri il bagno insieme ai pesci. Non so se servissero anche piatti di bambino, forse ai tempi di Breznev.

Purtroppo il metodo con quel pulmino non ha funzionato, era troppo provato e ci ha lasciato: dopo essere stato raggiunto dalla corsa successiva, ovvero dal pulmino delle 11.30 che era partito alle 13.30 guidato da un truce guercio di un centinaio di chili, ci hanno fatto cambiare pulmino, passando su quello dopo che era anche più "contemporaneo" (quindi siamo passati da 20 in dodici posti a 40 in 15).

La disposizione all’interno del Marshrutny viene decisa tassativamente dall’autista, che è Signore e Padrone dell’universo, ad esempio è l’unico che può fumare in pulman, e Grande Privilegio è considerato potergli sedere accanto ed essere deputati a dare gas quando scende per mettere l’acqua, tenendo acceso il mezzo.

Naturalmente quando si condividono esperienze così forti è normale che si sviluppino rapporti umani altrettanto forti: in una delle numerose soste un tipo che era il sosia del cantante dei Negramaro (l’Armenia è il paese dei sosia, ci ho trovato anche il sosia del mio salumiere) ha comprato delle pesche da una signora che le vendeva lungo la strada e le ha distribuite a tutto il pulmino. BUONISSIME.

Lo stesso tipo aveva "catturato" una pischella facendo il gagarone durante una delle soste, poteva nascere l’ammore, ma l’incidente meccanico di cui sopra ha fatto sì che i due si separassero, dato che una parte è salita sul Marshrutny che proseguiva e gli altri sono rimasti sull’altro che andava penso dal meccanico. Il Marshrutny dell’ammore viene e va, direbbe Battiato…

Scherzi a parte, il viaggio è una cosa eccezionale, ore passate con la faccia incollata al finestrino, a guardare delle valli spettacolari, dei monti che sembrano finti per quanto sono belli….per dei tratti ci hanno seguito delle Aquile, e le abbiamo viste cacciare nei campi.

Per farvi un’idea guardate qui e qui

CRONACHE ARMENE – V

 Scheda Tecnica – Viabilità Armena

Il sistema stradale Armeno è risalente all’epoca Brezneviana, questo significa che mentre il termine "Brezneviano" per Yerevan va considerato relativamente al disegno delle strade (quindi ci sono le Prospettive, vialoni larghi due volte il GRA), per le strade di campagna indica il periodo in cui sono state asfaltate l’ultima volta (ci sono buche grosse come piscine olimpioniche, ma in compenso queste strade si affacciano su burroni tipo gran canyon).

Non sono riuscito a capire se esiste o meno un Codice della Strada Armeno, di certo se anche ci fosse non verrebbe rispettato, mentre appare evidente che esiste una sorta di Regolamento non scritto (e meno male, visto che se lo scrivessero non si capirebbe un cazzo dato l’alfabeto) basato su quello che può essere definito come "Diritto di Acciacco".

Un osservatore poco attento può pensare che il traffico sulle strade armene sia caotico e disordinato, ma non è così. Il Diritto di Acciacco stabilisce una rigida gerarchia che regola ogni aspetto della Guida all’Armena, come i Sorpassi a Destra, le Inversioni a "U", i Cambi di Corsia e i Passaggi col Rosso, ma soprattutto chi può montare sopra a chi:

CANI, UCCELLI E ALTRE BESTIE INUTILI – Si collocano alla base della Piramide del Diritto di Acciacco, possono essere calpestati, arrotati e vessati da qualsiasi cosa si muova sull’asfalto o nei dintorni. Da notare l’inquietante assenza quasi totale di Gatti nel Paese, lascio a voi ogni considerazione…..

DISABILI – Come tutte le categorie "borderline" sono di difficile collocazione, non si sa se possono essere calpestati anche da semplici Pedoni o se abbiano addirittura dignità di ciclisti (quindi zero), credo che possa dipendere dal tipo di disabilità…

PEDONI – Possono solo sperare di non incontrare veicoli sulla loro strada, o prendersela con le Bestie Inutili. Attraversare la strada a Yerevan è un po’come provare ad attraversare il Raccordo o la Pontina fuori dalle strisce. (Anche se ci hanno detto che in altri posti è peggio, tipo a Teheran due Italiani che abbiamo conosciuto hanno visto due investimenti in tre giorni).

