NUN JE DA' RETTA ROMA…

* *

Stamane ho avuto modo di assistere all’ennesimo esempio di falsificazione della realtà a mezzo stampa (oddio calcolando che sto a parla’ di Leggo "stampa" è una parola un po’ forte, mi rendo conto…).

Le notizie sono queste due:

Attacchi ai cristiani, 14 morti in Kashmir.

Ohibò, finalmente! No, vabbè, scherzi a parte, leggendo il titolo uno capisce che 14 cristiani sono stati uccisi in Kashmir, giusto? Poi ti vai a leggere l’articolo e, sorpresa!

"
Almeno 14 persone sono state uccise negli scontri con la polizia, oltre un centinaio i feriti e gravissimi danni a edifici e proprietà governative. Una scuola privata appartenente a una chiesa missionaria protestante nel distretto di Baramulla è stata data alle fiamme stamattina da una folla inferocita che ha «impedito ai vigili del fuoco di raggiungere l’edificio di legno» come ha riferito l’agenzia cattolica Asianews."

Un po’diverso, no? Ci sono state proteste a cui sono seguiti scontri con la polizia in cui sono morti 14 manifestanti, contestualmente a queste proteste una scuola è stata data alle fiamme. Che è un po’diverso da una folla di fanatici che cerca di Ruandizzare il Kashmir aprendo la caccia al Cristiano (attività peraltro meritevole di essere inserita fra le discipline olimpiche).
Poi uno dice, ma vabbè, te te vai a legge quei giornalacci…a parte che quei giornalacci sono la robaccia più letta sui mezzi pubblici delle principali città italiane, non è che Repubblica e gli altri siano tanto meglio, provate a fare un giro. (Fanno eccezione come sempre il Manifesto e, ammetto che mi ha sorpreso, il Fatto).

Altra notiziuola buttata là sembra apposta per dare un’immagine fuorviante della realtà:

"Le pulizie? No,grazie, preferisco il marciapiede"

"
Romene, ragazze madri, di circa 23 anni, con un guadagno mensile tra i 5.000 e i 7.000 euro al mese e un livello culturale medio. Arrivano in Italia grazie al passaparola delle amiche e ci restano in media 2 anni, ma qui spesso rifiutano lavori da mille euro al mese come quello della colf. Alcune di loro aspirano ad iscriversi all’università del proprio Paese. Questo l’identikit delle lucciole a Roma, secondo quanto emerge da uno studio sulla prostituzione condotto dalle psicologhe della Questura di Roma.
Le interviste informative, a cui le prostitute consenzienti sono state sottoposte
, hanno evidenziato che nella maggior parte dei casi i figli delle squillo sono affidati alle famiglie d’origine, che vivono in Romania. In media restano in Italia due anni, con l’obiettivo di tornare nel proprio Paese, dove alcune di loro vorrebbero poi iscriversi all’università. I parenti, che ricevono benefici economici, in numerosi casi non sanno della loro vera attività svolta in Italia. Loro non hanno la percezione del rischio a cui si espongono: non hanno paura di contrarre malattie, nè di incappare in clienti violenti. Le intervistate non smetterebbero di prostituirsi, se non per un’attività più redditizia, e comunque non nell’immediatezza. In pochi casi emerge una condizione di sfruttamento. Qualcuna ha detto di essersi già prostituita in Spagna o di aver comunque lavorato in locali a luci rosse in Germania o in altri Paesi europei. "


Beh, mi sembra affidabile come ricerca. Tranquilli, continuate pure ad andare a puttane, tanto alle rumene je piace…so’ tutte un po’ mignotte. Complimenti anche alla Questura.

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SI DICEVA RICOMINCIAMO CON LE COSE SERIE…




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Dove eravamo rimasti?

Mi  ripiglio dopo l’indegna paralisi neuronale che mi ha provocato l’evoluzione inaspettata e comunque esaltante del caNpionato di calcio e rimetto in funzione il cervello, piano piano sto cercando di fare un po’ di riabilitazione, e di ritornare a livelli alcoolici e di stress accettabili.

