SI DICEVA RICOMINCIAMO CON LE COSE SERIE…




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Dove eravamo rimasti?

Mi  ripiglio dopo l’indegna paralisi neuronale che mi ha provocato l’evoluzione inaspettata e comunque esaltante del caNpionato di calcio e rimetto in funzione il cervello, piano piano sto cercando di fare un po’ di riabilitazione, e di ritornare a livelli alcoolici e di stress accettabili.

Giusto per commentare al volo e rapidamente un paio di notiziole.

La prima è che a sorpresa è stata ribaltata in appello la sentenza di primo grado sui fatti di Genova, in particolare della notte cilena della Diaz. E’ una buona notizia anche se temo che tanto in cassazione li salveranno. Attendo solo che Fazio richiami in trasmissione Gratteri a dirci quanto è bello e buono il super-sbirro ora che gli hanno dato 4 anni.

C’è poi un’altra notizia che mi ha colpito, o meglio, mi ha fatto accapponare la pelle, ho avuto la sensazione che avrebbe uno calato in un pozzo con le pareti tappezzate di ragni pelosi da un chilo, che ti sfiorano mentre tu scendi piano piano e sul fondo del pozzo vedi ad aspettarti Klaus Davi. Circondato da cose schifose, e la situazione va peggiorando, non so se ho reso…

Mi riferisco alla manifestazione di Domenica scorsa a San Pietro, dove associazioni cattoliche di vario genere, da Militia Christi all’Azione Cattolica ad altri gruppi con nomi talmente pazzeschi che in confronto i “Samurai di Cristo” di Don Zauker paiono roba verosimile, hanno espresso solidarietà e vicinanza al Santo Padre® per i recenti attacchi seguiti all’esplodere dello scandalo pedofolia. Poverino, hanno ragione: in fondo hanno coperto per decenni (secoli?) i preti pedofili e solo dopo che sono stati sputtanati in mezzo mondo hanno finalmente detto due paroline in proposito, ovviamente solo per salvare la faccia, si sono beccati complimentoni da giornali e tg per le “parole coraggiose” pronunciate, mi sembra il minimo che anche i genitori di migliaia di potenziali vittime esprimano solidarietà e vicinanza a questa gente. Anzi guarda, se c’avevo un figlio glielo pistavo nel culo io per solidarietà, vai. Non vedo l’ora di sentire Povia a Sanremo cantare delle gioie del sesso preadolescenziale.

Ultima cosa, giusto per essere sicuri di aver guadagnato la mia dose di dannazione quotidiana. Pare abbiano beccato subito, dopo sole 7 vittime il presunto serial killer delle vecchiette qui a Roma. Mai che si riesca a fare niente come cristo comanda in ‘sto cazzo de paese…

Musica, maestro!


**

ALTRO CHE LA PRINCIPESSA SISSI!!!



Visto che ieri se ne parlava, mi sono andato a rileggere un po’di cose su una delle più famose serial killer donna della storia. Non Aileen Wuornos, resa famosa dal bel film Monster di qualche anno fa, anche se la sua fama è dovuta parecchio all’esposizione mediatica e poco all’opera, relativamente scarsa, di assassina seriale, ma una testa coronata, altro che quella rompicoglioni della Principessina Sissi: la Contessa Erzsebet Bathory.



Non mi dilungherò più di tanto nei dettagli biografici, dato che in rete troverete tantissime pagine a lei dedicate, da cui traggo queste info e gli stralci che citerò, ma vale la pena parlarne perché la signora, se fosse possibile confermare il numero delle vittime che le vengono attribuite, circa 650, non solo sarebbe la più prolifica serial killer donna, ma sarebbe il più grande assassino seriale della storia, se si escludono le vittime delle politiche vaticane sull’AIDS e i neuroni sterminati dall’opera di Pippo Baudo. Per motivi di tempo non posso cercare e tradurre anche i testi in inglese, mi limito a qualche fonte italiana.

La Signora è vissuta in un periodo che da noi era di grande fermento culturale essendo nata nel 1560 e morta nel 1614, e, particolare di non poco conto, era discendente diretta di quel Vlad l’Impalatore che si dice possa aver ispirato a Bram Stoker il personaggio del caro Conte Dracula (libro che ho appena finito di leggere e che consiglio vivamente a tutti, fanculo Andersen). Secondo alcuni storici addirittura potrebbe essere stata lei stessa, e non il suo più famoso antenato la vera fonte di ispirazione per il Non-Morto più famoso di sempre (dopo Fassino). E già qui…



La piccola Erzsebet, dopo il trasferimento dall’Ungheria dove era nata in Transilvania, viene allevata in un  perfetto clima da Family Day, subendo i primi traumi già all’anagrafe, dato che viene battezzata con ‘sto nome del cazzo che pare scelto tirando una manata di lettere a caso dal sacchetto dello Scarabeo, e crescendo in un ambiente se vogliamo “particolare”. Cito dalla sua biografia su occhirossi.it:

“I Báthory decidono quindi di trasferirsi in Transilvania, dove lo zio della neonata, un uomo violento e selvaggio, è il Principe. Il Principe Transilvano non è l’unico Báthory fuori dal comune: il fratello di Erzsébet è un maniaco sessuale inarrestabile, nessuna donna o bambina è al sicuro nei suoi pressi; sua zia è stata incarcerata perché strega e lesbica, un altro zio è un alchimista e un adoratore del demonio. Come se non bastasse, la balia, alla quale viene affidata la Contessina, è dedita alla magia nera, e si dice utilizzi sangue e ossa di bambini per fare degli incantesimi.”

Praticamente una festa a villa Certosa…



Quello che fa di Erzsebet Bathory un personaggio controverso non è tanto la massa abnorme delle atrocità subite, viste e commesse, quanto il fatto che le varie storie spesso non coincidono, rendendo incerto anche il conteggio delle vittime come si diceva, valido ai fini della classifica. La media inglese resta comunque ottima, mentre la classifica avulsa non era ancora stata inventata, anche perché all’epoca l’inventore sarebbe stato giustamente impalato. Ma andiamo a copiaincollare un po’di aneddoti dall’infanzia e dalla gioventù della ragazza:

da Wikipedia:

“Fin da bambina dà segni di squilibro passando in pochissimo tempo dalla tranquillità alla collera. All’età di circa sei anni fu testimone di un fatto che lasciò su di lei una traccia indelebile: un gruppo di zingari venne invitato nella sua casa per intrattenere la corte; uno di essi venne però condannato a morte per aver venduto i figli ai turchi. Le sue grida lamentose echeggiarono nel castello attirando l’attenzione di Erzsébet, che all’alba fuggì dal castello per vedere la condanna: dei soldati tagliarono il ventre di un cavallo legato a terra, il condannato venne preso e infilato nel ventre, rimase fuori solo la testa, poi un soldato ricucì il ventre del cavallo con il condannato al suo interno. Nel 1571, all’età di 11 anni, si fidanzò con Ferenc Nádasdy, sette anni più grande di lei, e andò a vivere nel castello di Nádasdy di Sárvár nell’Ungheria centrale, presso il confine austriaco.
All’età di 13 anni, incontrò un suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettate di aver fomentato una ribellione dei contadini.”

