A’ LIVELLA

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Diceva Totò che la morte è una livella, che dopo morti siamo tutti uguali, principi e monnezzari.
Beh, magari fosse davvero così: purtroppo, nella società dello spettacolo, dopo la morte resta il ricordo e la memoria, e la memoria e soprattutto il “peso” dei morti non sono uguali per tutti. Citando Orwell, così come per la legge anche per la morte qualcuno “è più uguale degli altri”. Ho pensato questo quando ho letto questa notizia: un detenuto in un carcere che ha attuato uno sciopero della fame e che alla fine è davvero morto, potremmo dire che è stato lasciato morire.
Curioso, in un paese in cui lasciarsi morire a tutti gli altri non viene riconosciuto, a pochi giorni dalla discussione alla Camera del disegno di legge sul Testamento Biologico…

La memoria, dicevo. Quando uno famoso muore viene automaticamente santificato, era successo a livello mondiale a Lady Diana, una stronza ricca e snob che fra un party a corte e una sgroppata con qualche aitante giovanotto era riuscita a diventare un’icona di bontà facendosi fare un paio di foto vicino a qualche negretto, è successo qui, nel nostro piccolo, anche col recentemente scomparso Mike Bongiorno.
Come al solito si sono sprecati i coccodrilli, lacrimosi ricordi di quanto era bellobuonobravoeumano ecc. ecc.

Beh, a me dispiace solo di una cosa: che non fosse crepato quando lo volevano fucilare i nazisti in quanto partigiano. Avrebbe fatto una figura migliore e meno danni.

No, perché Bongiorno è stato una colonna portante del processo di rincoglionimento della popolazione italiana, della trasformazione di due difetti come la stupidità e l’ignoranza in qualità necessarie per avere successo come persona, nella vita e nello spettacolo (che poi ormai è uguale). Umberto Eco in un famosissimo saggio lo aveva detto, e ho scoperto sul Manifesto di oggi (meno male che almeno loro si sono dati una regolata) che anche lo scrittore Luciano Bianciardi (se non avete mai letto “La Vita Agra” fatelo) aveva espresso un giudizio critico sul presentatore.
Grosso modo entrambi sostenevano che Mike Bongiorno fosse un campione di mediocrità: il migliore nel campo della mancanza di senso critico, del conformismo e dell’ignoranza, e che fosse proprio questa la radice del suo successo.

Mike Bongiorno era, parafrasando il film Zoolander, un modello di idiota, ed era diventato il veicolo dell’assunzione dell’idiozia a modello. Le famose gaffes invece di far dire al pubblico “ma guarda te questo imbecille” lo facevano diventare simpatico. Il non conoscere le risposte ai quiz venivano considerate “umiltà nel non volersi mettere al di sopra della gente” (questa l’ho letta davvero). Costanzo (altro bel personaggio) ieri al TG2, con l’occhio acquoso chiosava su come fosse bello che la gente che non sapeva le cose potesse riconoscersi in lui che era altrettanto ignorante, “normale” e “umano”.
Per non parlare del ruolo che ha avuto nella creazione del fenomeno Berlusconi (che però, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è la causa ma l’effetto dei problemi dell’Italia) e delle vergognose marchette che fece all’epoca della “discesa in campo” insieme ad altre cariatidi come la Zanicchi e Vianello (e mi sa che quella campagna elettorale se la ricordano tutti poco).

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E lo volevano fare pure Senatore a vita! Quindi, no, non mi dispiace che sia morto, anzi, direi “avanti il prossimo”, voglio Vianello, Costanzo, Baudo, la Zanicchi ecc. ecc. Sempre in attesa di gustare il boccone più gustoso…

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ALTRO CHE LA PRINCIPESSA SISSI!!!



Visto che ieri se ne parlava, mi sono andato a rileggere un po’di cose su una delle più famose serial killer donna della storia. Non Aileen Wuornos, resa famosa dal bel film Monster di qualche anno fa, anche se la sua fama è dovuta parecchio all’esposizione mediatica e poco all’opera, relativamente scarsa, di assassina seriale, ma una testa coronata, altro che quella rompicoglioni della Principessina Sissi: la Contessa Erzsebet Bathory.



Non mi dilungherò più di tanto nei dettagli biografici, dato che in rete troverete tantissime pagine a lei dedicate, da cui traggo queste info e gli stralci che citerò, ma vale la pena parlarne perché la signora, se fosse possibile confermare il numero delle vittime che le vengono attribuite, circa 650, non solo sarebbe la più prolifica serial killer donna, ma sarebbe il più grande assassino seriale della storia, se si escludono le vittime delle politiche vaticane sull’AIDS e i neuroni sterminati dall’opera di Pippo Baudo. Per motivi di tempo non posso cercare e tradurre anche i testi in inglese, mi limito a qualche fonte italiana.

La Signora è vissuta in un periodo che da noi era di grande fermento culturale essendo nata nel 1560 e morta nel 1614, e, particolare di non poco conto, era discendente diretta di quel Vlad l’Impalatore che si dice possa aver ispirato a Bram Stoker il personaggio del caro Conte Dracula (libro che ho appena finito di leggere e che consiglio vivamente a tutti, fanculo Andersen). Secondo alcuni storici addirittura potrebbe essere stata lei stessa, e non il suo più famoso antenato la vera fonte di ispirazione per il Non-Morto più famoso di sempre (dopo Fassino). E già qui…



La piccola Erzsebet, dopo il trasferimento dall’Ungheria dove era nata in Transilvania, viene allevata in un  perfetto clima da Family Day, subendo i primi traumi già all’anagrafe, dato che viene battezzata con ‘sto nome del cazzo che pare scelto tirando una manata di lettere a caso dal sacchetto dello Scarabeo, e crescendo in un ambiente se vogliamo “particolare”. Cito dalla sua biografia su occhirossi.it:

“I Báthory decidono quindi di trasferirsi in Transilvania, dove lo zio della neonata, un uomo violento e selvaggio, è il Principe. Il Principe Transilvano non è l’unico Báthory fuori dal comune: il fratello di Erzsébet è un maniaco sessuale inarrestabile, nessuna donna o bambina è al sicuro nei suoi pressi; sua zia è stata incarcerata perché strega e lesbica, un altro zio è un alchimista e un adoratore del demonio. Come se non bastasse, la balia, alla quale viene affidata la Contessina, è dedita alla magia nera, e si dice utilizzi sangue e ossa di bambini per fare degli incantesimi.”