CICLISTI – Chi? Dove? Aahahahahahahhhaha

MOTOCICLISTI – Vedi Sopra

AUTOBUS – La Stazza dei veicoli mette i passeggeri di questi Mezzi (per lo più Filobus con l’alimentazione aerea tipo tram) al riparo se non altro da pericoli fisici di rilievo (tranne l’ovvio rischio di fratturarsi le gambe cadendo dal bus in un tombino aperto alla fermata, ma da quello non è al riparo nessuno, state attenti), ma questo non significa che nel traffico abbiano un qualche diritto di passaggio o di precedenza, il che porta gli autisti a snocciolare ininterrottamente insulti, imprecazioni e bestemmie mentre sono incastrati in qualche ingorgo e in tutto il resto del tragitto.

AUTO PRIVATE – La categoria delle Auto private va dagli storici modelli del ’48 e del 55′ della Lada fino alla già citata Lada Niva 4×4, passando per tutti i modelli fuori produzione delle maggiori case automibilistiche europee (anche delle peggiori, tranne che la FIAT, cazzo, non stanno mica messi così male…). Si ritagliano il loro spazio a sportellate con discreti risultati.

AUTO PRIVATE DI LUSSO – I palazzinari e i nuovi ricchi di Yerevan ovviamente si sono fatti prendere dalla smania di avere una Macchina strafiga (magari vendendosi il culo o un rene) o un SUV (a gas) e scoattano e spadroneggiano, almeno quanto viene loro concesso da chi ha un Diritto di Acciacco superiore al loro.

CAMION – Hanno la stazza dell’autobus e lo scatto dell’auto privata, se non ci fossero così tante salite nel paese sarebbe un’ottima soluzione, solo che l’Armenia è tutta Montagna, e non puoi vivere la tua vita stradale perennemente in prima a 8 km/h

TAXI – Se la comannano alla Grande, vanno e vengono che è un piacere, modelli sperimentali con motori ibridi (benzina per accendere, gas per la salita, motore spento e folle in discesa) sono i secondi soggetti più importanti della Piramide del Diritto di Acciacco.

MARSHRUTKA – I Marshrutka sono i Signori incontrastati della Viabilità Armena. Questi pulmini sono IL mezzo di trasporto Armeno. In un posto dove gli Autobus si tengono insieme per miracolo, dove l’unica linea ferroviaria viaggia a passo di vecchia con buste della spesa, dove chi ha una macchina fa il tassinaro, gli altri non ce l’hanno e basta, il Marshrutny ha Diritto di Acciacco su Tutto.

Il Marshrutny è il Chuck Norris della viabilità Armena.

 

CRONACHE ARMENE – V

Garni e Geghart

Sempre nei dintorni di Yerevan sorge la ridente cittadina di Garni (un incrocio di due strade sterrate con delle case un po’sgarrupate), dove sorge il Tempio Ellenistico omonimo. Spettacolare la vista che si gode dal "pizzo" su cui il tempio è "appizzato". Come sempre se volete sapere che c’è vi leggete Wikipedia, qui un po’di foto:

La prima volta che siamo andati a Garni, due anni fa, abbiamo avuto una delle prime esperienze che ci ha fatto capire quello a cui andavamo incontro visitando l’Armenia.