Da lanerasignora.splinder.com

“La morte in giovane età del padre (Elizabeth aveva 10 anni) e le violenze sessuale inflittegli dal nonno, le provocheranno degli squilibri, probabili cause dei suoi futuri comportamenti.”

Da Occhirossi.it

“Erzsébet non è una bambina facile, né la vita è facile per lei: la giovane soffre di convulsioni, di scatti d’ira e di attacchi di epilessia. Con l’adolescenza si dimostrerà anche promiscua, tanto che, a 14 anni, resta incinta di un contadino.”

Insomma, mentre da noi si dipingevano Santi e Madonne, in Transilvania sì che si sapevano divertire!



Ora, se voi foste un genitore amorevole, arrivati a questo punto della storia, a chi fareste sposare la vostra figlioletta già tanto provata all’età di 15 anni?

Esatto! Al Conte Ferenc Nádasdy, conosciuto come “l’Eroe Nero” di Ungheria, guerriero sanguinario e valoroso che la guerra contro i Turchi, mica i Puffi,  porta spesso ad assentarsi da casa. Casa che poi non era propriamente due camere e cucina, come potrete immaginare, dato che come regalo di nozze tra le altre cose ricevettero il castello di Cachtice e i diciassette villaggi circostanti. Per dire, a mia zia abbiamo fatto un frullatore…



Comunque, la ragazza tanto bene con la capoccia già non stava (sebbene avesse anche un’intelligenza notevole, cosa comune a molti serial killer, e anche una cultura fuori dal comune per le donne dell’epoca, dato che sapeva leggere e scrivere in Ungherese, Latino e Greco, quando arguti commentatori di questo blog non azzeccano manco singolari e plurali in Italiano), in più la fai sposare a 15 anni con “l’Eroe Nero” che fra un massacro e l’altro le fa fare 4 figli, tutto il giorno a rompersi le palle nel castello con la servitù e una schiera di gatti, animali che lei adorava, direi che è abbastanza normale che prima o poi il boccino le partisse definitivamente, no? Soprattutto per i gatti, ne so qualcosa io.

Cito ancora da Occhirossi.it:

“Durante una delle tante assenze del marito, su consiglio della sua balia, la giovane Contessa si avvicina alla magia nera. Tanto per iniziare, si procura subito una pergamena fatta di amnio (= la membrana che protegge i bambini nell’addome della madre), sulla quale c’è scritto con il sangue un incantesimo del dio Isten. L’incantesimo promette salute, lunga vita e protezione: i nemici del seguace di Isten verranno aggrediti e uccisi da un "esercito" di 99 gatti. Erzsébet non si separerà mai da questa pergamena.
Poco tempo dopo, la Contessa si trasferisce al castello di Sarvar, nel quale sfoga i propri impulsi violenti sui propri servitori. Nel 1600, non è cosa rara che gli aristocratici prendano a bastonate o addirittura uccidano i servi che hanno sbagliato. Molto probabilmente questa cosa non è stata molto d’aiuto per la sanità mentale di Erzsébet.
Da brava aristocratica, la Báthoryè narcisista e vanitosa, cambia abbigliamento anche sei volte al giorno, e passa ore ad ammirare la propria bellezza in numerosi specchi.
Utilizza ogni tipo di unguento e preparato che possa mantenere giovane e pallida la sua pelle. Esige che, chiunque la incroci, faccia un elogio alla sua bellezza.”

Tipo un remake de “La Principessa Sissi” fatto da Cronenberg.



L’ambientino era decisamente stimolante, dato che anche il marito ci metteva del suo per far sentire a suo agio la Contessina, sempre da Occhirossi.it:

“Non si sa bene se Nádasdy fosse complice della moglie o se tollerasse le sue stranezze, ma è sicuro che sia stato lui a insegnarle molti trucchi del "mestiere".
Anche Nádasdy, come ogni aristocratico, è molto violento con la servitù: il suo metodo punitivo preferito è quello di cospargere i servi di miele, e di lasciarli legati a un muro, mentre vengono mangiati dalle api. Ma non è l’unico tipo di tortura che l’uomo insegnerà alla moglie: le spiega anche come far morire congelata una persona, tenendola nuda all’aperto, d’inverno, versandogli continuamente dell’acqua fredda addosso.
Per dimostrare il suo amore, Nádasdy, manda alla moglie gli incantesimi e le magie che impara quando è in battaglia in terre lontane e la Contessa, in cambio, tiene con lui una fitta corrispondenza, nella quale gli confida tutti i rituali e le nefandezze che compie nel castello in sua assenza. Ecco uno spezzone tratto da una di queste lettere: "Thurko mi ha insegnato un nuovo incantesimo. Prendi una gallina nera e colpiscila con un bastone bianco, fino alla morte. Raccogli il sangue della gallina e cerca di imbrattare con esso un abito del tuo nemico. Gli capiterà presto una disgrazia."
Nonostante queste "particolari smancerie", la coppia non è fedele. Erzsébet ha innumerevoli amanti, anche se preferisce di gran lunga il sesso lesbico.
Ben presto la Contessa forma un vero e proprio entourage di esperti in magia, alchimia e stregoneria. Vivono nel castello e le insegnano le loro arti. Tra essi vi è un nobile dalla pelle pallida e dai capelli lunghi e scuri, che pratica il vampirismo.
Le leggende dicono che questo uomo era un vampiro vero: di notte Erzsébet usciva con lui e tornava da sola, con del sangue intorno alla bocca.”

Da Wikipedia:

“Ecco cosa scrive in una lettera al marito:
    « Ho appreso da Thorko una nuova deliziosa tecnica: prendi una gallina nera e la percuoti a morte con la verga bianca; ne conservi il sangue e ne spalmi un poco sul tuo nemico. Se non hai la possibilità di cospargerlo sul suo corpo, fai in modo di procurarti uno dei suoi capi di vestiario e impregnalo con il sangue. »
   
Erzsébet riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera una ragazza di 12 anni, Pola, riuscì a fuggire dal castello con indosso solo una lunga camicia bianca. Venne presa poco dopo e condotta dalla contessa che la costrinse ad entrare in una gabbia cilindrica troppo stretta per sedersi e troppo bassa per stare in piedi. Poi la gabbia venne tirata su tramite delle carrucole e spinta contro dei paletti appuntiti. Il nano al servizio di Erzsébet, Fizcko, manovrò le corde in modo che la gabbia oscillasse e il corpo venne fatto a pezzi”

Carini, vero? Peynet credo sia stato a lungo indeciso se disegnare loro o i suoi due innamoratini che lo hanno reso famoso.



Mi piace pensare che Olindo Romano e Rosa Bazzi abbiano una loro immagine sul letto della cella, fra Padre Pio e la Madonnina di coccio.