Praticamente una festa a villa Certosa…



Quello che fa di Erzsebet Bathory un personaggio controverso non è tanto la massa abnorme delle atrocità subite, viste e commesse, quanto il fatto che le varie storie spesso non coincidono, rendendo incerto anche il conteggio delle vittime come si diceva, valido ai fini della classifica. La media inglese resta comunque ottima, mentre la classifica avulsa non era ancora stata inventata, anche perché all’epoca l’inventore sarebbe stato giustamente impalato. Ma andiamo a copiaincollare un po’di aneddoti dall’infanzia e dalla gioventù della ragazza:

da Wikipedia:

“Fin da bambina dà segni di squilibro passando in pochissimo tempo dalla tranquillità alla collera. All’età di circa sei anni fu testimone di un fatto che lasciò su di lei una traccia indelebile: un gruppo di zingari venne invitato nella sua casa per intrattenere la corte; uno di essi venne però condannato a morte per aver venduto i figli ai turchi. Le sue grida lamentose echeggiarono nel castello attirando l’attenzione di Erzsébet, che all’alba fuggì dal castello per vedere la condanna: dei soldati tagliarono il ventre di un cavallo legato a terra, il condannato venne preso e infilato nel ventre, rimase fuori solo la testa, poi un soldato ricucì il ventre del cavallo con il condannato al suo interno. Nel 1571, all’età di 11 anni, si fidanzò con Ferenc Nádasdy, sette anni più grande di lei, e andò a vivere nel castello di Nádasdy di Sárvár nell’Ungheria centrale, presso il confine austriaco.
All’età di 13 anni, incontrò un suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettate di aver fomentato una ribellione dei contadini.”

Da lanerasignora.splinder.com

“La morte in giovane età del padre (Elizabeth aveva 10 anni) e le violenze sessuale inflittegli dal nonno, le provocheranno degli squilibri, probabili cause dei suoi futuri comportamenti.”

Da Occhirossi.it

“Erzsébet non è una bambina facile, né la vita è facile per lei: la giovane soffre di convulsioni, di scatti d’ira e di attacchi di epilessia. Con l’adolescenza si dimostrerà anche promiscua, tanto che, a 14 anni, resta incinta di un contadino.”

Insomma, mentre da noi si dipingevano Santi e Madonne, in Transilvania sì che si sapevano divertire!



Ora, se voi foste un genitore amorevole, arrivati a questo punto della storia, a chi fareste sposare la vostra figlioletta già tanto provata all’età di 15 anni?

Esatto! Al Conte Ferenc Nádasdy, conosciuto come “l’Eroe Nero” di Ungheria, guerriero sanguinario e valoroso che la guerra contro i Turchi, mica i Puffi,  porta spesso ad assentarsi da casa. Casa che poi non era propriamente due camere e cucina, come potrete immaginare, dato che come regalo di nozze tra le altre cose ricevettero il castello di Cachtice e i diciassette villaggi circostanti. Per dire, a mia zia abbiamo fatto un frullatore…



Comunque, la ragazza tanto bene con la capoccia già non stava (sebbene avesse anche un’intelligenza notevole, cosa comune a molti serial killer, e anche una cultura fuori dal comune per le donne dell’epoca, dato che sapeva leggere e scrivere in Ungherese, Latino e Greco, quando arguti commentatori di questo blog non azzeccano manco singolari e plurali in Italiano), in più la fai sposare a 15 anni con “l’Eroe Nero” che fra un massacro e l’altro le fa fare 4 figli, tutto il giorno a rompersi le palle nel castello con la servitù e una schiera di gatti, animali che lei adorava, direi che è abbastanza normale che prima o poi il boccino le partisse definitivamente, no? Soprattutto per i gatti, ne so qualcosa io.

Cito ancora da Occhirossi.it:

“Durante una delle tante assenze del marito, su consiglio della sua balia, la giovane Contessa si avvicina alla magia nera. Tanto per iniziare, si procura subito una pergamena fatta di amnio (= la membrana che protegge i bambini nell’addome della madre), sulla quale c’è scritto con il sangue un incantesimo del dio Isten. L’incantesimo promette salute, lunga vita e protezione: i nemici del seguace di Isten verranno aggrediti e uccisi da un "esercito" di 99 gatti. Erzsébet non si separerà mai da questa pergamena.
Poco tempo dopo, la Contessa si trasferisce al castello di Sarvar, nel quale sfoga i propri impulsi violenti sui propri servitori. Nel 1600, non è cosa rara che gli aristocratici prendano a bastonate o addirittura uccidano i servi che hanno sbagliato. Molto probabilmente questa cosa non è stata molto d’aiuto per la sanità mentale di Erzsébet.
Da brava aristocratica, la Báthoryè narcisista e vanitosa, cambia abbigliamento anche sei volte al giorno, e passa ore ad ammirare la propria bellezza in numerosi specchi.
Utilizza ogni tipo di unguento e preparato che possa mantenere giovane e pallida la sua pelle. Esige che, chiunque la incroci, faccia un elogio alla sua bellezza.”

