TERRORISMO MEDIATICO

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Il fatto citato in questo servizio, a chiunque abbia un minimo di sale in zucca appare per quello che è: una vivace ma civilissima contestazione a un sindacato che in questi ultimi tempi, diciamo una ventina d’anni, ha avuto atteggiamenti e posizioni a dir poco discutibili relativamente a concessioni richieste e fatte ai cosiddetti "padroni".

Piccola premessa: quando Enrico Mentana ha preso la direzione del TG7, in giro, negli ambienti della cosiddetta opposizione, il tono dei commenti era più o meno unanime: pompini a vicenda e al riccioluto neo-direttore.

http://www.agoravox.it/Superchicco-Mentana-e-il-suo.html

(un esempio sufficiente a dare l’idea).

Bene, io sinceramente trovo che Mentana abbia trasformato un buon tg come lo era il TG7 in una vetrina personale in cui il conduttore, lui stesso, snocciola perle di banalità e qualunquismo sconcertanti a commento di ogni notizia che cita, al punto che il tempo occupato dai suoi sermoni da parroco grosso modo è lo stesso occupato dai servizi in cui si danno le notizie.

Detto questo, torniamo alla contestazione alla CISL. Mentana, non unico, ha parlato di "violenza" riferendosi alla contestazione di ieri, si sono sentiti toni da anni di piombo, Sacconi (uno che se non ci fosse bisognerebbe inventare un modo per evitare che possano inventarlo) ha parlato di "terrorismo" e così via. Hanno dato degli "squadristi" ai contestatori, si è parlato di clima d’odio e così via.

A questo punto chiedo aiuto, visto che evidentemente sono io che utilizzo male i termini. Se accendere due fumogeni e tirare due uova significa fare "violenza", ripempire di manganellate gli operai di Pomigliano, di Melfi e di tante altre realtà in lotta contro le porcate attuate dai signori con cui Bonanni firma accordi separati contro la CGIL e la FIOM cosa sarebbe? Se chi contesta animatamente ma civilmente un sindacato che non fa il suo lavoro (mo’ non voglio fare l’elogio della CGIL perchè anche là ce ne sarebbero di cose da discutere, ma c’è comunque un limite della decenza) è uno "squadrista" chi manda i suoi sbirri a picchiare gli operai che difendono il proprio posto di lavoro cosa sarebbe?

No, perchè se vogliamo usare termini corretti, a casa mia uno come Mentana sarebbe un CAZZARO IPOCRITA, uno come Marchionne uno SCHIFOSO SFRUTTATORE e Bonanni semplicemente uno STRONZO.

Ooohhhh…..e ce l’avevo qui da ieri sera…..

* *

NUN JE DA' RETTA ROMA…

* *

Stamane ho avuto modo di assistere all’ennesimo esempio di falsificazione della realtà a mezzo stampa (oddio calcolando che sto a parla’ di Leggo "stampa" è una parola un po’ forte, mi rendo conto…).

Le notizie sono queste due:

Attacchi ai cristiani, 14 morti in Kashmir.

Ohibò, finalmente! No, vabbè, scherzi a parte, leggendo il titolo uno capisce che 14 cristiani sono stati uccisi in Kashmir, giusto? Poi ti vai a leggere l’articolo e, sorpresa!

"
Almeno 14 persone sono state uccise negli scontri con la polizia, oltre un centinaio i feriti e gravissimi danni a edifici e proprietà governative. Una scuola privata appartenente a una chiesa missionaria protestante nel distretto di Baramulla è stata data alle fiamme stamattina da una folla inferocita che ha «impedito ai vigili del fuoco di raggiungere l’edificio di legno» come ha riferito l’agenzia cattolica Asianews."

Un po’diverso, no? Ci sono state proteste a cui sono seguiti scontri con la polizia in cui sono morti 14 manifestanti, contestualmente a queste proteste una scuola è stata data alle fiamme. Che è un po’diverso da una folla di fanatici che cerca di Ruandizzare il Kashmir aprendo la caccia al Cristiano (attività peraltro meritevole di essere inserita fra le discipline olimpiche).
Poi uno dice, ma vabbè, te te vai a legge quei giornalacci…a parte che quei giornalacci sono la robaccia più letta sui mezzi pubblici delle principali città italiane, non è che Repubblica e gli altri siano tanto meglio, provate a fare un giro. (Fanno eccezione come sempre il Manifesto e, ammetto che mi ha sorpreso, il Fatto).