C’è un episodio che viene citato come l’inizio vero del mito della “Contessa Dracula”, come verrà chiamata la Bathory, un litigio con una delle cameriere, copio incollo da Thrillermagazine.it, che costituirà l’embrione (e immagino che a questo punto del racconto la parola “embrione” vi dia un brivido particolare) dell’idea che troverà compimento in seguito.

“Ma quel litigio sfocerà in un episodio fondamentale per la futura vita del castello. Un colpo sferrato con più violenza dalla contessa, provoca una ferita alla cameriera, fa schizzare il sangue plebeo sulla pelle delicata di Erzsébet. Lei corre a lavarsi, ma qualcosa succede: la sua pelle risulta più lucida, più luminosa, e la sua mente si perde del tutto.”

E’ a questo punto che la storia d’amore più bella dai tempi di Romeo e Giulietta trova purtroppo la sua fine, dato che Nádasdy muore nel 1604 dopo una lunga agonia a causa di una cancrena alla gamba. Mi permetto di dire che era ovvio che non potesse morire d’infarto, la cancrena è decisamente più appropriata.
La Contessa 44enne, rimasta vedova, inizia a dare sfogo ai suoi istinti peggiori, diventando famosa per storie ed aneddoti più raccapriccianti di un video con un amplesso fra Bondi e Angela Merkel.



Incollerò qui di seguito brani tratti da Occhirossi.it, Thrillermagazine.it, Ordinedeldrago.it e lanerasignora.splinder.com, se siete impressionabili, ammesso che siate arrivati fino a qui, vi conviene saltare a piè pari le citazioni. Una parte delle torture sono state raccontate dai servitori e dai complici/amanti della Contessa che hanno raccontato le selvagge e sanguinose orge di sesso e violenza durante il processo che seguì un’inchiesta ordinata dall’allora Re d’Ungheria Matias II, allarmato dai racconti e dalle denunce arrivategli dopo che la Contessa e il suo entourage, ormai più fuori controllo di Max Mosley davanti a una nazista che lo frusta, avevano iniziato ad adescare per le loro attività ricreative anche giovani rampolle di famiglie nobili.

Come sempre finchè sparivano i morti di fame non fregava nulla a nessuno.

Alla ricostruzione dei fatti del castello della Bathory contribuirono anche i racconti dei superstiti, profondamente segnati dall’esperienza e dalla consapevolezza che se gli fosse successo qualche secolo dopo almeno avrebbero potuto sfangarla con le interviste in TV, mentre nel ‘600 se la so’ solo presa nel culo.

Da Occhirossi.it

 “La donna si trasferisce nei possedimenti di Vienna ma, colta dalla noia, decide di tornare alle sue torture in Ungheria.
In questo periodo, donne giovani e bambini cominciano a scomparire dai villaggi. I parenti non sanno cosa fare, né a chi rivolgersi: tutti hanno notato lo stemma di Nádasdy sulla carrozza che si è portata via i loro cari, ma puntare il dito contro un nobile potrebbe causargli molti guai.
Anno dopo anno, continuano i rapimenti e i villici sono costretti a stare a guardare: è ancora vivo il ricordo di una rivolta del 1524, sedata con il sangue dai nobili. Ahimè il loro destino è subire in silenzio il voleri dei nobili, anche di quelli pazzi.
Erzsébet adesca le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, poi le sbatte nelle celle dei sotterranei. Le sventurate vengono picchiate ripetutamente, fino a che i loro corpi non si gonfiano. Spesso la Contessa non si limita ad assistere, ma è lei stessa a infierire sulle giovani vittime. Ogni volta che i vestiti si sporcano troppo di sangue, le fa cambiare, poi ricomincia con le botte. I corpi gonfi vengono poi tagliati con dei rasoi e lasciati sanguinare a morte. Alle più sfortunate vengono cicatrizzate le ferite con il fuoco, allungando così le loro sofferenze per molti altri giorni.
Ad alcune vittime viene cucita la bocca, altre vengono costrette a mangiare la propria carne, ad altre ancora viene dato fuoco ai genitali.
Quando la Contessa deve viaggiare, esige che una delle sue prigioniere segga al suo fianco sulla carrozza, sopra un sedile di aghi, mentre, quando è costretta a letto da una malattia, le vittime sono costrette a prendersi cura di lei. In cambio ricevono morsi, sputi e pugni.”

“L’atrio è pieno di gatti, alcuni saltano addosso agli intrusi, altri soffiano e graffiano, ma niente di più. Evidentemente il dio Isten non è un grande protettore.
Qualche metro più avanti, sul gelido pavimento di pietra di una grande sala, gli emissari del Re trovano finalmente quello per cui sono venuti: una ragazza molto giovane, pallida, non del tutto vestita, è sdraiata per terra, immobile. Alcuni soldati si avvicinano, e sono costretti a constatare che le dicerie erano veritiere: la ragazza è morta ed è completamente dissanguata.
Sempre nella stessa sala, dall’altra parte, trovano un’altra ragazza. Questa è ancora viva, si lamenta, ma qualcuno le ha provocato diversi fori su tutto il corpo, tanto che ormai non c’è più niente da fare per poterla salvare.
La truppa allora procede nel proprio cammino attraverso il castello, seguendo l’odore della decomposizione che aleggia nell’aria.
Contro un pilastro, la squadra trova un’altra donna, incatenata. Qualcuno l’ha frustata a sangue, l’ha bastonata, le ha tagliato i seni e le ha provocato delle gravi ustioni su tutto il corpo.”

“In diverse stanze vengono ritrovate ossa e resti umani, nella camera della Contessa ci sono i vestiti e gli effetti personali di alcune ragazze scomparse. Nei sotterranei ci sono cadaveri ovunque, privati degli occhi e delle braccia, nel camino c’è un corpo annerito e non completamente bruciato. Nei dintorni del castello vengono disseppelliti molti corpi. In giardino, nel recinto dei cani, vengono trovati altri resti umani, con i quali gli animali si nutrivano.”