Tipo un remake de “La Principessa Sissi” fatto da Cronenberg.



L’ambientino era decisamente stimolante, dato che anche il marito ci metteva del suo per far sentire a suo agio la Contessina, sempre da Occhirossi.it:

“Non si sa bene se Nádasdy fosse complice della moglie o se tollerasse le sue stranezze, ma è sicuro che sia stato lui a insegnarle molti trucchi del "mestiere".
Anche Nádasdy, come ogni aristocratico, è molto violento con la servitù: il suo metodo punitivo preferito è quello di cospargere i servi di miele, e di lasciarli legati a un muro, mentre vengono mangiati dalle api. Ma non è l’unico tipo di tortura che l’uomo insegnerà alla moglie: le spiega anche come far morire congelata una persona, tenendola nuda all’aperto, d’inverno, versandogli continuamente dell’acqua fredda addosso.
Per dimostrare il suo amore, Nádasdy, manda alla moglie gli incantesimi e le magie che impara quando è in battaglia in terre lontane e la Contessa, in cambio, tiene con lui una fitta corrispondenza, nella quale gli confida tutti i rituali e le nefandezze che compie nel castello in sua assenza. Ecco uno spezzone tratto da una di queste lettere: "Thurko mi ha insegnato un nuovo incantesimo. Prendi una gallina nera e colpiscila con un bastone bianco, fino alla morte. Raccogli il sangue della gallina e cerca di imbrattare con esso un abito del tuo nemico. Gli capiterà presto una disgrazia."
Nonostante queste "particolari smancerie", la coppia non è fedele. Erzsébet ha innumerevoli amanti, anche se preferisce di gran lunga il sesso lesbico.
Ben presto la Contessa forma un vero e proprio entourage di esperti in magia, alchimia e stregoneria. Vivono nel castello e le insegnano le loro arti. Tra essi vi è un nobile dalla pelle pallida e dai capelli lunghi e scuri, che pratica il vampirismo.
Le leggende dicono che questo uomo era un vampiro vero: di notte Erzsébet usciva con lui e tornava da sola, con del sangue intorno alla bocca.”

Da Wikipedia:

“Ecco cosa scrive in una lettera al marito:
    « Ho appreso da Thorko una nuova deliziosa tecnica: prendi una gallina nera e la percuoti a morte con la verga bianca; ne conservi il sangue e ne spalmi un poco sul tuo nemico. Se non hai la possibilità di cospargerlo sul suo corpo, fai in modo di procurarti uno dei suoi capi di vestiario e impregnalo con il sangue. »
   
Erzsébet riteneva un affronto intollerabile la fuga di una serva e la punizione era quasi sempre la morte. Una sera una ragazza di 12 anni, Pola, riuscì a fuggire dal castello con indosso solo una lunga camicia bianca. Venne presa poco dopo e condotta dalla contessa che la costrinse ad entrare in una gabbia cilindrica troppo stretta per sedersi e troppo bassa per stare in piedi. Poi la gabbia venne tirata su tramite delle carrucole e spinta contro dei paletti appuntiti. Il nano al servizio di Erzsébet, Fizcko, manovrò le corde in modo che la gabbia oscillasse e il corpo venne fatto a pezzi”

Carini, vero? Peynet credo sia stato a lungo indeciso se disegnare loro o i suoi due innamoratini che lo hanno reso famoso.



Mi piace pensare che Olindo Romano e Rosa Bazzi abbiano una loro immagine sul letto della cella, fra Padre Pio e la Madonnina di coccio.

C’è un episodio che viene citato come l’inizio vero del mito della “Contessa Dracula”, come verrà chiamata la Bathory, un litigio con una delle cameriere, copio incollo da Thrillermagazine.it, che costituirà l’embrione (e immagino che a questo punto del racconto la parola “embrione” vi dia un brivido particolare) dell’idea che troverà compimento in seguito.

“Ma quel litigio sfocerà in un episodio fondamentale per la futura vita del castello. Un colpo sferrato con più violenza dalla contessa, provoca una ferita alla cameriera, fa schizzare il sangue plebeo sulla pelle delicata di Erzsébet. Lei corre a lavarsi, ma qualcosa succede: la sua pelle risulta più lucida, più luminosa, e la sua mente si perde del tutto.”

E’ a questo punto che la storia d’amore più bella dai tempi di Romeo e Giulietta trova purtroppo la sua fine, dato che Nádasdy muore nel 1604 dopo una lunga agonia a causa di una cancrena alla gamba. Mi permetto di dire che era ovvio che non potesse morire d’infarto, la cancrena è decisamente più appropriata.
La Contessa 44enne, rimasta vedova, inizia a dare sfogo ai suoi istinti peggiori, diventando famosa per storie ed aneddoti più raccapriccianti di un video con un amplesso fra Bondi e Angela Merkel.



Incollerò qui di seguito brani tratti da Occhirossi.it, Thrillermagazine.it, Ordinedeldrago.it e lanerasignora.splinder.com, se siete impressionabili, ammesso che siate arrivati fino a qui, vi conviene saltare a piè pari le citazioni. Una parte delle torture sono state raccontate dai servitori e dai complici/amanti della Contessa che hanno raccontato le selvagge e sanguinose orge di sesso e violenza durante il processo che seguì un’inchiesta ordinata dall’allora Re d’Ungheria Matias II, allarmato dai racconti e dalle denunce arrivategli dopo che la Contessa e il suo entourage, ormai più fuori controllo di Max Mosley davanti a una nazista che lo frusta, avevano iniziato ad adescare per le loro attività ricreative anche giovani rampolle di famiglie nobili.