Altra notiziuola buttata là sembra apposta per dare un’immagine fuorviante della realtà:

"Le pulizie? No,grazie, preferisco il marciapiede"

"
Romene, ragazze madri, di circa 23 anni, con un guadagno mensile tra i 5.000 e i 7.000 euro al mese e un livello culturale medio. Arrivano in Italia grazie al passaparola delle amiche e ci restano in media 2 anni, ma qui spesso rifiutano lavori da mille euro al mese come quello della colf. Alcune di loro aspirano ad iscriversi all’università del proprio Paese. Questo l’identikit delle lucciole a Roma, secondo quanto emerge da uno studio sulla prostituzione condotto dalle psicologhe della Questura di Roma.
Le interviste informative, a cui le prostitute consenzienti sono state sottoposte
, hanno evidenziato che nella maggior parte dei casi i figli delle squillo sono affidati alle famiglie d’origine, che vivono in Romania. In media restano in Italia due anni, con l’obiettivo di tornare nel proprio Paese, dove alcune di loro vorrebbero poi iscriversi all’università. I parenti, che ricevono benefici economici, in numerosi casi non sanno della loro vera attività svolta in Italia. Loro non hanno la percezione del rischio a cui si espongono: non hanno paura di contrarre malattie, nè di incappare in clienti violenti. Le intervistate non smetterebbero di prostituirsi, se non per un’attività più redditizia, e comunque non nell’immediatezza. In pochi casi emerge una condizione di sfruttamento. Qualcuna ha detto di essersi già prostituita in Spagna o di aver comunque lavorato in locali a luci rosse in Germania o in altri Paesi europei. "


Beh, mi sembra affidabile come ricerca. Tranquilli, continuate pure ad andare a puttane, tanto alle rumene je piace…so’ tutte un po’ mignotte. Complimenti anche alla Questura.

CORSO DI GIORNALISMO DI REPUBBLICA

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(notare come titola l’editoriale sulla colonna di destra, se non leggete cliccate qui che si vede meglio)

Lo so, vi trascuro, mi spiace ma sono preso da tante cose (non è vero è che non mi viene da scrivere un cazzo e in questi ultimi tempi sono stato divorato dall’ansia calcistica), proviamo a riprendere un po’.

Oggi parliamo di Giornalismo, quello con la “gi” maiuscola, di Repubblica, per la serie “cosa non si inventa per glissare sull’ennesima partita della Maggica buttata al vento per colpa dell’isterismo dal quale non ci libereremo mai finchè non chiudiamo a colpi di molotov tutte le radio e le TV locali che parlano solo di calcio”.

Giornalismo, dicevamo. Come ho già avuto modo di scrivere mi capita di comprare spesso la Repubblica, essenzialmente per due motivi: il primo è che il Lunedì mi vergogno troppo a comprare il Corriere dello Sport per leggere delle partite e mi piace l’inserto sportivo di Repubblica soprattutto per le due mini rassegne, nazionali e locali, relative alle peggiori cazzate dette dai media, interviste improbabili, sfondoni lessicali ecc. ecc.; il secondo motivo è che il Venerdì c’è l’inserto omonimo, che ritengo essere la miglior lettura da cacata in circolazione, insieme ovviamente al Dizionario dei Serial Killer che tengo in bagno…

C’è una cosa che non sopporto e sulla quale non posso più tacere, che mi irrita ogni volta che leggo Repubblica, ma che ho notato riguarda tantissimi giornali. I titoli degli editoriali.

Andate anche oggi, sul sito, c’è un titolo sui fatti di Atene che così recita: “Quei black bloc pronti a tutto”. A parte il solito errore sul nome, dato che “black bloc” significa blocco nero, è singolare, è IL black bloc, è come se dicessi “i polizia” o “i partito comunista”, io non capisco perchè ogni volta che un giornalista vuole tirarsela e provare a fare un’analisi, di solito a cazzo di cane e a colpi di stereotipi moralisti, su un qualsiasi argomento, deve scrivere un pezzo il cui titolo comincia con “quei” o quel”.

