Di nuovo sul treno per Roma, come diceva uno che non mi ricordo, "la cosa più bella di Milano". Il viaggio promette male: leggero ritardo, sosta a Rogoredo, il bar della stazione ha finito le ceres e al mio posto, tra l'altro uno di quelli belli senza vicino, un posto singolo in frecciarossa, c'è una tipa con l'iPad.
"Scusi, credo quello sia il mio posto". Guarda il 15, altro singolo dall'altro lato della carrozza.
"Non può provare quello che è vuoto, vero? Vuole proprio questo…"
La guardo gelido, convinto che abbia anche la Smart, oltre all'iPad, reprimendo l'istinto di colpirla fortissimo con la borsa nella quale ho nell'ordine una cartellina, un ombrello, un pc portatile, un mazzo di chiavi e una bottiglia di becks. Mi trattengo solo per salvare la becks.
"Beh, se arriva il proprietario di quello non voglio alzarmi io".
Per cattiveria una volta accomodatomi le chiedo di guardarmi la roba, che devo andare a pisciare. Torno che ovviamente parla al cellulare dei cazzi suoi a voce altissima, non sia mai che  qualcuno possa non voler sapere che una sua amica che si è lasciata con il tipo usa la sua crisi passata per curare la propria. Penso che se bevo la becks forse dopo posso colpirla con la bottiglia.
Mi siedo e mi viene in mente che dopo una decina di volte che sono salito a Milano la conoscenza che ne ho è limitata a: stazioni Centrale e Porta Garibaldi con i rispettivi rivenditori di alcoolici, il sedile posteriore di un paio di dozzine di taxi, i peggiori bar che ho trovato nei dintorni degli alberghi in cui ho dormito, la metropolitana, un paio di locali carissimi e qualche ristorante sopravvalutato e arredato in maniera imbarazzante.
Lo skyline che ho in mente sono i cantieri dei grattacieli che stanno costruendo per l'expo. Per dire: il Colosseo, il Taj Mahal e i grattacieli dell expo..
La cosa migliore di MIlano è il treno per Roma, se sono da solo, che posso far finta di lavorare con la chiavetta aziendale, rispondendo a un paio di mail, ma ho un po'di tempo per scrivere, che qui su 'sto blog non ci scrivo praticamente più. Ah, mi dice un mio amico che splinder chiude, da gennaio. Dice che "freezano" i blog e fanno un redirect. Spero non sia pericoloso né contagioso. Però prima o poi dovevano prendere atto del fatto che se non scrivo più sul blog possono anche chiuderlo 'sto cazzo di splinder. Io intanto mi organizzo per un nuovo blog su cui non scrivere.
 
Ah, Davide, nel caso in galleria non avesse preso il cellulare, lei arriva per le novemmezzadiecimenunquartodieci, se non la ammazzo a bottigliate io prima di FIrenze.

L’ARTE DEL TENNIS ALLA VIGILIA DELLE FERIE

Fra i tanti sport che mi è capitato di seguire ovviamente senza averne mai praticato nessuno seriamente c’è, seppur in maniera marginale, anche il tennis.
 
L’ho seguito in maniera marginale in quanto come è noto ai più, per le sue caratteristiche, per le tecniche di gioco, per le strategie, per il ritmo e per lo svolgimento della maggior parte delle partite il tennis è, diciamocelo, una colossale rottura di coglioni.
Ovviamente ci sono delle eccezioni, come in tutte le cose. Alcuni campioni sono stati capaci di regalare anche emozioni fortissime, come John Mc Enroe, famosissimo per le sue sfuriate contro arbitri e giudici di linea, leggendario il suo "YOU CANNOT BE SERIOUS!!!!"

o come Monica Seles, famosa per essersi fatta dare una coltellata e per aver simulato per anni orgasmi multipli sui campi di tutto il mondo, un po’ come Jenna Haze.