Come sempre finchè sparivano i morti di fame non fregava nulla a nessuno.

Alla ricostruzione dei fatti del castello della Bathory contribuirono anche i racconti dei superstiti, profondamente segnati dall’esperienza e dalla consapevolezza che se gli fosse successo qualche secolo dopo almeno avrebbero potuto sfangarla con le interviste in TV, mentre nel ‘600 se la so’ solo presa nel culo.

Da Occhirossi.it

 “La donna si trasferisce nei possedimenti di Vienna ma, colta dalla noia, decide di tornare alle sue torture in Ungheria.
In questo periodo, donne giovani e bambini cominciano a scomparire dai villaggi. I parenti non sanno cosa fare, né a chi rivolgersi: tutti hanno notato lo stemma di Nádasdy sulla carrozza che si è portata via i loro cari, ma puntare il dito contro un nobile potrebbe causargli molti guai.
Anno dopo anno, continuano i rapimenti e i villici sono costretti a stare a guardare: è ancora vivo il ricordo di una rivolta del 1524, sedata con il sangue dai nobili. Ahimè il loro destino è subire in silenzio il voleri dei nobili, anche di quelli pazzi.
Erzsébet adesca le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, poi le sbatte nelle celle dei sotterranei. Le sventurate vengono picchiate ripetutamente, fino a che i loro corpi non si gonfiano. Spesso la Contessa non si limita ad assistere, ma è lei stessa a infierire sulle giovani vittime. Ogni volta che i vestiti si sporcano troppo di sangue, le fa cambiare, poi ricomincia con le botte. I corpi gonfi vengono poi tagliati con dei rasoi e lasciati sanguinare a morte. Alle più sfortunate vengono cicatrizzate le ferite con il fuoco, allungando così le loro sofferenze per molti altri giorni.
Ad alcune vittime viene cucita la bocca, altre vengono costrette a mangiare la propria carne, ad altre ancora viene dato fuoco ai genitali.
Quando la Contessa deve viaggiare, esige che una delle sue prigioniere segga al suo fianco sulla carrozza, sopra un sedile di aghi, mentre, quando è costretta a letto da una malattia, le vittime sono costrette a prendersi cura di lei. In cambio ricevono morsi, sputi e pugni.”

“L’atrio è pieno di gatti, alcuni saltano addosso agli intrusi, altri soffiano e graffiano, ma niente di più. Evidentemente il dio Isten non è un grande protettore.
Qualche metro più avanti, sul gelido pavimento di pietra di una grande sala, gli emissari del Re trovano finalmente quello per cui sono venuti: una ragazza molto giovane, pallida, non del tutto vestita, è sdraiata per terra, immobile. Alcuni soldati si avvicinano, e sono costretti a constatare che le dicerie erano veritiere: la ragazza è morta ed è completamente dissanguata.
Sempre nella stessa sala, dall’altra parte, trovano un’altra ragazza. Questa è ancora viva, si lamenta, ma qualcuno le ha provocato diversi fori su tutto il corpo, tanto che ormai non c’è più niente da fare per poterla salvare.
La truppa allora procede nel proprio cammino attraverso il castello, seguendo l’odore della decomposizione che aleggia nell’aria.
Contro un pilastro, la squadra trova un’altra donna, incatenata. Qualcuno l’ha frustata a sangue, l’ha bastonata, le ha tagliato i seni e le ha provocato delle gravi ustioni su tutto il corpo.”

“In diverse stanze vengono ritrovate ossa e resti umani, nella camera della Contessa ci sono i vestiti e gli effetti personali di alcune ragazze scomparse. Nei sotterranei ci sono cadaveri ovunque, privati degli occhi e delle braccia, nel camino c’è un corpo annerito e non completamente bruciato. Nei dintorni del castello vengono disseppelliti molti corpi. In giardino, nel recinto dei cani, vengono trovati altri resti umani, con i quali gli animali si nutrivano.”

“Ficzko, un nano che lavora per la Báthory da 16 anni, dichiara di essere stato assunto con la forza. L’uomo non ricorda il numero preciso delle donne che ha contribuito ad uccidere, ma ricorda il numero delle ragazzine: 37. Cinque seppellite in una fossa, due in giardino, due in una chiesa, le altre chissà dove. Erano state adescate in paese con la scusa di un lavoro al castello e, se per caso rifiutavano, venivano prese con la forza. La Contessa le faceva legare e le pugnalava con aghi e forbici. Il nano racconta le più agghiaccianti torture, come le donne uccise a frustate, a volte ne servivano fino a 200, se non di più, o le donne uccise tagliando loro le dita e le vene con delle cesoie.
Ilona Joo, la balia di Erzsébet Báthory, ammette di aver ucciso circa 50 ragazze, infilando degli attizzatoi incandescenti nella loro bocca e nel loro naso. La "padrona" invece preferiva infilare le dita nella bocca delle ragazze e tirare, fino allo strappo della pelle, oppure dare fuoco alle loro gambe dopo averle cosparse di olio, oppure ancora tagliare con delle cesoie la pelle fra le dita. Se una ragazza moriva prima di quando la Contessa desiderasse, i servitori maschi erano costretti a mangiarla.
Darko, un altro servitore di fiducia, confessa che la Báthory usava anche applicare alle vittime delle scarpe di ferro bollente. Alcune delle ragazze rapite venivano messe all’ingrasso, perché la Contessa era convinta che in questo modo il loro sangue sarebbe aumentato. C’erano anche le favorite di Erzsébet, costrette ai trattamenti peggiori: tagliarsi da sole le braccia, essere rinchiuse in una cassa piena di spunzoni..e via dicendo.
Le testimonianze continuano, una dopo l’altra, sempre più sconvolgenti e mostruose, soprattutto quelle raccontate dai superstiti, molti dei quali segnati a vita.”

