LA VITA VERA

Avere un sindaco inetto e conseguentemente una metropolitana che ogni volta che piove e molto spesso anche se non piove si blocca è una condizione che può anche essere vissuta come un’opportunità.

Già, perché la vita vera oltre che essere fuori da internet è anche fuori dalla metro, A o B che sia, e trovare la B chiusa a Monti Tiburtini può essere un’occasione per trovarsela davanti, la vita vera. Specie considerando il fatto che la navetta sostitutiva che sta per arrivare piena da Rebibbia non potrà contenere te e le altre seimila persone che la aspettano, così come le duecento successive non potranno contenere la folla, paragonabile come numeri alla popolazione cinese nel 1999, che si accumulerà mano a mano che il tempo passa.

E allora che fai? Voglio dire, sono sopravvissuto a Yerevan non mi faccio di certo intimorire da Monti Tiburtini. E poi ogni tanto va anche vista ‘sta vita vera, ‘sta gente vera, in fondo la stazione Tiburtina non è lontana e se me la faccio a piedi forse riesco anche a fare in tempo a vedere il secondo tempo della finale di Coppa del 26 Maggio. L’importante è trovare un fruttarolo che venda della Ceres ( facile) e farsi dare delle indicazioni fondamentali, come ad esempio il fatto che se devo andare dritto fino alla fine della discesa significa che mi devo fermare dove comincia la salita (che ce fai cor tom tom quando ce stanno i signori de Monti Tiburtini, ma che ne sapete voi…). Insomma cammino in mezzo a tutta ‘sta vita vera, incrociando ‘sta gente vera, tipo un tizio con croce celtica al collo e scatola piena di bottiglie vuote (ringrazia che la mia è piena, non se spreca la birra per un cazzone), o un altro, giuro, con barba e pizzo appuntiti che pareva Errol Flynn nei film di Robin Hood. C’era pure una bella signorina credo slava che parlava al telefono passando fra due ali di folla come Papa Francesco però parecchio più bombabile.

Alla fine arrivo in vista della Stazione, che adesso da lontano sembra la Barriera di Game of Thrones. Venendo dalla Tiburtina, prima di passare il ponte che attraversa i binari, si incontra un passaggio pedonale per la stazione, il cui ingresso è presidiato da un essere mitologico, un incrocio fra la Tiger Girl di “E Morì con un Felafel in Mano” e Gianna Nannini negli ’80 (se non avete visto e morì con un felafel in mano ammazzatevi), ma grosso come una multipla, che strilla al telefono in una lingua arcaica “AMOMACESTANSACCODESTRADANUMMEPOIVENIAPPRENDEEEEE”.

Da lì devo dire che la strada diventa un po’ inquietante, non so se ci siete mai passati, c’è un parcheggio chiuso, transennato, e le transenne delimitano un piccolo passaggio fra il parcheggio e il muro della massicciata della ferrovia, uno stretto passaggio tipo quelli della prigione di Walking Dead, insomma pare di stare in uno dei cazzo di recinti da lager che in Palestina costruiscono ogni tre metri gli Israeliani, finchè non arrivi alla stazione, tra l’altro a guardarsi in giro scommetto che là di notte si incontrano persone interessantissime, con delle storie da raccontare…

Alla stazione riesco a salire sul treno, un po’ provato dall’esperienza de ‘sta vita vera, pure un po’ preoccupato che me possa fa male tutta insieme che non ce so abituato. Ed ecco che come in un videogioco mi si palesa il classico “mostro dell’ultimo quadro”. Sul sedile davanti a me compare, credo sia colato dal bocchettone dell’aria condizionata tipo blob, un ggiovane, vestito da mezzo hipster, con occhialone d’ordinanza, jeans aderente rosso e ciuffo a ore 2.

Il ggiovane inizia ad armeggiare con la sua borsa, una di quelle orrende riproduzioni delle tracolle in pelle che negli anni ’70 ti regalavano le agenzie di viaggio che vanno ora di moda e che ti tira fuori? Uno specchio, non uno specchietto, uno specchio di quelli da tavolo, grosso come un libro, e si mette lì a sistemarsi il ciuffo, tutto impegnato come se stesse traducendo Omero dal greco.

Credo che abbia notato che lo stavo guardando, con la faccia di Jack Nicholson in Shining che guarda fuori dalla finestra mentre Wendy e Danny sono nel labirinto (se non avete visto Shining chiamatemi che vi ammazzo io), dato che si è bloccato e ha riposto lo specchio nella borsa con aria imbarazzata.

Ecco, è più o meno a quel punto che mi sono ricordato del perché non ce vado mai in mezzo alla vita vera. E’ che a me me fa schifo la vita vera.

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2 risposte a “LA VITA VERA

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