Ma perché vi parlo di tennis? Semplice, se avete un po’ di pazienza ci sto arrivando. La figura più rappresentativa del tennis, soprattutto se pensiamo palla scuola italiana e spagnola, è il tipo di giocatore che viene detto “pallettaro”, specialista della terra rossa. Il pallettaro è quel giocatore che non prende mai nessun rischio, si pianta lì a fondo campo, sulla linea e ributta di là ogni palla, sperando nell’errore dell’avversario, o quanto meno nel fatto che l’altro si rompa il cazzo dopo diciassette scambi e cerchi di centrarlo con una pallata, regalandogli così il punto.
L’incontro fra due pallettari può regalare partite terrificanti, soprattutto alla luce del fatto che le partite di tennis, come per la pallavolo, non finiscono per un limite di tempo ma a un punteggio prestabilito, quindi due pallettari possono andare avanti anche a oltranza, per ore, giorni, generazioni. Per capirci, fra Roma e Cartagine hanno deciso per le Guerre Puniche perché a tennis ci avrebbero messo troppo.
 
E qui veniamo al punto. Io da domani a l’una sono un uomo in ferie. Il che significa che arrivati a questo punto l’obiettivo è resistere, resistere, resistere. Quindi applicare pedissequamente la tattica tennistica dei pallettari ed evitare qualsiasi rischio che possa complicare o peggio ancora allungare questa giornata lavorativa e mezzo.
 
Cliente: mi servirebbe un'offerta per….
Io: certo, mi mandi queste informazioni
 
Cliente: le ho mandato le informazioni per..
Io: sì, ma qui c’è un punto poco chiaro, riesce a farmi questa e quell’altra verifica?
 
Cliente: ho un problema con…
Io: mi può far avere i dettagli dell'ordine?
 
Collega: ci sarebbe da fare questa cosa…
Io: hai chiesto se Tizio e Caio hanno fatto quelle due cose che andavano fatte prima?
 
E via così fino a domani. Non mi avrete, io da questa linea non mi muovo.
 

*****

 
Saltando di palo in frasca, oggi su Radio Onda Rossa ho sentito un pezzo di questi malati di mente che rifanno i classici anni '80, punk e new wave, riarrangiati in versione bossanova…

SOSSODDISFAZZIONI



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Wow, è vero che internet ti permette di esplorare nuovi territori e di avere contatti diretti con personaggi illustri e famosi la cui conoscenza era prima preclusa a noi comuni mortali, che invece ora possiamo essere informati direttamente via Twitter di ogni volta che Demi Moore fa una cacata, direttamente da lei.

In attesa di riuscire a rimediare un ciuccione da Megan Fox, posso fregiarmi per ora di un breve epistolario con Ezio Mauro, di uno scambio di mail con la segreteria di Veltroni al tempo della sua sindacanza della Capitale, del fatto che un mio collega ha chiesto su Linkedin l’amicizia a Barack Obama (non gli ha risposto, strano…) e recentemente di aver avuto un messaggio privato da parte di una delle persone facenti parte dello staff di “Welcome to the Machine – Il Musical”, almeno così si è presentato.

Non posso non rendervi partecipi come ho già fatto in passato, ergo:

Ciao hai vinto un beglietto per il musical Welcome to the Machine!
No scherzo!!!
Ciao mi permetto di scriverti perchè casualmente ho trovato sul tuo blog il commento che hai fatto riguardo allo spettacolo.Preferisco chiamarlo così.Anche a me i musical fanno cagare generalmente. Io faccio parte dei 20 idioti cantanti "attori" di questo spettacolo.Volevo solo precisare ma assolutamente senza nessuna polemica, anzi mi sono piegato da ridere a sentire con quale cinismo e cattiveria contestavi questa idea, che comunque non è il classico musical del cazzo con i balletti e le varie minchiate in stile "amici" che odio con tutto me stesso per l’idiozia e la merda che propagandano in giro.E’ uno spettacolo teatrale molto sobrio e rispettoso anche perchè è stato ideato da cultori dei Pink Floyd prorpio come te.Quindi niente non so di dove sei ma ti invito a vederlo magari potresti darci degli sputi/spunti interessanti.E’ piaciuto a molti e considera che è una cosa nata prorpio dal niente con pochissimi soldi e bene o male siamo riusciti a girare gran parte dell’italia.Insomma non voglio impietosirti volevo solo precisare che non è la solita cagata.Credimi!E’ un tributo ai Pink Floyd!

 

Devo ammettere che è simpatico e molto molto sportivo, viste le cattiverie gratuite (perchè in finale non l’ho manco visto lo spet….ma che sto dicendo, grauite un cazzo!!!) che ho scritto, ma non ho resistito a mandargli una rispostaccia:

 

Ciao, devo dire che sono rimasto molto sorpreso dal tuo messaggio, ci ho messo un po’a realizzare, oddio, quello forse dipende dai postumi della sbornia, ma mi sono chiesto per un po’come avrei dovuto risponderti.