“Ficzko, un nano che lavora per la Báthory da 16 anni, dichiara di essere stato assunto con la forza. L’uomo non ricorda il numero preciso delle donne che ha contribuito ad uccidere, ma ricorda il numero delle ragazzine: 37. Cinque seppellite in una fossa, due in giardino, due in una chiesa, le altre chissà dove. Erano state adescate in paese con la scusa di un lavoro al castello e, se per caso rifiutavano, venivano prese con la forza. La Contessa le faceva legare e le pugnalava con aghi e forbici. Il nano racconta le più agghiaccianti torture, come le donne uccise a frustate, a volte ne servivano fino a 200, se non di più, o le donne uccise tagliando loro le dita e le vene con delle cesoie.
Ilona Joo, la balia di Erzsébet Báthory, ammette di aver ucciso circa 50 ragazze, infilando degli attizzatoi incandescenti nella loro bocca e nel loro naso. La "padrona" invece preferiva infilare le dita nella bocca delle ragazze e tirare, fino allo strappo della pelle, oppure dare fuoco alle loro gambe dopo averle cosparse di olio, oppure ancora tagliare con delle cesoie la pelle fra le dita. Se una ragazza moriva prima di quando la Contessa desiderasse, i servitori maschi erano costretti a mangiarla.
Darko, un altro servitore di fiducia, confessa che la Báthory usava anche applicare alle vittime delle scarpe di ferro bollente. Alcune delle ragazze rapite venivano messe all’ingrasso, perché la Contessa era convinta che in questo modo il loro sangue sarebbe aumentato. C’erano anche le favorite di Erzsébet, costrette ai trattamenti peggiori: tagliarsi da sole le braccia, essere rinchiuse in una cassa piena di spunzoni..e via dicendo.
Le testimonianze continuano, una dopo l’altra, sempre più sconvolgenti e mostruose, soprattutto quelle raccontate dai superstiti, molti dei quali segnati a vita.”

Da Thrillermagazine.it

“Ovunque sono incatenate delle fanciulle, molte delle quali sono già morte, altre agonizzanti, con dei fori sul collo, sul torace e sullo stomaco, da dove viene drenato il sangue. Altre sono tenute in vita, nutrite con la loro stessa carne grigliata, per renderle pronte al loro macabro compito. Il drappello continua ad attraversare le stanze del maniero, nelle quali trovano i più svariati strumenti di tortura: catene, forbici, manette, perfino una vergine di ferro, terribile strumento di tortura a forma di sarcofago, dotato di punte metalliche, nel quale le vittime venivano richiuse e lasciate morire dissanguate. L’odore è insopportabile. La vista tremenda è ampliata dalle scorrerie dei gatti nel sangue. Quando trovano Erzsébet, impegnata con i suoi servitori in una sanguinaria orgia, questa si difende affermando: <<Abbiamo il diritto di fare quello che vogliamo ai nostri subalterni. Noi siamo di sangue reale!>>”

Da Ordinedeldrago.it (atti del processo seguito alla cattura della Contessa):

Andai per sei volte con la signora Dorko in cerca di ragazze. Alle ragazze veniva promesso che sarebbero diventate mercantesse o serve da qualche parte. L’ultima ragazza morta veniva da un villaggio croato nei pressi di Rednek. Venne portata da Dorko in presenza della padrona che la fece uccidere. (…) Torturavano nel modo seguente: legavano braccia e gambe delle ragazze con spesse corde viennesi. La donna che si chiamava Anna Darvulia, che viveva al castello di Sarvar, legava loro le mani dietro la schiena… Ah quelle mani del colore della morte! E venivano picchiate finché non si laceravano loro le carni. Le palme delle mani e le palme dei piedi le battevano tanto (con cinquecento colpi almeno). La signora Darvulia poi tagliò loro le mani e la lingua con grosse forbici. (…) Le vecchie megere seppellivano i cadaveri qui a Cachtice. Io stesso le aiutai. (…) Quando le serve uccidevano una delle ragazze, la padrona portava loro dei regali. (…) A Beckov faceva torturare le donne nell’edificio della fornace. A Sarvar torturavano nella parte più interna del castello, dove a nessuno era permesso sostare. A Keresztur torturavano nelle stanze private della padrona. A Cachtice nella fornace. Quando era in viaggio la padrona torturava le ragazze nella sua carrozza: le picchiava e le pungeva sulle cosce con degli aghi.
Confessione del servo Janos Friczko resa al Tribunale in data 2 gennaio 1611

In casa della contessa si versò molto sangue, tanto che spesso ella fu costretta a cambiarsi di abito, tanto che le sue vesti ne erano zuppe. (…) Quando in presenza della padrona la signora Dorko picchiava le ragazze, il sangue ne usciva così generoso che sul pavimento dovevamo spargere cenere o crusca affinché venisse assorbito.
Confessione della serva Ilona Jo resa al Tribunale in data 2 gennaio 1611


Ho aiutato la Signora a picchiare le ragazze. Se non l’avessi fatto, lo avrebbe fatto lei e avrebbe trafitto loro le labbra con spilloni, ustionato le piante dei piedi con cucchiai roventi e tormentato le carni con le pinze. Una volta, la Signora, troppo malata per farlo di persona, mi ordinò di portarle le ragazze vicino al letto e poi si mise a strappare loro con i denti grandi brani di carne dalla faccia e dalle spalle.
Confessione della serva Dorottya Szentes, detta "Dorko", resa al Tribunale in data 2 gennaio 1611


Eccellentissimo Conte Thurzo. Avremmo sperato di non dovervi scrivere una lettera simile, ma poiché l’argomento mette in serio dubbio il Vostro onore e la Vostra reputazione, non abbiamo altra scelta se non darvene notizia. Negli ultimi giorni Voi siete stato a Cachtice e la Vostra amatissima sposa è salita al castello. Lì ha fatto forzare la stanza dei tesori e ha prelevato una grande quantità di oggetti e danaro. Abbiamo stilato un elenco di tutti i beni che sono stati portati via da lei. (…) Siamo stati informati di ciò dal conte Gyorgy Homonnay e dal giovane Pal Nadasdy, da considerarsi ormai orfano, entrambi i quali hanno lamentato il fatto che vostra moglie abbia potuto agire in tal maniera. Oltretutto, si stanno diffondendo voci che ci dicono che Vostra moglie non avrebbe mai agito così senza il Vostro consenso. Poiché la Nostra carica ci impone di difendere i deboli e gli orfani sull’intero territorio del Regno di Sua Maestà, e poiché Noi – come Voi – siamo incaricati far rispettare le leggi, vi intimiamo solennemente, non come fratello ma con l’autorità che discende dalla mia carica, di restituire integralmente quanto prelevato da vostra moglie. (…) Se non seguirete il Nostro consiglio, pronunceremo la Nostra sentenza contro di Voi. Poiché abbiamo da rendere conto dei nostri doveri innanzi a Dio Onnipotente, non possiamo ignorare l’appello del giovane conte Nadasdy. Sono tenuto a notificarvi la questione.
Lettera di Zsigmond Forgach, Giudice Supremo del Regno d’Ungheria, al Conte Gyorgy Thurzo, Conte Palatino d’Ungheria e accusatore di Erzsebet Bathory. Datata 16 febbraio 1612”

Il processo si concluse nel 1611 con questa sentenza (sempre da Ordinedeldrago.it):