Giusto per commentare al volo e rapidamente un paio di notiziole.

La prima è che a sorpresa è stata ribaltata in appello la sentenza di primo grado sui fatti di Genova, in particolare della notte cilena della Diaz. E’ una buona notizia anche se temo che tanto in cassazione li salveranno. Attendo solo che Fazio richiami in trasmissione Gratteri a dirci quanto è bello e buono il super-sbirro ora che gli hanno dato 4 anni.

C’è poi un’altra notizia che mi ha colpito, o meglio, mi ha fatto accapponare la pelle, ho avuto la sensazione che avrebbe uno calato in un pozzo con le pareti tappezzate di ragni pelosi da un chilo, che ti sfiorano mentre tu scendi piano piano e sul fondo del pozzo vedi ad aspettarti Klaus Davi. Circondato da cose schifose, e la situazione va peggiorando, non so se ho reso…

Mi riferisco alla manifestazione di Domenica scorsa a San Pietro, dove associazioni cattoliche di vario genere, da Militia Christi all’Azione Cattolica ad altri gruppi con nomi talmente pazzeschi che in confronto i “Samurai di Cristo” di Don Zauker paiono roba verosimile, hanno espresso solidarietà e vicinanza al Santo Padre® per i recenti attacchi seguiti all’esplodere dello scandalo pedofolia. Poverino, hanno ragione: in fondo hanno coperto per decenni (secoli?) i preti pedofili e solo dopo che sono stati sputtanati in mezzo mondo hanno finalmente detto due paroline in proposito, ovviamente solo per salvare la faccia, si sono beccati complimentoni da giornali e tg per le “parole coraggiose” pronunciate, mi sembra il minimo che anche i genitori di migliaia di potenziali vittime esprimano solidarietà e vicinanza a questa gente. Anzi guarda, se c’avevo un figlio glielo pistavo nel culo io per solidarietà, vai. Non vedo l’ora di sentire Povia a Sanremo cantare delle gioie del sesso preadolescenziale.

Ultima cosa, giusto per essere sicuri di aver guadagnato la mia dose di dannazione quotidiana. Pare abbiano beccato subito, dopo sole 7 vittime il presunto serial killer delle vecchiette qui a Roma. Mai che si riesca a fare niente come cristo comanda in ‘sto cazzo de paese…

Musica, maestro!


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CORSO DI GIORNALISMO DI REPUBBLICA

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(notare come titola l’editoriale sulla colonna di destra, se non leggete cliccate qui che si vede meglio)

Lo so, vi trascuro, mi spiace ma sono preso da tante cose (non è vero è che non mi viene da scrivere un cazzo e in questi ultimi tempi sono stato divorato dall’ansia calcistica), proviamo a riprendere un po’.

Oggi parliamo di Giornalismo, quello con la “gi” maiuscola, di Repubblica, per la serie “cosa non si inventa per glissare sull’ennesima partita della Maggica buttata al vento per colpa dell’isterismo dal quale non ci libereremo mai finchè non chiudiamo a colpi di molotov tutte le radio e le TV locali che parlano solo di calcio”.

Giornalismo, dicevamo. Come ho già avuto modo di scrivere mi capita di comprare spesso la Repubblica, essenzialmente per due motivi: il primo è che il Lunedì mi vergogno troppo a comprare il Corriere dello Sport per leggere delle partite e mi piace l’inserto sportivo di Repubblica soprattutto per le due mini rassegne, nazionali e locali, relative alle peggiori cazzate dette dai media, interviste improbabili, sfondoni lessicali ecc. ecc.; il secondo motivo è che il Venerdì c’è l’inserto omonimo, che ritengo essere la miglior lettura da cacata in circolazione, insieme ovviamente al Dizionario dei Serial Killer che tengo in bagno…

C’è una cosa che non sopporto e sulla quale non posso più tacere, che mi irrita ogni volta che leggo Repubblica, ma che ho notato riguarda tantissimi giornali. I titoli degli editoriali.