Scendiamo dal pulmino (mashrukt) al centro del paese (quindi dell’incrocio) e ci guardiamo intorno in cerca di un taxi per visitare il Tempio, il vicino Monastero di Geghard e riportarci alla fermata del bus. Chiediamo a un ragazzino che subito ci fa segno di seguirlo e ci porta a una casa, dove abita un tipo (ovviamente con la faccia da tagliagole, un vecchio robusto con un occhio guercerrimo) che fa il tassinaro, suona, la moglie ci fa entrare perchè il tipo sta mangiando. Ci fanno sedere a tavola (io a capotavola vicino al capofamiglia in quanto uomo) nel cortile della casa, il tipo ci dice qualcosa tipo "finisco di mangiare e andiamo" e ci offrono il caffè, del formaggio (una specie di ricotta salata) e il "cocomero maledetto": lo chiamavamo così perchè abbiamo pensato, dopo le paranoie pre-viaggio di intossicazioni alimentari e cose del genere, bene, se superiamo il cocomero maledetto non ci ammazza più niente. Ovviamente non ti puoi rifiutare di assaggiare almeno qualcosa: sono gentili in maniera imbarazzante. Mentre sfidavamo il botulino, il tassinaro ha mandato il figlio a prendere la benzina (una bottiglia vuota da 2 litri di cocacola), che avrebbe poi usato giusto per pochi metri e per l’accensione, altrimenti la lada andava a gas o a folle in discesa….

Non lontano da Garni c’è lo splendido Monastero di Geghard la cui storia potete leggere come sempre con calma su Wikipedia (aoh, e mica so’ la lonely planet). Anche qui un po’di foto:

 

Geghard è un monastero molto frequentato dagli Armeni, che sono molto devoti (nessuno è perfetto), ogni volta che siamo andati c’era il panico. C’è uno strano mix fra superstizione, tradizione e paganesimo e si possono trovare file di persone che lanciano sassolini verso nicchie sulle pareti rocciose (si dice che se il sasso resta nella nicchia porta bene) o che portano pecore al guinzaglio (dietro al monastero c’è un cippo per i sacrifici rituali "Matagh", dietro al cippo, ovviamente un’area attrezzata con braceri e tavolini…).

Fuori dal monastero mercatino d’ordinanza, suonatori, dolci, venditori di colombi da scannare e lo splendido venditore di coroncine di fiori: un tizio con l’ovvia faccia da tagliagole che gira con la coroncina in testa, che a vederlo ti dà una sensazione simile a quella che darebbe vedere Jenna Jameson a colloquio da Ratzinger (se non altro perchè Ratzi secondo me preferirebbe Rocco, ma non si può sennò Georg è geloso).

P.S. Ho detto "a colloquio da Ratzinger" non "in ginocchio davanti a Ratzinger", maliziosi che non siete altro…

CRONACHE ARMENE – IV

Khor Virap

Quella del monastero di Khor Virap è un’immagine fra le più famose che girano dell’Armenia, e non può essere altrimenti. Dato che la posizione del monastero permette di godere di una vista spettacolare dell’Ararat, simbolo dell’Armenia (almeno per gli Armeni, poi si trova in territorio Turco, ma è er confine che se è spostato…).

Il Monastero, bellissimo, ha come principale attrattiva il pozzo in cui Re Tiridate III tenne secondo la leggenda per tredici anni Syurp Grigor Lusavorich (San Gregorio Illuminatore, che poi è San Gregorio Armeno…chill’ d’o Presepio).

Ora, per tutta la storia vi rimando a Wikipedia dove c’è tutto. Qui mi permetto solo due considerazioni: la prima è che essendo San Gregorio "Illuminatore" nel pozzo se non altro ci vedeva, la seconda è che i Santi portano merda (Tiridate venne colpito da una terribile malattia che guarì solo dopo che lo liberò…).

Detto questo, vi posto un po’di foto di Khor Virap:

 

 

Una cosa particolarmente impressionante di quel posto, è che la piana che vedete nelle foto e che dal monastero porta all’Ararat è stata per anni uno dei punti più "caldi" del pianeta. Quello era il confine fra la Nato (Turchia) e l’ex URSS, ora ci sono in sequenza le truppe Armene, le truppe Russe, quelle della Nato e quelle Turche, separate da filo spinato.

Diciamo che rende moltissimo l’idea di "confine". Abbiamo preferito evitare di salire sulla collinetta panoramica dietro al monastero e mostrare le chiappe al fronte Nato: pare che i cecchini Turchi e Statunitensi non abbiano il senso dell’umorismo…