No, veramente, sono l’unico che ci ha fatto caso? Provate ad andare su google news, fate una ricerca con “quel” e subito saltano fuori almeno tre articoli: “Quei litigi in famiglia sul generale borbonico”, “Quei tre a caccia di elettori green”, “Quei tifosi malati di rancore”. Boh, non capisco il senso di questa formula, la comincio a trovare anche fastidiosa, che cazzo c’è una regola interna per cui Repubblica non va in stampa se non c’è almeno un articolo il cui titolo comincia così?

Significa che io non faccio il giornalista perchè non ho titolato questo pezzo “Quegli articoli dei giornali che cominciano con ‘quei’”?

Su, ragazzi, non è possibile che non sappiate trovare un’altra formula, che ne so, restando al black bloc, potreste farla più cinematografica, “pronti a tutto”, oppure scientifica, “blac block: anarchici pronti a tutto”, persino erotica “neri pronti a tutto”, epica, “gli incendiari vestiti di nero” (tipo l’esercito di Zorro), sennò potete andare sul sicuro con un “viva la fica” che per il pubblico medio va sempre bene per qualsiasi cosa, tanto anche ammesso che l’articolo poi lo leggano davvero non ci capirebbero un cazzo lo stesso. Hanno capito tutto i tabloid inglesi, con la loro famosa terza pagina: una bella tettona e passa la paura. “Quella tettona in terza pagina”, anzi.

SUL CASO MARRAZZO




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Avevo pensato di scrivere al mio amico Ezio, da lettore saltuario del suo giornale (lo compro due volte a settimana: il Venerdì per l’omonimo settimanale ideale per i momenti di riflessione mattutina sulla tazza del cesso e il Lunedì perché mi vergogno a comprare il Corriere dello Sport per leggere delle partite) per fargli un piccolo appunto: oggi il caso Marrazzo è solo a pagina 10, dopo 5 pagine di primarie del PD (e vabbè…) e dopo i pezzi sull’autobomba a Baghdad (sai che novità…). Dopo che ci hanno devastato il partrimonio testicolare per mesi con ‘ste 10 domande a Berlusconi (personalmente l’unica parte della storia che mi interessa è quella relativa alla modalità con la quale vengono decise le candidature, ma è un aspetto che è stato appena sfiorato di tutta la storia), mi pare un po’ poco, visto che il caso Marrazzo è il “caso del giorno” molto di più, delle primarie dall’esito scontato del PD e dell’ennesima strage.

Secondo me l’affaire Marrazzo è interessante se analizzato da un certo punto di vista, che non è ovviamente quello morboso e “pecoreccio” con il quale viene trattato dai giornali (Libero e il Giornale, tanto per fare due nomi) o dai TG.

Innanzitutto mi intriga la strana coincidenza relativa all’ubicazione dell’appartamento in cui si è consumato il blitz. Via Gradoli, uno dei covi delle BR in cui sarebbe stato tenuto Moro, un palazzo che avrebbe avuto la particolarità di essere in parte di proprietà dei Servizi Segreti. Sono complottista io o è strano che proprio un palazzo del genere (gli appartamenti sono ancora della stessa proprietà?) sia stato teatro di un fatto del genere?

Mi spiace per Marrazzo, se avesse avuto un po’ più di prontezza di spirito avrebbe detto che era lì solo per vedere se c’era qualche memoriale dietro ai termosifoni…

Andiamo avanti: io sono uno che pensa sempre male e non posso non notare che tutto il caso sembra un trappolone organizzato ad arte per tirare in mezzo a una storia torbida anche un pezzo grosso del PD, i fatti si svolgono proprio contemporaneamente all’infuriare dei casi Noemi e D’Addario, e trovo inquietante il fatto che ci siano dei Carabinieri che si prestano a giochetti del genere per loro stessa ammissione (e a ‘sto punto sarebbe il caso che ci dicessero anche CHI li avrebbe coinvolti nel complotto di cui parlano). Anche qui, il fatto non è che Marrazzo andava a Trans o si faceva qualche striscia di coca, il fatto è che nei CC ci sono soggetti che ricattano il Presidente della Regione Lazio.

Anche dal punto di vista mediatico appare evidente che tutta questa storia pare avere dietro una strategia e quindi un “mandante”: manganello mediatico come nei casi Boffo e Mesiano, ipocrtita buonismo da parte di Berlusconi nel far sapere che aveva avvertito Marrazzo e che le sue riviste non avevano accettato il ghiotto boccone che era stato offerto loro dai ricattatori (salvo poi massacrarlo ora che la storia è stata fatta uscire), annullamento dell’attenzione sugli scandali relativi al Presidente del Consiglio, un po’di fango sulle primarie del PD che non fa mai male e eliminazione di un candidato forte per le prossime regionali.