Andate anche oggi, sul sito, c’è un titolo sui fatti di Atene che così recita: “Quei black bloc pronti a tutto”. A parte il solito errore sul nome, dato che “black bloc” significa blocco nero, è singolare, è IL black bloc, è come se dicessi “i polizia” o “i partito comunista”, io non capisco perchè ogni volta che un giornalista vuole tirarsela e provare a fare un’analisi, di solito a cazzo di cane e a colpi di stereotipi moralisti, su un qualsiasi argomento, deve scrivere un pezzo il cui titolo comincia con “quei” o quel”.

No, veramente, sono l’unico che ci ha fatto caso? Provate ad andare su google news, fate una ricerca con “quel” e subito saltano fuori almeno tre articoli: “Quei litigi in famiglia sul generale borbonico”, “Quei tre a caccia di elettori green”, “Quei tifosi malati di rancore”. Boh, non capisco il senso di questa formula, la comincio a trovare anche fastidiosa, che cazzo c’è una regola interna per cui Repubblica non va in stampa se non c’è almeno un articolo il cui titolo comincia così?

Significa che io non faccio il giornalista perchè non ho titolato questo pezzo “Quegli articoli dei giornali che cominciano con ‘quei’”?

Su, ragazzi, non è possibile che non sappiate trovare un’altra formula, che ne so, restando al black bloc, potreste farla più cinematografica, “pronti a tutto”, oppure scientifica, “blac block: anarchici pronti a tutto”, persino erotica “neri pronti a tutto”, epica, “gli incendiari vestiti di nero” (tipo l’esercito di Zorro), sennò potete andare sul sicuro con un “viva la fica” che per il pubblico medio va sempre bene per qualsiasi cosa, tanto anche ammesso che l’articolo poi lo leggano davvero non ci capirebbero un cazzo lo stesso. Hanno capito tutto i tabloid inglesi, con la loro famosa terza pagina: una bella tettona e passa la paura. “Quella tettona in terza pagina”, anzi.

ROSARNO, BANLIEUE ITALIA


In Calabria i negri si picchiano con i terroni, poi i terroni sparano ai negri. Inizialmente ho pensato fosse un nuovo canale porno del digitale terrestre per leghisti, poi ho visto che era il TG3 delle 19. Comunque immagino Cota e Calderoli che ce l’hanno più duro del solito a vedere ‘sta roba…
Saviano fa notare giustamente che i criminali i problemi con la ‘ndrangheta li discutono attorno ad un tavolo, questi sono gli unici che hanno avuto il coraggio di metterci la faccia (e il corpo) e di fare un po’ di casino, come a Castel Volturno, invece di baciarci le mani a Zu’ Tanu. Poi non resiste alla tentazione di dire una cazzata, gli capita, checchè ne dica Fazio.
"Certo, i metodi sono discutibili…"

Discutibili un cazzo.

Li sfruttano come schiavi, li trattano come bestie, li fanno vivere come topi nelle discariche e nelle fabbriche abbandonate. Per non fare loro mancare niente gli sparano anche addosso.
Alle spalle del bravo cronista che racconta la preoccupazione e la paura della Brava Gente del Paese si accalcano cialtroni sorridenti che si danno di gomito perchè sono in TV, ma la notizia che due clandestini sono stati gambizzati a colpi di lupara è ancora da verificare.
Intanto il Comune del Paese della Brava Gente del Paese rimane commissariato per le infiltrazioni ‘ndranghetiste nell’Amministrazione democraticamente eletta.

Dovrebbero farci le decorazioni natalizie con le budella della Brava Gente*.

Discutibili un cazzo.

* Non solo di Rosarno, a me la Brava Gente sta sul cazzo tutta. Meglio le cattive compagnie.