Da Thrillermagazine.it

“Ovunque sono incatenate delle fanciulle, molte delle quali sono già morte, altre agonizzanti, con dei fori sul collo, sul torace e sullo stomaco, da dove viene drenato il sangue. Altre sono tenute in vita, nutrite con la loro stessa carne grigliata, per renderle pronte al loro macabro compito. Il drappello continua ad attraversare le stanze del maniero, nelle quali trovano i più svariati strumenti di tortura: catene, forbici, manette, perfino una vergine di ferro, terribile strumento di tortura a forma di sarcofago, dotato di punte metalliche, nel quale le vittime venivano richiuse e lasciate morire dissanguate. L’odore è insopportabile. La vista tremenda è ampliata dalle scorrerie dei gatti nel sangue. Quando trovano Erzsébet, impegnata con i suoi servitori in una sanguinaria orgia, questa si difende affermando: <<Abbiamo il diritto di fare quello che vogliamo ai nostri subalterni. Noi siamo di sangue reale!>>”

Da Ordinedeldrago.it (atti del processo seguito alla cattura della Contessa):

Andai per sei volte con la signora Dorko in cerca di ragazze. Alle ragazze veniva promesso che sarebbero diventate mercantesse o serve da qualche parte. L’ultima ragazza morta veniva da un villaggio croato nei pressi di Rednek. Venne portata da Dorko in presenza della padrona che la fece uccidere. (…) Torturavano nel modo seguente: legavano braccia e gambe delle ragazze con spesse corde viennesi. La donna che si chiamava Anna Darvulia, che viveva al castello di Sarvar, legava loro le mani dietro la schiena… Ah quelle mani del colore della morte! E venivano picchiate finché non si laceravano loro le carni. Le palme delle mani e le palme dei piedi le battevano tanto (con cinquecento colpi almeno). La signora Darvulia poi tagliò loro le mani e la lingua con grosse forbici. (…) Le vecchie megere seppellivano i cadaveri qui a Cachtice. Io stesso le aiutai. (…) Quando le serve uccidevano una delle ragazze, la padrona portava loro dei regali. (…) A Beckov faceva torturare le donne nell’edificio della fornace. A Sarvar torturavano nella parte più interna del castello, dove a nessuno era permesso sostare. A Keresztur torturavano nelle stanze private della padrona. A Cachtice nella fornace. Quando era in viaggio la padrona torturava le ragazze nella sua carrozza: le picchiava e le pungeva sulle cosce con degli aghi.
Confessione del servo Janos Friczko resa al Tribunale in data 2 gennaio 1611

In casa della contessa si versò molto sangue, tanto che spesso ella fu costretta a cambiarsi di abito, tanto che le sue vesti ne erano zuppe. (…) Quando in presenza della padrona la signora Dorko picchiava le ragazze, il sangue ne usciva così generoso che sul pavimento dovevamo spargere cenere o crusca affinché venisse assorbito.
Confessione della serva Ilona Jo resa al Tribunale in data 2 gennaio 1611


Ho aiutato la Signora a picchiare le ragazze. Se non l’avessi fatto, lo avrebbe fatto lei e avrebbe trafitto loro le labbra con spilloni, ustionato le piante dei piedi con cucchiai roventi e tormentato le carni con le pinze. Una volta, la Signora, troppo malata per farlo di persona, mi ordinò di portarle le ragazze vicino al letto e poi si mise a strappare loro con i denti grandi brani di carne dalla faccia e dalle spalle.
Confessione della serva Dorottya Szentes, detta "Dorko", resa al Tribunale in data 2 gennaio 1611


Eccellentissimo Conte Thurzo. Avremmo sperato di non dovervi scrivere una lettera simile, ma poiché l’argomento mette in serio dubbio il Vostro onore e la Vostra reputazione, non abbiamo altra scelta se non darvene notizia. Negli ultimi giorni Voi siete stato a Cachtice e la Vostra amatissima sposa è salita al castello. Lì ha fatto forzare la stanza dei tesori e ha prelevato una grande quantità di oggetti e danaro. Abbiamo stilato un elenco di tutti i beni che sono stati portati via da lei. (…) Siamo stati informati di ciò dal conte Gyorgy Homonnay e dal giovane Pal Nadasdy, da considerarsi ormai orfano, entrambi i quali hanno lamentato il fatto che vostra moglie abbia potuto agire in tal maniera. Oltretutto, si stanno diffondendo voci che ci dicono che Vostra moglie non avrebbe mai agito così senza il Vostro consenso. Poiché la Nostra carica ci impone di difendere i deboli e gli orfani sull’intero territorio del Regno di Sua Maestà, e poiché Noi – come Voi – siamo incaricati far rispettare le leggi, vi intimiamo solennemente, non come fratello ma con l’autorità che discende dalla mia carica, di restituire integralmente quanto prelevato da vostra moglie. (…) Se non seguirete il Nostro consiglio, pronunceremo la Nostra sentenza contro di Voi. Poiché abbiamo da rendere conto dei nostri doveri innanzi a Dio Onnipotente, non possiamo ignorare l’appello del giovane conte Nadasdy. Sono tenuto a notificarvi la questione.
Lettera di Zsigmond Forgach, Giudice Supremo del Regno d’Ungheria, al Conte Gyorgy Thurzo, Conte Palatino d’Ungheria e accusatore di Erzsebet Bathory. Datata 16 febbraio 1612”