Facciamo così, io butto giù due-tre risposte,dalla più lunga alla più sintetica. Tu scegli quella che ti irrita di più e fammelo sapere, ci tengo.

Ah, naturalmente metterò tutto sul blog, perchè privato il messaggio? Un po’di sana rissa telematica, suvvia!

Risposta 1:

No, non ti scuso per “esserti permesso di scrivermi”, guarda un po’ questa gioventù senza rispetto che si permette ecco, insomma, di scriverti SOLO perchè hai gettato una tonnellata di merda su un loro lavoro, che immagino sudatissimo, in maniera assolutamente pregiudiziale e senza averlo visto… (fermo restando che mi sento in dovere di esprimere giudizi radicali in maniera assolutamente pregiudiziale e senza avere conoscienza di ciò di cui sto parlando, è la rete, bellezza).

Allora, che ti devo dire? Lo so che sicuramente siete dei cultori dei Pink Floyd, se foste stati cultori dei Teletubbies avreste fatto “Teletubbies, il musical”, ma sinceramente il poco che ho visto su youtube è bastato per formarmi il giudizio che hai letto e che, sebbene sia espresso in maniera ironica, rispecchia ESATTAMENTE quello che io penso (anzi, non a formarlo, ma a confermarlo, dato che il giudizio me lo sono fatto ovviamente prima di aver visto anche solo un secondo dello “show”). Il mondo fa schifo perchè è vario, evidentemente abbiamo concetti diversi su cosa sia “un tributo” o “un insulto”. Che ne so, per me un regista o uno scrittore che citano Shakespeare in un’ “opera” stile Federico Moccia (storiella di quindicenni lobotomizzati in cui i protagonisti, fra un’eiaculazione precoce e l’altra, prolungano inutilmente il percorso che li porta, giustamente, all’incidente mortale con la macchinetta del cazzo), non fanno un tributo, ma un insulto.

La forma è importante. Non posso mettere Cristina del Basso in posa su un guscio di cozza, circondarla di richhioni seminudi e volteggianti e dire che è un tributo alla Venere del Botticelli. E’ una cacata e basta.

Scusami, anzi, no, scusami un cazzo, ma non sono una persona tollerante e aperta, nè democratica, non me ne frega un cazzo del fatto che le persone possono avere opinioni e gusti diversi, dipendesse da me il pubblico della prossima rappresentazione di “Welcome to the Machine” dovrebbero essere miliziani janjaweed. Ma è un problema mio, tranquillo, anzi, grazie per la pacatezza del tuo messaggio, io sarei stato e sono più pesante.

Se ti può consolare nella lista delle persone che odio e che vorrei morte, che comprende grosso modo cinque-sei miliardi di persone e un’altra milionata di personaggi immaginari tipo Babbo Natale, Dio, Amelie, Buddha e Simona Ventura, non siete nemmeno fra i primi cento. Fra i primi centocinquanta sì, pero.

 

Risposta 2:

No, dai, non ci posso credere!!!!!! Io in realtà vi adoro! Il mio era solo un tentativo di conoscervi, ho pensato che dei geni come voi avessero talmente tanti commenti positivi che avreste notato l’unico negativo! Pensa che io e mia moglie abbiamo visto lo spettacolo quindici volte e abbiamo deciso che nostro figlio si chiamerà “Uelcomtudemascinilmiusicol”, che poi è il secondogenito, se aveste fatto qualche anno fa lo spettacolo vi sareste beccati il primogenito, invece lo abbiamo dovuto chiamare “Sandeibladisandei”.

Risposta 3:

Ammazzati.

 

Sì, sono stronzo e me ne compiaccio, che devo fare?

Se volesse mandarmi insulti vari in risposta spero di averli qui, che è più divertente, facciamo una vita così triste…

A questo punto direi che è il caso di mettere un po’di Musica, pensavo a qualcosa da Cats o qualche altro musical…gh gh gh

**

SI DICEVA RICOMINCIAMO CON LE COSE SERIE…




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Dove eravamo rimasti?