SUL CASO MARRAZZO




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Avevo pensato di scrivere al mio amico Ezio, da lettore saltuario del suo giornale (lo compro due volte a settimana: il Venerdì per l’omonimo settimanale ideale per i momenti di riflessione mattutina sulla tazza del cesso e il Lunedì perché mi vergogno a comprare il Corriere dello Sport per leggere delle partite) per fargli un piccolo appunto: oggi il caso Marrazzo è solo a pagina 10, dopo 5 pagine di primarie del PD (e vabbè…) e dopo i pezzi sull’autobomba a Baghdad (sai che novità…). Dopo che ci hanno devastato il partrimonio testicolare per mesi con ‘ste 10 domande a Berlusconi (personalmente l’unica parte della storia che mi interessa è quella relativa alla modalità con la quale vengono decise le candidature, ma è un aspetto che è stato appena sfiorato di tutta la storia), mi pare un po’ poco, visto che il caso Marrazzo è il “caso del giorno” molto di più, delle primarie dall’esito scontato del PD e dell’ennesima strage.

Secondo me l’affaire Marrazzo è interessante se analizzato da un certo punto di vista, che non è ovviamente quello morboso e “pecoreccio” con il quale viene trattato dai giornali (Libero e il Giornale, tanto per fare due nomi) o dai TG.

Innanzitutto mi intriga la strana coincidenza relativa all’ubicazione dell’appartamento in cui si è consumato il blitz. Via Gradoli, uno dei covi delle BR in cui sarebbe stato tenuto Moro, un palazzo che avrebbe avuto la particolarità di essere in parte di proprietà dei Servizi Segreti. Sono complottista io o è strano che proprio un palazzo del genere (gli appartamenti sono ancora della stessa proprietà?) sia stato teatro di un fatto del genere?

Mi spiace per Marrazzo, se avesse avuto un po’ più di prontezza di spirito avrebbe detto che era lì solo per vedere se c’era qualche memoriale dietro ai termosifoni…

Andiamo avanti: io sono uno che pensa sempre male e non posso non notare che tutto il caso sembra un trappolone organizzato ad arte per tirare in mezzo a una storia torbida anche un pezzo grosso del PD, i fatti si svolgono proprio contemporaneamente all’infuriare dei casi Noemi e D’Addario, e trovo inquietante il fatto che ci siano dei Carabinieri che si prestano a giochetti del genere per loro stessa ammissione (e a ‘sto punto sarebbe il caso che ci dicessero anche CHI li avrebbe coinvolti nel complotto di cui parlano). Anche qui, il fatto non è che Marrazzo andava a Trans o si faceva qualche striscia di coca, il fatto è che nei CC ci sono soggetti che ricattano il Presidente della Regione Lazio.

Anche dal punto di vista mediatico appare evidente che tutta questa storia pare avere dietro una strategia e quindi un “mandante”: manganello mediatico come nei casi Boffo e Mesiano, ipocrtita buonismo da parte di Berlusconi nel far sapere che aveva avvertito Marrazzo e che le sue riviste non avevano accettato il ghiotto boccone che era stato offerto loro dai ricattatori (salvo poi massacrarlo ora che la storia è stata fatta uscire), annullamento dell’attenzione sugli scandali relativi al Presidente del Consiglio, un po’di fango sulle primarie del PD che non fa mai male e eliminazione di un candidato forte per le prossime regionali.

Sempre per fare un po’di dietrologia, ci sarebbe anche da ragionare sul fatto che non è la prima volta che esponenti politici del Lazio vengono “attenzionati” con modalità inquietanti, ricordate “Storhacker”? Anche lì si parlò di un coinvolgimento di ambienti “segreti e servizievoli”.