Il processo si concluse nel 1611 con questa sentenza (sempre da Ordinedeldrago.it):

“La contessa ha commesso un crimine terribile contro il sangue femminile, e in ciò Dorottya, Ilona e Janos Ficzko erano complici fidati e consapevoli, e in seguito agli interrogatori le accuse hanno dimostrato di essere fondate. Per saperne di più sulla faccenda, Dorottya, Ilona e Ficzko sono state sottoposte a torture in occasione dell’interrogatorio. Le persone accusate hanno allora confermato le loro dichiarazioni e hanno aggiunto dettagli anche peggiori sui crimini terribili commessi da Sua Signoria, la vedova Nadasdy. Tutti gli accusati davanti alla corte, nelle confessioni rilasciate a loro sponte o anche sotto la tortura, danno prove inconfutabili della colpevolezza dell’accusata, che supera ogni immaginazione per i molti omicidi e assassini e per le particolari torture, per le crudeltà di tutti i tipi e per la malvagità. E poiché a questi crimini gravissimi dovrebbero essere commutate le pene più severe, Noi abbiamo deciso – e con la presente sentenza decretiamo – che, considerando in primo luogo Ilona e in secondo luogo Dorottya come le persone maggiormente implicate nei crimini di sangue e come assassine, la sentenza sia che tutte le dita delle loro mani (che esse immersero nel sangue cristiano di innocenti) vengano strappate dai carnefici con le pinze di ferro, e che siano poi arse vive sul rogo. Janos Ficzko, viene invece condannato alla decapitazione, poiché la sua giovane età e il minore coinvolgimento nei fatti ascoltati mitigano la sua colpa. (…) Detta sentenza è stata pronunciata pubblicamente davanti agli accusati e le condanne sono state eseguite immediatamente. Affinché serva come monito per i tempi futuri, il presente documento è firmato di Nostra mano e suggellato con il Nostro sigillo. Ordiniamo quindi che venga consegnato a Sua Eccellenza il Conte Palatino Gyorgy Thurzo. A.D. 7 gennaio 1611.”

Erzsebet Bathory, in quanto nobile e “ammanicata” venne solo confinata nel suo castello, murata viva con le finestre sigillate e nutrita attraverso delle fessure nel muro dice qualcuno, dove morì dopo tre anni, nel 1614.

C’è chi dice che siano tutte storie inventate per un complotto contro di lei, o esagerate, ma è così che Erszebet è entrata nel mito, la più grande serial killer di tutti i tempi, poi dice che le donne in certe cose non riescono bene come gli uomini…

Perché starsi ad ammorbare con edificanti esempi di amore per il prossimo, quando ci si può interessare a chi ha fatto della sua vita un vero e proprio inno al roccherrollo come la Contessa Bathory? Vuoi mettere quanto ti diverti di più a una sua orgia che a una cena con Obama?

P.S: chiedo scusa alle persone impressionabili per la foto di Bondi.

SE AVESSE VOLUTO CHE CI CAMBIASSIMO I PEZZI….

* *

….il buon Dio ci avrebbe fatto una lampo sul davanti, no? O un coperchio…

Parafraso una battuta non so di chi ma ripresa in migliaia di casi e modi diversi per commentare una notizia che ho letto su Repubblica.it relativa a una storia di trapianti che se si rivelerà vera sarebbe la prova definitiva che la realtà è ben più assurda della fantasia.
Praticamente la storia è questa: il primario di cardiochirurgia dell’ospedale le Molinette di Torino commette un errore durante un’operazione a una paziente, l’impianto di una valvola artificiale. Fino a qui tutto normale. L’equipe del medico si accorge dell’errore solo dopo tre giorni, quando la paziente viene dichiarata clinicamente morta a causa dell’elettroencefalogramma piatto.
E qui iniziano le prime perplessità, due in particolare:

Primo: se facessero un encefalogramma a tutti i residenti, la popolazione italiana verrebbe dichiarata clinicamente morta?

Secondo: tre giorni? Cioè, avete attappato per sbaglio un buco nel cuore di una vecchia e ve ne accorgete dopo tre giorni?

Ma andiamo avanti, e, come diceva il Dott. Frederick Frankestein (che si pronuncia franchestin), entriamo in punta di piedi nel genio puro.
Accortisi dell’errore, cosa ti avrebbero fatto gli allegri cardiologi dell’Ospedale le Molinette? Avrebbero eseguito un trapianto di cuore sulla paziente, ormai clinicamente morta, per togliere la valvola impiantata nella sfortunata operazione precedente cancellando le prove dell’errore commesso dal primario. Una roba da matti.

Una roba da matti, completamente assurda, ma che in Italia è assolutamente verosimile, non lo negate. Se vi raccontassero una cosa del genere ambientando la storia in un ospedale tedesco vi mettereste a ridere, ma, almeno a me, sono venute in mente tante altre storie, vere o verosimili, che insieme a questa un po’romanzate potrebbero benissimo essere la traccia per uno scketch o per una sitcom.

– "professore, sua moglie al telefono chiede come mai non risponde al cellulare"
"oh, merda….di nuovo….riaprite la paziente"

– "ok, ora che abbiamo espiantato il vecchio cuore mettiamo il nuovo, passatemi il cuore da trapiantare"
"cuore? ma professore, doveva trapiantargli il fegato"

– "ops…..devo smettere lo xanax prima delle operazioni….vabè, riapriamola…"

E allora, invece di cercare di prolungare all’infinito le nostre inutili e spesso moleste esistenze, lasciamo fare alla natura il suo corso, arrivati a una certa si muore, mica vorrete rischiare che un barone della Medicina magari un po’avvinazzato, vi apra due, magari tre volte, una volta per sbagliarti l’operazione, una volta perché gli era caduta una pinza, poi la garza, infermiera? Infermiera? Oh, cazzo tirate fuori l’infermiera!!!!!

