A’ LIVELLA

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Diceva Totò che la morte è una livella, che dopo morti siamo tutti uguali, principi e monnezzari.
Beh, magari fosse davvero così: purtroppo, nella società dello spettacolo, dopo la morte resta il ricordo e la memoria, e la memoria e soprattutto il “peso” dei morti non sono uguali per tutti. Citando Orwell, così come per la legge anche per la morte qualcuno “è più uguale degli altri”. Ho pensato questo quando ho letto questa notizia: un detenuto in un carcere che ha attuato uno sciopero della fame e che alla fine è davvero morto, potremmo dire che è stato lasciato morire.
Curioso, in un paese in cui lasciarsi morire a tutti gli altri non viene riconosciuto, a pochi giorni dalla discussione alla Camera del disegno di legge sul Testamento Biologico…

La memoria, dicevo. Quando uno famoso muore viene automaticamente santificato, era successo a livello mondiale a Lady Diana, una stronza ricca e snob che fra un party a corte e una sgroppata con qualche aitante giovanotto era riuscita a diventare un’icona di bontà facendosi fare un paio di foto vicino a qualche negretto, è successo qui, nel nostro piccolo, anche col recentemente scomparso Mike Bongiorno.
Come al solito si sono sprecati i coccodrilli, lacrimosi ricordi di quanto era bellobuonobravoeumano ecc. ecc.

Beh, a me dispiace solo di una cosa: che non fosse crepato quando lo volevano fucilare i nazisti in quanto partigiano. Avrebbe fatto una figura migliore e meno danni.

No, perché Bongiorno è stato una colonna portante del processo di rincoglionimento della popolazione italiana, della trasformazione di due difetti come la stupidità e l’ignoranza in qualità necessarie per avere successo come persona, nella vita e nello spettacolo (che poi ormai è uguale). Umberto Eco in un famosissimo saggio lo aveva detto, e ho scoperto sul Manifesto di oggi (meno male che almeno loro si sono dati una regolata) che anche lo scrittore Luciano Bianciardi (se non avete mai letto “La Vita Agra” fatelo) aveva espresso un giudizio critico sul presentatore.
Grosso modo entrambi sostenevano che Mike Bongiorno fosse un campione di mediocrità: il migliore nel campo della mancanza di senso critico, del conformismo e dell’ignoranza, e che fosse proprio questa la radice del suo successo.

Mike Bongiorno era, parafrasando il film Zoolander, un modello di idiota, ed era diventato il veicolo dell’assunzione dell’idiozia a modello. Le famose gaffes invece di far dire al pubblico “ma guarda te questo imbecille” lo facevano diventare simpatico. Il non conoscere le risposte ai quiz venivano considerate “umiltà nel non volersi mettere al di sopra della gente” (questa l’ho letta davvero). Costanzo (altro bel personaggio) ieri al TG2, con l’occhio acquoso chiosava su come fosse bello che la gente che non sapeva le cose potesse riconoscersi in lui che era altrettanto ignorante, “normale” e “umano”.
Per non parlare del ruolo che ha avuto nella creazione del fenomeno Berlusconi (che però, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è la causa ma l’effetto dei problemi dell’Italia) e delle vergognose marchette che fece all’epoca della “discesa in campo” insieme ad altre cariatidi come la Zanicchi e Vianello (e mi sa che quella campagna elettorale se la ricordano tutti poco).

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E lo volevano fare pure Senatore a vita! Quindi, no, non mi dispiace che sia morto, anzi, direi “avanti il prossimo”, voglio Vianello, Costanzo, Baudo, la Zanicchi ecc. ecc. Sempre in attesa di gustare il boccone più gustoso…

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