Concludo con una nota di colore: ma che cazzo di scaldabagni si faceva Marrazzo? No, davvero, ma le avete viste le foto? Vicino casa mia ne abitano un paio che a confronto sembrano la Schiffer…


INFORMAZIONE IN LIBERTÀ

Domenica al TG Regione di Rai 3 ho visto una delle scene più belle di sempre.
La “notizia” era che grazie ai controlli fatti su forum e community online si era sventata una serie di “risse fra bande” di giovani romani, che si sarebbero dati appuntamento per pestarsi. Ora, non parliamo di malavita o di bande di teppisti stile “Guerrieri della Notte”, ma di gruppi di “Emo” e di “Truzzi” (non ho idea di cosa possano essere, ma nel dubbio direi Zyklon B) che in nome di un odio atavico si scambiano insulti in rete e avrebbero deciso di passare dalle parole ai fatti.
Beh, c’era un maresciallo, un colonnello non so che dei carabinieri, in uniforme e tutto, che spiegava ad una giornalista abbastanza perplessa come ecco ,sì, fra gli Emo e i Truzzi non corre buon sangue e ci sono stati episodi anche violenti con Truzzi che pestavano Emo e viceversa. Surreale. La faccia dei due era fantastica, mi chiedo quante volte avranno dovuto girare l’intervista, io solo al pensiero di dover pronunciare la parola “Truzzi” davanti a una telecamera sarei colto da una crisi di riso irrefrenabile.
Sarà che sono di un’altra generazione e che sto diventando sempre più vecchio e astioso, ma se penso a questa cosa mi viene in mente il caro George Carlin e immagino che sì, questi fenomeni andrebbero incoraggiati e non fermati, che si esprimano, facciano i loro combattimenti rituali, la società dovrebbe agevolarli, con armi e anfetamine. Le armi per loro, le anfetamine per i Rottweiler a cui dovremmo affidare i superstiti.

Ma la notizia del giorno è la cancellazione della prima puntata di Ballarò, in programma stasera su Raitre, motivata dalla Rai con lo spostamento in prima serata di uno speciale di Porta a Porta con ospite Berlusconi in cui si sarebbero mostrate le immagini della “consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi”. Praticamente uno spottone osceno, la solita marchetta di Vespa (altro che la D’Addario, in confronto a Vespa quelle sulla salaria sono frati cappuccini) sempre prono e pronto a scattare ogni volta che il Capo (chiunque sia in quel momento) schiocca le dita.
La ciliegina sulla torta è che anche Matrix, trasmissione di approfondimento di Canale 5, non andrà in onda. “Motivi tecnici”, dicono da Mediaset, che incidentalmente è di proprietà del Presidente del Consiglio che sarebbe dovuto andare in contemporanea su Raiuno.
Poi c’è la storia di Report a cui vogliono togliere la copertura legale, e c’è l’ostruzionismo contro Annozero…

Non so voi, ma io il 19 alla manifestazione ci vado.

La mia fissazione con la TV e con l’informazione televisiva non dipende dal fatto che sono un teledipendente e che mio malgrado anche io ho il cervello fottuto dalla televisione (ok, non è solo la televisione…andate un po’a fare in culo…), ma, non mi stancherò mai di ripeterlo, dal fatto che anche se fa tanto radical chic snobbare la televisione e fa tanto ggiovane dire “tanto c’è la rete”, l’Italia è un paese dove l’80% della popolazione ha come unico mezzo di informazione, e conseguentemente di creazione delle proprie opinioni, la televisione. Questo significa che dieci minuti di Vespa in prima serata “pesano” quanto mille beppegrilli.
Tra l’altro ancora una volta Grillo conferma di non capire un cazzo, quando invece di schierarsi contro la delirante pretesa di Berlusconi di poter denunciare i giornali che scrivono cose che non gli garbano e di aderire alla manifestazione del 19 che è sacrosanta continua a delirare sulla fine della stampa e della televisione…non tutti hanno la fortuna di vendere tanti DVD e libri come lui e Travaglio e la Galbanelli, con tutto il bene che le voglio non credo possa riempire i teatri come lui, se chiudessero Report glieli paga lui gli stipendi alla redazione e ai giornalisti? O glieli pagano i bannerini di GoogleAds?