“La contessa ha commesso un crimine terribile contro il sangue femminile, e in ciò Dorottya, Ilona e Janos Ficzko erano complici fidati e consapevoli, e in seguito agli interrogatori le accuse hanno dimostrato di essere fondate. Per saperne di più sulla faccenda, Dorottya, Ilona e Ficzko sono state sottoposte a torture in occasione dell’interrogatorio. Le persone accusate hanno allora confermato le loro dichiarazioni e hanno aggiunto dettagli anche peggiori sui crimini terribili commessi da Sua Signoria, la vedova Nadasdy. Tutti gli accusati davanti alla corte, nelle confessioni rilasciate a loro sponte o anche sotto la tortura, danno prove inconfutabili della colpevolezza dell’accusata, che supera ogni immaginazione per i molti omicidi e assassini e per le particolari torture, per le crudeltà di tutti i tipi e per la malvagità. E poiché a questi crimini gravissimi dovrebbero essere commutate le pene più severe, Noi abbiamo deciso – e con la presente sentenza decretiamo – che, considerando in primo luogo Ilona e in secondo luogo Dorottya come le persone maggiormente implicate nei crimini di sangue e come assassine, la sentenza sia che tutte le dita delle loro mani (che esse immersero nel sangue cristiano di innocenti) vengano strappate dai carnefici con le pinze di ferro, e che siano poi arse vive sul rogo. Janos Ficzko, viene invece condannato alla decapitazione, poiché la sua giovane età e il minore coinvolgimento nei fatti ascoltati mitigano la sua colpa. (…) Detta sentenza è stata pronunciata pubblicamente davanti agli accusati e le condanne sono state eseguite immediatamente. Affinché serva come monito per i tempi futuri, il presente documento è firmato di Nostra mano e suggellato con il Nostro sigillo. Ordiniamo quindi che venga consegnato a Sua Eccellenza il Conte Palatino Gyorgy Thurzo. A.D. 7 gennaio 1611.”

Erzsebet Bathory, in quanto nobile e “ammanicata” venne solo confinata nel suo castello, murata viva con le finestre sigillate e nutrita attraverso delle fessure nel muro dice qualcuno, dove morì dopo tre anni, nel 1614.

C’è chi dice che siano tutte storie inventate per un complotto contro di lei, o esagerate, ma è così che Erszebet è entrata nel mito, la più grande serial killer di tutti i tempi, poi dice che le donne in certe cose non riescono bene come gli uomini…

Perché starsi ad ammorbare con edificanti esempi di amore per il prossimo, quando ci si può interessare a chi ha fatto della sua vita un vero e proprio inno al roccherrollo come la Contessa Bathory? Vuoi mettere quanto ti diverti di più a una sua orgia che a una cena con Obama?

P.S: chiedo scusa alle persone impressionabili per la foto di Bondi.

HEAVEN IS A PLACE ON EARTH

“Il paradiso è un posto sulla terra”, recitava il titolo di una canzonetta di anni fa di Belinda Carlisle (il mondo doveva finire negli anni ’80, altro che diluvio universale), nota più per la faccia come il culo, dato che raccontava in giro di essere vergine alla sua tenera età, che per le doti canore che la ponevano al fianco di mostri sacri come Mandy Smith e Rick Astley.

E come darle torto?

Basta leggere il giornale, non le prime pagine, che non ci frega un cazzo del fatto che le first ladiess del G8 hanno passato la notte a cacare a spruzzo dopo che il cuoco tedesco (il padre di tutti gli ossimori) Beck ha ben pensato di farle pranzare con la coda alla vaccinara in occasione del pranzo offerto loro in Campidoglio dal podestà…ehm, Sindaco Alemanno e dalla sua adorabile mogliettina (a proposito, ma glielo avranno detto chi è il babbo della sindachessa alle first ladiess?). La coda alla vaccinara a pranzo, a Luglio, con 35 gradi… Se venivano a febbraio che je facevi, lo strutto fritto condito con crema di burro?

Le vere perle, le notizie che ci fanno amare il nostro mondo e ci fanno sorridere nella consapevolezza che il genere umano è comunque prima o poi destinato ad estinguersi sono quelle minori, nascoste nelle pieghe della cronaca, dello spettacolo, persino nelle pagine culturali o scientifiche.
Storie che travalicano il ridicolo, o il tragico, o i terrificante, spalancando davanti ai nostri occhi l’abisso di assurdità che, contrariamente a quanto ci dicono continuamente, caratterizza la nostra specie molto, ma molto di più dell’intelligenza che invece è merce assai rara fra gli esseri umani.



La prima notizia che vi voglio segnalare, a proposito di facce come il culo o meglio, di gente che vorrebbe che la sua faccia fosse famosa quanto il suo culo, è l’appello lanciato dalla pornostar Savanna Samson e ripreso ieri da Repubblica (che grande giornale, non potrei vivere senza).
Riporto testualmente quanto scritto dal giornale:

"Sempre meno dialoghi e sempre più azione"… che per il genere porno significa sempre più sesso. Lo ha dichiarato la pornostar Savanna Samson al New York Times lamentandosi per l’impoverimento della sua professione. […]"una volta non vedevo l’ora di leggere una sceneggiatura, oggi è praticamente inutile: c’è solo sesso"

L’attrice, un passato di ballerina classica e varie partecipazioni nei principali talkshow americani, ha detto: "Io amo costruire i miei personaggi anche dal punto di vista psicologico. Per il mio film ‘Flasher’ per esempio dove interpretavo una psicotica mi ero affidata alla sua storia personale di ragazza maltrattata dalla madre”

Se fosse una comica darebbe le piste persino al primo Benigni.

Purtroppo non è stata riportata la replica di un noto regista di genere che ha commentato: “io ce li metterei pure i dialoghi, ma tanto con trenta centimetri de salsiccia in bocca non se capisce un cazzo lo stesso….”

*****




La seconda notizia che ha colpito la mia attenzione l’ho trovata fra le pagine scientifiche del Corriere. Dico così solo per tirarmela e per farvi pensare “oooohhh, pensa, legge le pagine scientifiche…”, in realtà c’era un richiamo in prima sotto all’articolo sul nuovo film di Megan Fox. E se vogliamo fra Megan Fox e questa notizia un qualche legame c’è…..vabè, andiamo avanti.

Parlo dell’annuncio dato da alcuni studiosi inglesi della creazione di sperma artificiale utilizzando delle cellule staminali. Sì, avete letto bene.

Uno pensa che ‘sti scienziati stiano tutto il giorno a farsi le seghe, e invece no, manco quello. Loro pensano a come darci il peggio della vita senza le parti divertenti: prima la fecondazione artificiale , ovvero un figlio senza manco la scopata (che è una bella inculata se ci ragionate, pure la Madonna infatti è ancora Addolorata…) e ora lo sperma senza manco ‘na pippa. Qualcuno gli spieghi che la parte divertente del Bukkake è proprio la produzione di sperma. Pure se lo facessero alla fragola sarebbe meno divertente del metodo tradizionale, non c’è un cazzo da fare…

Che poi basterebbe coinvolgere la popolazione maschile mondiale. Voglio dire, con milioni di persone impegnate quotidianamente quasi solo in quell’attività per lunghi anni non è certo lo sperma che verrà a mancare. O no?

Fate il petrolio artificiale, fate i panda artificiali, fate qualcosa di utile, create neuroni da impiantare a forza nelle teste degli imbecilli che infestano il pianeta. O almeno battetevi perché sia legalizzato il piantarci dei chiodi, di quelli lunghi da crocifissione.