Mi  ripiglio dopo l’indegna paralisi neuronale che mi ha provocato l’evoluzione inaspettata e comunque esaltante del caNpionato di calcio e rimetto in funzione il cervello, piano piano sto cercando di fare un po’ di riabilitazione, e di ritornare a livelli alcoolici e di stress accettabili.

Giusto per commentare al volo e rapidamente un paio di notiziole.

La prima è che a sorpresa è stata ribaltata in appello la sentenza di primo grado sui fatti di Genova, in particolare della notte cilena della Diaz. E’ una buona notizia anche se temo che tanto in cassazione li salveranno. Attendo solo che Fazio richiami in trasmissione Gratteri a dirci quanto è bello e buono il super-sbirro ora che gli hanno dato 4 anni.

C’è poi un’altra notizia che mi ha colpito, o meglio, mi ha fatto accapponare la pelle, ho avuto la sensazione che avrebbe uno calato in un pozzo con le pareti tappezzate di ragni pelosi da un chilo, che ti sfiorano mentre tu scendi piano piano e sul fondo del pozzo vedi ad aspettarti Klaus Davi. Circondato da cose schifose, e la situazione va peggiorando, non so se ho reso…

Mi riferisco alla manifestazione di Domenica scorsa a San Pietro, dove associazioni cattoliche di vario genere, da Militia Christi all’Azione Cattolica ad altri gruppi con nomi talmente pazzeschi che in confronto i “Samurai di Cristo” di Don Zauker paiono roba verosimile, hanno espresso solidarietà e vicinanza al Santo Padre® per i recenti attacchi seguiti all’esplodere dello scandalo pedofolia. Poverino, hanno ragione: in fondo hanno coperto per decenni (secoli?) i preti pedofili e solo dopo che sono stati sputtanati in mezzo mondo hanno finalmente detto due paroline in proposito, ovviamente solo per salvare la faccia, si sono beccati complimentoni da giornali e tg per le “parole coraggiose” pronunciate, mi sembra il minimo che anche i genitori di migliaia di potenziali vittime esprimano solidarietà e vicinanza a questa gente. Anzi guarda, se c’avevo un figlio glielo pistavo nel culo io per solidarietà, vai. Non vedo l’ora di sentire Povia a Sanremo cantare delle gioie del sesso preadolescenziale.

Ultima cosa, giusto per essere sicuri di aver guadagnato la mia dose di dannazione quotidiana. Pare abbiano beccato subito, dopo sole 7 vittime il presunto serial killer delle vecchiette qui a Roma. Mai che si riesca a fare niente come cristo comanda in ‘sto cazzo de paese…

Musica, maestro!


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CORSO DI GIORNALISMO DI REPUBBLICA

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(notare come titola l’editoriale sulla colonna di destra, se non leggete cliccate qui che si vede meglio)

Lo so, vi trascuro, mi spiace ma sono preso da tante cose (non è vero è che non mi viene da scrivere un cazzo e in questi ultimi tempi sono stato divorato dall’ansia calcistica), proviamo a riprendere un po’.

Oggi parliamo di Giornalismo, quello con la “gi” maiuscola, di Repubblica, per la serie “cosa non si inventa per glissare sull’ennesima partita della Maggica buttata al vento per colpa dell’isterismo dal quale non ci libereremo mai finchè non chiudiamo a colpi di molotov tutte le radio e le TV locali che parlano solo di calcio”.

Giornalismo, dicevamo. Come ho già avuto modo di scrivere mi capita di comprare spesso la Repubblica, essenzialmente per due motivi: il primo è che il Lunedì mi vergogno troppo a comprare il Corriere dello Sport per leggere delle partite e mi piace l’inserto sportivo di Repubblica soprattutto per le due mini rassegne, nazionali e locali, relative alle peggiori cazzate dette dai media, interviste improbabili, sfondoni lessicali ecc. ecc.; il secondo motivo è che il Venerdì c’è l’inserto omonimo, che ritengo essere la miglior lettura da cacata in circolazione, insieme ovviamente al Dizionario dei Serial Killer che tengo in bagno…

C’è una cosa che non sopporto e sulla quale non posso più tacere, che mi irrita ogni volta che leggo Repubblica, ma che ho notato riguarda tantissimi giornali. I titoli degli editoriali.