Ah, e se ce la faccio forse faccio un salto anche qui.

A’ LIVELLA

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Diceva Totò che la morte è una livella, che dopo morti siamo tutti uguali, principi e monnezzari.
Beh, magari fosse davvero così: purtroppo, nella società dello spettacolo, dopo la morte resta il ricordo e la memoria, e la memoria e soprattutto il “peso” dei morti non sono uguali per tutti. Citando Orwell, così come per la legge anche per la morte qualcuno “è più uguale degli altri”. Ho pensato questo quando ho letto questa notizia: un detenuto in un carcere che ha attuato uno sciopero della fame e che alla fine è davvero morto, potremmo dire che è stato lasciato morire.
Curioso, in un paese in cui lasciarsi morire a tutti gli altri non viene riconosciuto, a pochi giorni dalla discussione alla Camera del disegno di legge sul Testamento Biologico…

La memoria, dicevo. Quando uno famoso muore viene automaticamente santificato, era successo a livello mondiale a Lady Diana, una stronza ricca e snob che fra un party a corte e una sgroppata con qualche aitante giovanotto era riuscita a diventare un’icona di bontà facendosi fare un paio di foto vicino a qualche negretto, è successo qui, nel nostro piccolo, anche col recentemente scomparso Mike Bongiorno.
Come al solito si sono sprecati i coccodrilli, lacrimosi ricordi di quanto era bellobuonobravoeumano ecc. ecc.

Beh, a me dispiace solo di una cosa: che non fosse crepato quando lo volevano fucilare i nazisti in quanto partigiano. Avrebbe fatto una figura migliore e meno danni.

No, perché Bongiorno è stato una colonna portante del processo di rincoglionimento della popolazione italiana, della trasformazione di due difetti come la stupidità e l’ignoranza in qualità necessarie per avere successo come persona, nella vita e nello spettacolo (che poi ormai è uguale). Umberto Eco in un famosissimo saggio lo aveva detto, e ho scoperto sul Manifesto di oggi (meno male che almeno loro si sono dati una regolata) che anche lo scrittore Luciano Bianciardi (se non avete mai letto “La Vita Agra” fatelo) aveva espresso un giudizio critico sul presentatore.
Grosso modo entrambi sostenevano che Mike Bongiorno fosse un campione di mediocrità: il migliore nel campo della mancanza di senso critico, del conformismo e dell’ignoranza, e che fosse proprio questa la radice del suo successo.

Mike Bongiorno era, parafrasando il film Zoolander, un modello di idiota, ed era diventato il veicolo dell’assunzione dell’idiozia a modello. Le famose gaffes invece di far dire al pubblico “ma guarda te questo imbecille” lo facevano diventare simpatico. Il non conoscere le risposte ai quiz venivano considerate “umiltà nel non volersi mettere al di sopra della gente” (questa l’ho letta davvero). Costanzo (altro bel personaggio) ieri al TG2, con l’occhio acquoso chiosava su come fosse bello che la gente che non sapeva le cose potesse riconoscersi in lui che era altrettanto ignorante, “normale” e “umano”.
Per non parlare del ruolo che ha avuto nella creazione del fenomeno Berlusconi (che però, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è la causa ma l’effetto dei problemi dell’Italia) e delle vergognose marchette che fece all’epoca della “discesa in campo” insieme ad altre cariatidi come la Zanicchi e Vianello (e mi sa che quella campagna elettorale se la ricordano tutti poco).

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E lo volevano fare pure Senatore a vita! Quindi, no, non mi dispiace che sia morto, anzi, direi “avanti il prossimo”, voglio Vianello, Costanzo, Baudo, la Zanicchi ecc. ecc. Sempre in attesa di gustare il boccone più gustoso…

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