*****




L’ultima notiza è che mi sposo.

O meglio, ho trovato chi vorrei sposare, la mia compagna mi perdonerà, ma come resistere al fascino di questa simpatica ragazzina brasiliana di 17 anni che ha confessato, dopo essere stata fermata per rissa dalla polizia, di aver ucciso a coltellate una trentina di uomini?

Non è adorabile?

Qua parliamo di roba seria, se fosse tutto vero, sarebbe una serial killer con i controcazzi, che in confronto Aileen Wuornos sembrerebbe una dilettante. Devo andare a controllare nel “Dizionario dei Serial Killer”, ma mi sento di poter dire che sarebbe la più prolifica serial killer donna della storia, mi vengono in mente giusto le infermiere chiamate “angeli della morte”, che ogni tanto saltano fuori in qualche ospedale, famose per aver praticato eutanasie non richieste o per aver semplicemente ucciso, ma in maniera non cruenta, un certo numero di pazienti, ma vuoi mettere con una ragazzina che ammazza le sue vittime a coltellate?

Quello sì che è Rock’n’Roll!

ROTTAMI


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Oggi parliamo di perversioni sessuali.

Sì, però calmi, riallacciatevi i pantaloni, brutti maiali influenzati che non siete altro, non sarà un post erotico, almeno non per la maggioranza di voi. Spero…

Prendendo sempre spunto dal “Dizionario dei Serial Killer”, che ci ha regalato la fondamentale storia di William Diller Hollenbaugh, il serial killer con una mira di merda, vi voglio parlare di un altro personaggio singolare: Sylvestre Matuschka.

Sylvestre nacque in Ungheria nel 1892 ed è famoso, soprattutto nel suo paese, per aver provocato svariati disastri ferroviari, uccidendo più di trenta persone e ferendone più di un centinaio. C’è da dire che rispetto al modellismo e ai plastici con i trenini della Lima questo è decisamente un salto di qualità notevole.

Il crimine più noto di Matuschka è senza dubbio il deragliamento del Vienna Express presso il ponte di Biatorbagy, vicino Budapest. Il Nostro piazzò delle cariche esplosive sul ponte, facendolo saltare in aria al passaggio del treno, il 13 Settembre del 1931 alle 12.20. La locomotiva e 9 vagoni su 11 precipitarono facendo un volo di una trentina di metri, uccidendo 22 persone e ferendone 120, di cui 17 in modo grave. Deve essere stato un gran bel botto.

In un primo momento Sylvestre, fermato dalla polizia nei pressi del macello che aveva combinato, non fu arrestato perché si spacciò per un sopravvissuto alla sciagura, ma non durò molto e venne arrestato poco dopo. E qui inizia la parte interessante della storia.

Perché qualcuno dovrebbe far saltare in aria treni passeggeri, restando poi lì a godersi lo spettacolo, rischiando l’arresto? Ovvio, perché è scemo. Ma Sylvestre era scemo in maniera particolare. Inizialmente durante gli interrogatori dichiarò agli investigatori che era stato Dio a ordinargli di farlo. Decisamente poco originale, anche se verosimile: voglio dire se il Vecchio pretende che qualcuno non mangi carne in determinati giorni non vedo che c’è da stupirsi se ogni tanto gli gira il boccino e ordina una strage, un bell’omicidio di massa….oh, l’eternità è lunga, uno si annoia, vorrei vedervici a voi….

Ma non era questo il vero motivo dell’esplosiva attrazione di Sylvestre verso i treni, come egli stesso avrà a confessare nel corso della sua detenzione. Il fatto è che vedere treni esplodere lo arrapava.

Sì, avete capito bene: Matuschka aveva una particolare forma di perversione, e anche seri problemi in ambito sessuale, che facevano sì che egli provasse piacere sessuale fino a raggiungere l’orgasmo solo quando vedeva un incidente ferroviario. C’è chi ha la passione per i piedi, chi per il latex, chi ama coprofagia o bondage, a lui piacevano i treni deragliati e i loro rottami.

Feticista dei rottami. A buttare un occhio all’Italia del 21mo secolo si sarebbe divertito parecchio…

Non so se è una cosa di cui dovrei stupirmi, in fondo quando ho fatto i post sulle chiavi di ricerca è saltata fuori della roba improponibile, per non parlare di cosa è uscito nella finestra di ricerca di eMule quando ho provato a cercare “Animal House” (non ricordo esattamente il titolo, ma era uscito fuori anche qualcosa tipo “Sex Bestiality Granny Sex”, non ho verificato, ma sembrerebbe un porno di vecchie con animali…), però devo dire che come perversione questa è curiosa, anche se non del tutto nuova alle mie orecchie. Grosso modo Crash, film di Cronenberg tratto da un libro di Ballard non si discosta molto.

Un altro aspetto curioso della storia è quello relativo all’esercito e alle guerre. Infati, come tutti i suoi connazionali, Sylvestre combattè come soldato nell’esercito austro-ungarico, ed è solo dopo che iniziò a giocare con i trenini. Evidentemente, oltre che per gli esplosivi, era portato anche per la divisa, infatti durante la II guerra mondiale, fu liberato dal carcere dai soldati dell’Armata Rossa che, magari intuendo il suo talento, pensarono bene di arruolarlo e farlo combattere in un’unità di sabotatori.

Il suo compito era quello di minare le linee ferroviarie dei nazisti e di far esplodere i loro treni. Un po’come un maniaco sessuale che trova lavoro come attore porno. Questo sì che significa realizzarsi, cazzo.

Dopo la guerra non si ebbero più notizie di Sylvestre, non si sa se sia morto o meno o che fine abbia fatto. Alla sua storia si sono ispirati i tedeschi Lard, che gli hanno dedicato nel 1990 una canzone che fa talmente cacare che non ho il coraggio di metterla qui, se volete cercatevela, ma per il vostro bene vi consiglio di evitare. Inoltre nel 1982 venne realizzato un film per la TV sul suo attentato più noto, una produzione Tedesco-Ungherese.

E a noi solo il commissario Rex….fanculo.

Ora che ci penso, si potrebbero mischiare questi feticismi e fare un film in cui dei  cani scopano con delle vecchie fra i rottami fumanti di un treno. Voglio dire, più schifo di Porta a Porta non può fare…


BEVIAMOCI SOPRA


Nella vita la cosa importante è saper cogliere le occasioni. E’ un po’ che volevo scrivere un post su un certo argomento, parlarvi di un vero eroe dei nostri tempi, ma il terremoto prima e il lavoro poi me lo avevano impedito. Cosa c’è quindi di meglio di un coccolone per l’ipertensione che ti blocca a casa per un po’ per trovare un po’di tempo? Tranquilli eh, niente di grave, ho solo la pressione troppo alta, cosa che sapevo. Niente che non si possa risolvere con una bella mangiata e una buona bevuta.