Sempre per fare un po’di dietrologia, ci sarebbe anche da ragionare sul fatto che non è la prima volta che esponenti politici del Lazio vengono “attenzionati” con modalità inquietanti, ricordate “Storhacker”? Anche lì si parlò di un coinvolgimento di ambienti “segreti e servizievoli”.

Concludo con una nota di colore: ma che cazzo di scaldabagni si faceva Marrazzo? No, davvero, ma le avete viste le foto? Vicino casa mia ne abitano un paio che a confronto sembrano la Schiffer…


MILITANZA


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No, perché siccome siamo persone serie quando c’è da andare si va. Mozione d’ordine, compagni. Sabato si doveva andare, puntuali, compagni, alle 3 a Piazzale Flaminio, giusto il tempo di rendersi conto che è come darsi la punta per il concerto del Primo Maggio davanti a Coin a San Giovanni (per chi non è di Roma o non lo sa, il primo maggio c’è più gente che si cerca davanti a Coin che dentro Piazza San Giovanni a sentire il concerto).

Minchia, non pensavamo ci sarebbe stata davvero così tanta gente, cerchiamo di aprirci un varco fra la folla, arriviamo in un punto dove si sta un po’ più larghi, ma dura poco, cerchiamo di passare da dietro, proviamo a raggiungere l’altro lato della piazza, magari se arrivano tutti da Piazzale Flaminio dall’altra parte non sembra di stare dentro al 913 alle 8 di mattina. Macchè…è anche peggio, un pezzo ce lo siamo persi, noi riusciamo ad arrivare a via del Corso, davanti al cinema Metropolitan, che è l’unico punto dove riesci a stare staccato da chi ti è vicino, davanti e dietro. “Oh, deve essere un bel film, guarda che fila…”, Cerco di sdrammatizzare, finchè ci rendiamo conto che ci abbiamo messo due cazzo di ore a passare da una parte all’altra della piazza, siamo distrutti e ancora non ha iniziato a parlare nessuno. A questo punto si impone una scelta politica. Birra.

C’è un supermercato qui vicino, lo so, non sia mai che regalo 4 euro a birra a questi strozzini che poi votano pure tutti a destra, tutto sta a ricordarsi dove cazzo è il supermercato. Ci viene in aiuto un coatto, pare uscito da un film di Verdone, che ci dà indicazioni del tutto opposte a quello che ci stavamo dicendo da venti minuti, ma noi siamo rincoglioniti, lui peggio di noi più di tanto non può stare, quindi ci fidiamo e in effetti troviamo un supermercato, dietro alla vecchia sede del PSI, la politica che ritorna, i corsi e i ricorsi a via del Corso…

E insomma la serietà e lo spessore della nostra azione politica trovano il giusto compimento davanti al supermercato dei bimbiminkia a via del corso, a bere canadesi di birra fresca a un euro l’una, prezzo politico, ovvio, mentre oratori che non sentiamo e dei quali, diciamocelo, dopo un paio di birre non ce ne frega niente, arringano una folla schiacciata e stremata.

In tutto questo all’improvviso un’apparizione. Etereo, come lo spettro del padre di Amleto, si staglia davanti a noi Piero Fassino, che andava a fare la sua inutile comparsata alla manifestazione. Prima che possiamo lanciargli una bottiglia viene avvicinato da un paio di ragazzini con magliettina dell’Unità d’ordinanza, meglio lasciar perdere. Però che impressione Fassino dal vivo. E io una volta dal vivo ho visto Cossiga, agli spettacoli agghiaccianti ci dovrei essere abituato.

Innanzitutto dal vivo è peggio. È più verde, pare appena scappato dal museo egizio di Torino. No, veramente, è verde. Poi è alto alto alto e magro magro magro, in realtà sembrano solo i vestiti vuoti che se ne vanno in giro da soli. E soprattutto è trasparente. Non solo politicamente, dico proprio fisicamente, quando si è fermato a salutare i pischelli sono sicuro di essere riuscito a vedergli attraverso. Che poi immaginatevi la scena, Fassino che si volta e sorride. ODDIO NOOOOOOOOOO. Peggio de Taddei…