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Tutto questo non per ignorare le notizie più importanti, anche drammatiche di questi giorni, ma solo perché più che notare con stupore che non solo a Roma, ma anche a Viareggio fanno i fuochi d’artificio per SS Pietro e Paolo, o chiedermi se la patrona di Viareggio fosse Santa Barbara non mi veniva nulla…

Comunque Berlusconi ha detto che volerà subito a Viareggio, a parte che poteva prendere il treno invece del solito volo di Stato, ti credo che va lì….mo’ che è estate la Versilia è piena di fica…

HAI VISTO MAI…



Ho notato una cosa, chiedo conforto a voi per sapere se è una cosa che ho notato solo io, se è una mia paranoia o se sembra strano anche a voi che negli ultimi giorni, settimane, addirittura, Berlusconi praticamente non si sia fatto vedere, se non di sfuggita o in forma di "comunicato".
Alla fine io l’ho rivisto Domenica dopo una cifra di tempo, è riapparso per la campagna elettorale in Sardegna, ma era un bel po’che non si faceva vedere davanti alle telecamere. E oltre a questo, sono mesi che ha "qualcosa" di strano alla voce, parla più biascicato, con un tono più basso, un po’più rauco. Sembra abbia "qualcosa". Ora ovviamente non è carino augurare malattie agli avversari politici, nemmeno pacatamente, ma io non sono affatto "carino" e spero sia qualcosa di brutto, molto molto doloroso e soprattutto definitivo. Così, per sbloccare il panorama politico italiano ingessato dal bipolarismo.

Scherzi a parte, dico sul serio, speriamo schiatti. Male.

No, davvero, non dico così per dire, se credessi in queste cose starei a fare delle Macumbe. Voglio dire, ogni tanto gli accidenti arrivano, prendete Pio Laghi, l’anima de li mortacci sua lui per primo, di cui avevamo parlato qualche post fa, alla fine gli si tiravano e sono arrivati, ora c’è da sperare per Andreotti che già qualche segno lo aveva dato.

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Passiamo ad altro, vi segnalo un’iniziativa dell’UAAR che è stata "copiata" da altre associazioni estere, i "Bus Atei". Si può discutere sui vari aspetti, ma un po’di pubblicità non guasta mai, specie se di deve combattere con un bombardamento pro-vaticano 7 giorni su 7 su praticamente tutti i media. Praticamente come già era stato fatto a Londra e successivamente negli USA, in Australia e in Spagna, l’Unione Atei Agnostici e Razionalisti italiana ha acquistato lo spazio pubblicitario sugli autobus di Genova per fare un po’di propaganda a favore dell’Ateismo.

Per maggiori informazioni www.uaar.it

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Pochi rapidi link su Gaza:

Travaglio dimostra che quando non si tratta di elencare a memoria le sentenze dei giudici è un "giornalista" come tutti gli altri: https://roma.indymedia.org/node/7263

Luttazzi invece si preoccupa, fuori dal coro, di spiegare esattamente come stano le cose citando giornali di Paesi più civili del nostro, almeno in questo: http://www.danieleluttazzi.it/node/373

Dichiarazione di Jimmy Carter, ex presidente USA: https://roma.indymedia.org/node/7321

Chi ha violato la Tregua: http://lombardia.indymedia.org/node/12393

Appello di Marwan Barghouti, leader di Fatah in carcere in Israele dal 2002: http://liguria.indymedia.org/node/2469

Sito Web filo israeliano incita all’uccisione dei volontari dell’ISM (movimento di cui faceva parte Rachel Corrie, schiacciata a Gaza da un bulldozer israeliano nel 2003): http://emiliaromagna.indymedia.org/node/4678

per approfondimenti www.italy.indymedia.org

REALITY



(Il set de "Il Confessionale" il nuovo reality di Maldicenze, Indimidazioni ed Abusi su Minori in onda su Telepace nella prossima stagione televisiva)

Aveva ragione George Carlin, dovrebbero iniziare a fare dei Reality diversi, più calzanti con il gusto del pubblico, di sicuro successo. Lui pensava a dei recinti in cui rinchiudere tutti i criminali dopo averli imbottiti di PCP e filmarli h24 per sostituire il braccio della morte, più civile ma soprattutto più divertente. Pensava anche a un reality per suicidi, salti di massa nel Gran Canyon, magari con una "Jump Cam" e iniziative specifiche per gruppi, tipo "Jump for Jesus" dedicata agli estremisti Evangelici, sempre in diretta.

E come ci ha raccontato l’amico mazzetta ormai la realtà supera la fantasia, il reale è più ridicolo di come la satira lo dipinge sbeffeggiandolo, ormai tutto è reality.

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Partiamo quindi dal caso più eclatante, l’avrete letto nei giorni scorsi (no, lo so non l’avete letto, come è giusto vi dedicate anima e soprattutto corpo alla pornografia online, sono io che non sono normale), un diciannovenne, Abraham K. Biggs, si è suicidato in diretta su internet, in streaming davanti a circa 1500 spettatori. Biggs aveva annunciato che si sarebbe uccisio su un forum di Body Building, e aveva dato appuntamento ai suoi "spettatori" che hanno impiegato "alcune ore", così recitano i lanci di agenzia, per rendersi conto che si era ammazzato davvero. Ora, questa storia, che sollazza per vari motivi il mio spirito cinico di carogna senza alcuna sensibilità, impone alcune riflessioni:

1) Ogni appassionato di Body Building dovrebbe seguire il suo esempio. Tanto prima o poi ci pensano gli steroidi.