Ma veniamo a noi. Se c’è una cosa che negli ultimi anni è stata assunta a simbolo di tutto ciò che è buono nella nostra società quello è il successo. Non solo per talento, ma il successo raggiunto grazie al talento unito all’applicazione. “Il ragazzo ha i mezzi ma non si applica” dicevano sempre a mia mamma i professori di scuola. Infatti non ho avuto successo. Ma l’applicazione non basta. Puoi essere sgobbone quanto ti pare, ma se il talento non c’è molto facilmente quello che combinerai sarà un casino. Forse un incapace iperattivo è la cosa peggiore che il genere umano possa produrre. Basta pensare a Costanzo, che ha trasformato in “Amici” non solo tutta Canale 5, ma anche la programmazione teatrale di mezza Roma.

Se c’è una cosa che non è mai mancata a William Diller Hollenbaugh è l’applicazione. Ma le sue aspirazioni furono frustrate da una grave mancanza di talento. Problemi di mira, per la precisione.

Secondo quanto riportato da Michael Newton nel suo Dizionario dei Serial Killer, lettura ricreativa e istruttiva anche se incompleta (mancano alcuni pezzi da novanta come Issei Sagawa, per dirne uno), il buon William tentò con molta applicazione di diventare un serial killer, ma la sua avventura, fra il 1964 e il 1966, fallì abbastanza miseramente, o meglio, si risolse non senza aspetti se vogliamo tragicomici.

Il Nostro, armato di fucile, buona volontà, ma anche per l’appunto di una mira di merda, decise che era giunto per lui il momento di fare fuori un po’di gente, presa per lo più a caso. Riuscì a guadagnarsi l’appellativo di “Mountain Man”, l’uomo della montagna (era anche noto come “Bicycle Bill” dato che girava in bicicletta…), dato che il suo territorio di caccia erano le montagne della Pennsylvania, terrorizzando dapprima gli abitanti con agguati da cecchino, sparava sulle auto in movimento, poi con un paio di assalti a case isolate. Il numero delle vittime nell’apice della sua attività raggiunse lo sconvolgente numero di zero. Come avevo già detto infatti il povero William evidentemente non era molto portato per il tiro a segno. I tre attacchi più noti di cui è stato protagonista furono rispettivamente a una mamma con bambino in macchina (sparò contro l’auto senza riuscire a colpire né l’una né l’altro ma distruggendo in compenso un biberon), a una coppia di coniugi presi di mira attraverso una finestra della loro casa (venne ferito ad una gamba il marito) e a una donna sola che si vide entrare in casa un individuo mascherato, che dopo averle sparato colpendola solo ad una mano, la trascinò nel bosco dove tentò di violentarla per poi fuggire in lacrime dato che la sua impotenza gli impedì di portare a termine anche lo stupro.

A quel punto la frustrazione di William doveva essere molto forte, pensateci: un’ossessione patologica vi spinge all’omicidio ma la vostra mira di merda non vi concede soddisfazione…

E qui arriva il momento che diede a William Diller Hollenbaugh quel po’di notorietà che ha permesso al suo nome di meritarsi una menzione di qualche riga nel suddetto dizionario.

L’11 Maggio 1966 una ragazzina di 17 anni, Peggy Ann Bradnick, venne rapita da uno sconosciuto mentre tornava da scuola: un uomo mascherato armato di fucile uscì dal bosco e portò via la ragazza davanti ai compagni terrorizzati. Conoscendo già l’identità del rapitore immagino che non nutriate particolari preoccupazioni riguardo alla sorte di Peggy Ann, ma andiamo avanti.

La caccia all’uomo scattò subito, massiccia, estenuante, ci hanno fatto anche un film, ma è la conclusione della stessa la parte interessante, in cui il fallimento di William assume colori grotteschi. Intrappolato in una baracca nel bosco insieme all’ostaggio, cercò di garantirsi la salvezza ingaggiando un feroce conflitto a fuoco con gli agenti del FBI.

Ora, voi ricorderete che il tiro non era propriamente il forte di William, quindi potrete facilmente intuire che il suo tentativo era destinato a fallire, infatti così fu. Capirai, non ce cojeva manco quando sparava a tradimento ad attempati rednecks, figuriamoci se poteva combinare qualcosa contro agenti determinati a farlo fuori.

William Diller Hollenbaugh rimase ucciso nel conflitto a fuoco, il 17 Maggio, dopo una settimana di faticosa ed inutile fuga con ostaggio. Probabilmente morì convinto di essere il Maradona del fallimento, il Michelangelo delle mezze seghe, ma è proprio qui la sua grandezza, perchè alla fine riuscì a fare almeno una vittima, dopo quasi due anni di tentativi fallimentari.

Una volta colpito a morte infatti, dalla sua pistola partì un colpo, verosimilmente una contrazione o uno spasmo di dolore mentre cadeva a terra. Beh, il colpo andò a segno. O meglio, visto che William non aveva tentato di sparare a nessuno in quel momento, il colpo andò a UN segno, uno qualsiasi, un colpo casuale, involontario.

L’unica vittima dell’aspirante serial killer William Diller Hollenbaugh fu l’agente Terry Anderson, colpito mortalmente da un proiettile, e fu un incidente.

Non è meraviglioso? Non c’è dello sgurz a manate in tutto questo? I vincenti sono noiosi, sono i casinisti a donarci delle gioie…

Sono 3 giorni che non tocco alcoolici, non rompetemi i coglioni, su… comunque tranquilli, non ho un cazzo. E ora un po’di musica, una canzone adatta, quasi quanto "mi manchi" di Leali.

 

 

 



LA SITUAZIONE


Partiamo dai cazzi miei, se permettete, vorrei anche vedere…

La Tecnologia mi odia, ovviamente ricambiata, la mia lotta con il pc continua con un po’di problemi, credo di aver combinato qualche casino con le icone sul desktop e ancora non riesco ad attivare la rete wireless. In compenso ho incontrato un problema che mi dicono essere classico: credevo di aver scaricato un film e invece era un porno….maledetti segaioli del cazzo….almeno volete specificarlo? Il giorno che vorrò vedere un porno, cercherò "porno" che dite!?!?! Bah……