Andate anche oggi, sul sito, c’è un titolo sui fatti di Atene che così recita: “Quei black bloc pronti a tutto”. A parte il solito errore sul nome, dato che “black bloc” significa blocco nero, è singolare, è IL black bloc, è come se dicessi “i polizia” o “i partito comunista”, io non capisco perchè ogni volta che un giornalista vuole tirarsela e provare a fare un’analisi, di solito a cazzo di cane e a colpi di stereotipi moralisti, su un qualsiasi argomento, deve scrivere un pezzo il cui titolo comincia con “quei” o quel”.

No, veramente, sono l’unico che ci ha fatto caso? Provate ad andare su google news, fate una ricerca con “quel” e subito saltano fuori almeno tre articoli: “Quei litigi in famiglia sul generale borbonico”, “Quei tre a caccia di elettori green”, “Quei tifosi malati di rancore”. Boh, non capisco il senso di questa formula, la comincio a trovare anche fastidiosa, che cazzo c’è una regola interna per cui Repubblica non va in stampa se non c’è almeno un articolo il cui titolo comincia così?

Significa che io non faccio il giornalista perchè non ho titolato questo pezzo “Quegli articoli dei giornali che cominciano con ‘quei’”?

Su, ragazzi, non è possibile che non sappiate trovare un’altra formula, che ne so, restando al black bloc, potreste farla più cinematografica, “pronti a tutto”, oppure scientifica, “blac block: anarchici pronti a tutto”, persino erotica “neri pronti a tutto”, epica, “gli incendiari vestiti di nero” (tipo l’esercito di Zorro), sennò potete andare sul sicuro con un “viva la fica” che per il pubblico medio va sempre bene per qualsiasi cosa, tanto anche ammesso che l’articolo poi lo leggano davvero non ci capirebbero un cazzo lo stesso. Hanno capito tutto i tabloid inglesi, con la loro famosa terza pagina: una bella tettona e passa la paura. “Quella tettona in terza pagina”, anzi.

LE COSE CHE FAREI AD ARISA


**

Oggi voglio essere buono, parlarvi di un’artista che incarna tutta la semplicità, tutti i buoni sentimenti, tutta la bontà, tutta la normalità di una brava ragazza che potreste incontrare mentre aiuta le vecchiette ad attraversare la strada già che è lì che va a fare catechismo ai bambini malati terminali in india a piedi avvistando ripetutamente la madonnina e vegliando giorno e notte la povera Eluana perchè anche se è morta non possiamo escludere che possa ancora avere figli che il buon dio se gli gira si alza e fa un miracolo, così, a cazzo di cane che lui è dio e non è che deve venire a dare spiegazioni a te.
Mi riferisco ovviamente ad Arisa.

L’occhialuta cantante vincitrice di Sanremo giovani 2009 con il tormentone “Sincerità”, viene sempre presentata come un esempio positivo, come una ragazza semplice, un po’ingenuotta, taaaaanto caruuuuccia. Io, credo di averlo già detto, Arisa la odio. Mi fa veramente rabbia a vederla, non so se capita anche a voi di provare nei confronti di qualcuno un odio viscerale di questo tipo, ci penso e mi incazzo, la vedo e mi viene voglia di prendere la mannaia. Mi fa lo stesso effetto che mi fa…che ne so…Rutelli, ecco.
Allora, se non è una posa, se non fa finta di essere così, ma è veramente così, Arisa è una povera cretina. Ai limiti del ritardo mentale. E’ il ritratto della mediocrità, della stupidità, della pochezza di pensiero. Sembra la Clerici ma ancora più cretina. Proporre Arisa come modello significa proporre, ancora una volta, la totale imbecillità come modello.

Quindi, sempre perchè dicevo che oggi voglio essere buono, vi elenco qui di seguito, appunto, le cose che farei ad Arisa:

–    La prenderei per i capelli e, senza toglierle gli occhiali che poverina le servono per vedere meglio anche se sono senza lenti, le sbatterei la faccia sullo spigolo di un caminetto, o su una stufa di ghisa, meglio se calda, fino a che non abbia raggiunto la consistenza del cibo per cani.

–    Le caverei  i denti con un paio di tenaglie e glieli conficcherei uno a uno negli occhi, sempre senza toglierle gli occhiali tanto senza lenti non mi creerebbero problemi.

–    Le regalerei un paio di occhiali, stavolta con le lenti di vetro, per spaccarglieli con una mazzetta da fabbro, senza toglierli dalla faccia ovviamente.