2) "Alcune ore"…. Gente, voi state male. Veramente. Quante ore siete stati a guardare il cadavere di quel tipo prima di chiamare qualcuno? 3? 4? Mi immagino i commenti fra gli spettatori online "si è mosso?" "no" "però finge bene" "ecco, si è mosso!" "no, no, che cazzo dici" e via dicendo….

3) 1500 spettatori sono un po’ pochini a dirla tutta, almeno rispetto agli sforzi fatti, sicuramente se non si fosse suicidato non sarebbe diventato responsabile marketing di Mediaset.

Un reality di suicidi, come quello pensato da zio George, se fatto bene avrebbe un buon successo, ma mai come uno con linciaggi e stragi a sfondo religioso, tipo quello avvenuto in India pochi giorni fa: un ragazzino di 15 anni, della casta degli Intoccabili, ha scritto una lettera a una ragazza di una casta superiore per "corteggiarla". Beh, gli abitanti del villaggio lo hanno rasato, picchiato per le strade per poi buttarlo sotto a un treno… non oso immaginare che gli avrebbero fatto se invece di scriverle glielo avesse messo in mano…. poi dice che sono i musulmani ad avere un carattere di merda…

Comunque anche di questo il format è già pronto, lo manderà in onda Raiuno, si ispirerà all’Inquisizione e lo condurranno Antonio Socci e Aldo Maria Valli. Forse lo mandano al posto dei Pacchi, il titolo dovrebbe essere "So’ Cazzi Vostri…"


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Apriamo la sezione pedagogica "Mamma e Papà, state facendo un ottimo lavoro!".

Andiamo a Rimini, che oltre ad essere una canzone di De Andrè è anche una ridente cittadina della riviera romagnola, ridente però solo qualche mese l’anno. Perchè a Rimini, d’inverno, ci si fa due palle così. E per noia un gruppo di ragazzotti locali, figli di buona famiglia (oltre che evidentemente di buona donna), hanno pensato di dare fuoco a un barbone, un tizio di Taranto pacifico e benvoluto (non che se fosse stato stronzo e molesto sarebbe cambiato qualcosa), che dormiva su una panchina e che ora è ricoverato con varie ustioni, fortunatamente non è particolarmente grave.

Non c’è che dire, per ammazzare il tempo niente di meglio che provare ad ammazzare qualcuno.

Ma c’è di più, c’è il reality! I ragazzi sono stati individuati perchè sono stati sentiti scherzare sul fatto e vantarsi dell’interesse suscitato, del buon successo mediatico, al che i loro telefoni sono stati intercettati e dopo che li hanno arrestati hanno confessato. Ora si deve solo scoprire chi è la Talpa.

Sempre in questi giorni avrete letto della babygang del Trullo, un gruppo di simpatici ragazzotti che minacciavano e derubavano immigrati, imponendo anche una specie di "pedaggio" ai malcapitati per passare sul marciapiede dove "se la commannavano". Anche qui è scattato subito il reality, con l’aggressione della troupe del TG1 da parte di due individui, ripresa dalla telecamera e mandata in onda dal telegiornale del Lumacone (alias Riotta):

Notevole la tipa: "nun te avvicinà ar barre mio che te ammazzo, te levo dar monno, nun ce l’hai i figli, bastarda? nun te azzardà manco a passà sul marciapiede che te levo dar monno". Beh certo che se la mamma è così….

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Concludiamo con un pensiero a Rifondazione Comunista, che in questi mesi ci sta dando una perfetta rappresentazione del detto "una volta toccato il fondo possiamo sempre scavare". Questa è la prima pagina di oggi di Liberazione:


l’ultimo spenga la luce…

C'È SEMPRE SPERANZA


Viviamo tempi difficili.

Il mondo sta cambiando, le attività umane hanno stravolto gli equilibri del Pianeta, fino a sconvolgerne il clima. Nuove guerre scoppiano e insanguinano Africa, Asia ed Europa, e nuove ancora ne arriveranno. Non si vede all’orizzonte, dopo la fine del Comunismo, un progetto, una possibilità per gli sfruttati di rivalersi sugli sfruttatori, i ricchi si arricchiscono sempre di più, sprofondando miliardi di persone in una miseria e in una disperazione sempre più nere. La crisi economica si sta abbattendo su di noi, e anche i "fortunati" del primo mondo iniziano a vedere lo spettro della povertà, l’incubo dell’insucurezza del domani, pagati a caro prezzo dai soliti, mentre i reponsabili di questo sfacelo vengono salvati. In Italia c’è un ritorno prepotente del Fascismo, il Paese è allo sbando, sotto i colpi degli affaristi e della criminalità organizzata, persino Licio Gelli condurrà una trasmissione televisiva, non si vede uno straccio di opposizione alla catastrofe culturale e sociale che da anni ci colpisce.
Persino la Ferrari perde colpi, per non parlare della Roma, che mi sta dando fin troppi dolori ultimamente.

Ma è in momenti come questi che non bisogna scoraggiarsi. Come direbbe Aragorn, come ripeterebbe Aragorn, come ribadirebbe fino alla completa perdita del nostro patrimonio testicolare Aragorn, "c’è sempre speranza".

Ed è alla speranza che voglio aggrapparmi, a quei piccoli segnali, a quelle piccole gioie che, sebbene raramente, rallegrano una giornata buia, illuminano sebbene per un fugace attimo la nostra vita.

Oh, io lo spumante l’ho già comprato.