Ma passiamo a cose più serie. Leggo su Repubblica.it una notizia che ovviamente non mi fa piacere: secondo l’ONU entro il 2050 saremo 9 miliardi sulla Terra, ovvero non si arresta l’incremento demografico, il che è un male in assoluto, dato che più alto è il numero di esseri umani esistenti, maggiore è il numero di stronzi in circolazione, soprattutto se si considera che nella maggior parte dei casi il rapporto esseri umani: stronzi è di 1:1.
È un male poi perchè l’incremento riguarda soprattutto i cosiddetti "Paesi in via di Sviluppo", per capirci quelli che il nostro Premier potrebbe definire con la simpatia che lo contraddistingue "posti da negri", il che comporta problemi di vario genere. Ovviamente dal nostro lato i problemi che vengono presi in considerazione sono quelli legati ai flussi migratori e allo spauracchio immigrazione/sicurezza, il che significa che ci sarà un peggioramento delle politiche europee in tema di immigrazione e che in Italia, dove già stiamo messi male, le cose andranno sempre peggio in termini di campagne mediatiche contro gli immigrati, di leggi razziste, di imbarbarimento della popolazione, di raid, pogrom (ma il plurale di pogrom sarà pogromS?) ecc. ecc. ecc.
Insomma, sembra che andremo, noi "europei", verso una situazione sempre più simile a quella che sta alla base dell’idea del film del Grande George Romero "Land of the Dead", in cui l’ultima città di vivi, nell’illusione di poter chiudere il resto del mondo fuori, finisce col trovarsi "chiusa dentro" e senza scampo.
E pensare che per stare tutti un po’meglio basterebbe sbattersene del passaporto di ognuno, pianificare una seria politica di controllo delle nascite a livello mondiale e distribuire risorse e persone in base alla disponibilità dei territori e delle necessità di chi ci deve abitare. Ma questa è utopia, ci sono molte più speranze che il problema della sovrappopolazione del pianeta si risolva in altro modo:

* *

* *

Intanto ci sono ragazzi, rappresentanti delle future generazioni che ci danno una speranza per il futuro, impegnandosi in prima persona per risolvere il problema, ovviamente nel loro piccolo. Mi riferisco ovviamente al 17enne tedesco e al 28enne statunitense che hanno ben pensato di armarsi e compiere una strage di conoscenti e non, magari non gli rispondevano ai commenti su Facebook…

Ok, la faccio finita, passiamo ad altro: una bella strage. Gh gh gh…

Non so se vi è capitato di leggere dell’ultima polemica scatenata da un intervista del regista polacco Andrzej Wajda all’Avvenire che ha ovviamente pompato la cosa dedicandogli un editoriale, prontamente ripreso da quel meraviglioso giornale che è il Corriere della Sera che riporta anche i fondamentali commenti in merito di un personaggione quale Fabrizio Cicchitto.
Parliamo di Katyn, un film che narra la storia di un eccidio compiuto nel 1940 in Polonia, nella foresta appunto di Katyn e che fu oggetto di una guerra di propaganda fra Germania e URSS che se ne rimpallarono all’epoca la responsabilità, fino a quando Gorbaciov non ammise che le uccisioni furono ordinate da Stalin. Il Corriere e l’Avvenire parlano chiaramente di un boicottaggio per motivi politici ai danni del film, tema ripreso da Cicchitto che ne propone la proiezione in Parlamento (il tempo lo dovranno impiegare in qualche modo se passa la proposta di Berlusconi di far votare solo i capogruppo…).
Eh, sì, in effetti è strano che un film polacco, in lingua sottotitolato (perchè leggendo l’articolo si evince che il film sarebbe in polacco con i sottotitoli in italiano), non abbia una grande distribuzione nelle sale….deve essere per forza un boicottaggio, se non fosse per motivi politici avrebbe avuto la stessa distribuzione de "Il Cavaliere Oscuro", come succede a tutti gli altri film polacchi….
Ancora complimenti al Corriere (sull’avvenire stendiamo un velo pietoso).

Mi chiedo quando Cicchitto e il Corriere faranno altrettanta pubblicità (perchè è chiaro che è questo lo scopo della crociata che hanno armato) a Religiolous, film di satira anti-religiosa che è stato praticamente impossibile vedere nelle sale (a Roma era solo in un cinema e lo hanno tenuto per un paio di settimane) e che avrebbe potuto contare su una distribuzione un pelo più "potente" (vi invito a digitare su google "Mario Mazzarotto", il distributore di Katyn e confrontare i risultati con "Eagle Pictures", il distributore di Religiolous) oltre che sul fatto di essere diretto da Larry Charles, regista di Borat, film che ha sbancato in tutto il mondo.

Concludo tornando per un attimo alle recenti stragi, segnalandovi il motivo per cui certe cose succedono: c’è troppa gente che ha troppo tempo libero e lo usa male. Qualcuno si allena in cantina con la pistola, qualcun’altro passa la sua vita a guardare filmati su youtube per montarli, sincronizzarli e farci dei pezzi musicali, anche fichi, non lo nego, ma drogarsi e provare a suonare davvero come si usava una volta no?

* *

Addavenì Lou Reed…

Comunque, se volete sentire tutti i pezzi che ha fatto questo pazzo li trovate sul suo sito: http://thru-you.com
Io personalmente preferisco questo:

* *

o quest’altro:

* *

RICORRENZE



Nella foga "blobbistica" di ieri, ho commesso una grave dimenticanza, cosa che peraltro non mi capita mai, c’ho una memoria di ferro io…

Che stavo a dì?

Ah, sì, la dimenticanza. Ieri, Ladies and Gentlemen, è stato il 65° compleanno di questo signore qua:



Keith Richards, un uomo, e che uomo, che non ha bisogno di presentazioni. Un uomo che amiamo oltre i limiti del ricchionismo.


Auguri zio Keith!

Altra ricorrenza, sempre un compleanno, il 18 Dicembre 1878 nasceva a Gori, Georgia, Josip Stalin, anche detto Baffone.


E concludiamo invece con una ricorrenza "in orario": il 19 Dicembre 1978 veniva arrestato John Wayne Gacy, filantropo e animatore di feste per bambini nei panni di Pogo il Clown:


Gacy era noto nella comunità di Chicago per le numerose attività legati alla beneficenza, in particolare come Pogo girava i reparti di pediatria per alleviare le sofferenze dei poveri piccoli degenti.
Ovviamente il fatto che fosse anche un serial killer (32 morti, di cui 29 minorenni) sono solo maldicenze, e il fatto che gli abbiano trovato alcuni cadaveri sepolti in cantina non prova nulla. E’sicuramente un complotto della magistratura, infatti poco prima John aveva provato a darsi alla Politica.
Credo che il Governo Italiano voglia onorarne la figura con un disegno di legge che limita le riesumazioni di cadaveri in cantina solo ai reati di terrorismo e mafia…

Comunque, la storia di John Wayne Gacy fa venire in mente un ragionamento citato anche dallo scomparso Roberto Benigni, pace all’anima sua, che si fa spesso a proposito di Mussolini: "però ha fatto anche tante cose buone", come Craxi, che ha fatto crescere il Paese fino a entrare nell’allora G7. Beh, anche John Wayne Gacy ha fatto tanto volontariato.

Direi che è arrivato il momento di chiedere loro scusa, di rivalutarne la figura. Benito Mussolini, John Wayne Gacy e Bettino Craxi, vittime del giustizialismo.

P.S. Qualcuno di voi si starà chiedendo "ma come, questa carogna non dice una sola parola sulla Marcegaglia che si è quasi avvelenata?". No, non dico una parola. Non ho intenzione di dire nulla sull’argomento fino a quando non mi sarò procurato del curaro. E una caraffa d’acqua.