–    Le infilerei un ferro da maglia in un orecchio fino a farlo uscire dall’altro, certo di non incontrare alcuna resistenza.

–    Seguirei un consiglio del mio amico David e la lavorerei con un badile, di taglio, fino ad ottenerne una delicata crema spalmabile.

–    La pettinerei con la carta vetrata fino a che non sono arrivato alle ginocchia.

–    La scuoierei con un pelapatate, la coprirei di sale e la lascerei ad essiccare al sole fino a che non diventa secca quanto la fica della Marzotto.

–    La farei picchiare da Chuck Norris.

–    Le caverei gli occhi con un cucchiaio, le verserei del vodka martini mescolato non agitato nelle cavità oculari fino a riempire tutto il cranio, infilerei uno stecchino nei bulbi e li rimetterei al loro posto come olive. A parte gli stecchini nessuno noterebbe la differenza.

–    La legherei per i piedi al paraurti di un camion che poi farei andare da Lisbona a Minsk, così che dall’alto si vedrebbe mano a mano la striscetta rossa con il percorso come per l’aereo di Indiana Jones.

–    La farei vivere per due anni ad Haiti, tanto prima o poi un terremoto, un ciclone, ‘no tsunami, qualcosa  capita.

Non so, avete qualche suggerimento?

SCUSA MA NEVICA?


Allora, poi dice che uno si incazza.

Dice bello! Che bello! La neve, nevica a Roma, non succede mai, che spettacolo! Già, solo che stamattina presto non nevicava, e dopo un’ora di metro sono a Ponte Mammolo. Dove piove. Dove starò fino a stasera, ovvero quando la neve non ci sarà più. E pioverà. Fanculo.

**

Detto questo, ieri sera facevano in TV "Scusa ma ti chiamo amore", scritto e diretto da quel genio del male di Federico Moccia, come dice la geniale Betty Moore, una tredicenne decerebrata e un pelo zoccola imprigionata nel corpo del figlio di Pipolo. Io ve lo dico, guardatevelo. Perchè è difficile trovare qualcosa (non ci riesco a definirlo film) di altrettanto idiota in circolazione.
DIco sul serio. Se prendete Fabio Volo, gli fate una lobotomia e lo imbottite di prozac fino a ridurlo come Crisafulli, sarebbe ancora in grado di dire qualcosa di meno cretino di uno qualsiasi dei dialoghi o delle situazioni di "Scusa ma ti chiamo amore".
Soprattutto la cosa devastante (lo so, io amo guardare queste cose, è una forma di feticismo) è l’assurdità di tutto, dalla storia ai personaggi alle situazioni (per dirne una, tutti abitano in case come il loft di Lapo Elkann, e i genitori di lei, diciassettenne che si scopa uno di quarant’anni, la prendono come se fosse normale, roba che io avrei messo mano alla roncola).E il fatto che Moccia abbia un enorme successo la dice lunga sul perchè sia non dico auspicabile ma essenziale per il bene di tutti che ci estinguiamo, il prima possibile.

Che poi, immagino sia voluto, "scusa ma" è una specie di tormentone che torna in tutto il film.

Scusa ma ti chiamo amore:

Scusa ma è minorenne…

Scusa ma non è reato un quarantenne che va co’ una minorenne?

Scusa ma so’ er padre e so’ armato.

Scusa ma te manno in galera.

Scusa, Moccia, ma c’hai cinquant’anni.

Scusa ma ‘n te vergogni?

Scusa ma nun se po’ vede ‘sto film, già pensavo che facevi schifo come scrittore ma come regista sei pure peggio.

Scusa ma lo sai che se nun eri er fijo de pipolo a quest’ora te toccava lavorà davero?

Scusa ma se capisce che dopo che la cosa che hai scritto dei lucchetti la facevano tutti te sei inventato ‘sta cazzata della minorenne che va co’ quello più vecchio de vent’anni perchè speravi de rimedià qualcosa pure te che se capisce lontano un miglio che manco una come se dice del mestiere co’ te c’è mai venuta perchè sei troppo cojone e je verebbe da ride.

Scusa, ma nun sei Raul Bova, te.

Scusa, ma se te incontro pe’ strada me sa’ che te do ‘na capocciata.

Ah, ora nevica anche qui. Sarebbe un bel finale per un film di Moccia. Buon Natale a tutti.