MERITOCRAZIA e ABORTO

Ho letto la dichiarazione che il Ministro del Lavoro Elsa Fornero ha rilasciato durante un’intervista al Wall Street Journale e che sta facendo molto discutere, riporto il virgolettato:

 “Everyone, not just workers, have to understand and change. That includes youth, who need to know a job isn’t something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices.”

 Che tradotto significa:

 “Tutti, non solo I lavoratori devono comprendere e cambiare. Compresi i giovani, che devono sapere che un lavoro non è qualcosa che ottieni di diritto, ma qualcosa che conquisti, per cui combatti e per il quale potresti perfino dover fare sacrifici.”

 Ok. Che la Fornero ragionasse come il Padrone stronzo di una fabbrica dell’800 era ormai palese, ma con questa dichiarazione si è superata, perché oltre a denotare stronzaggine la Prof a ‘sto giro ha anche dimostrato per l’ennesima volta come questa classe di tecnocrati formati da nerd statunitensi e allevati a pane e manuali nelle migliori università non abbia la minima idea di cosa significhi vivere una vita “normale”, vera.

La domanda da fare alla Fornero, e di certo non gliela potrà fare un giornalista del WSJ, che verosimilmente ha la stessa merda nel cervello, è semplice:

 “Ok, cara la mia bella e fresca ministra, e di chi, vuoi per incapacità, vuoi per scarso talento, vuoi per sfiga, vuoi per impedimenti di vario tipo, vuoi persino per scarsa voglia o mancanza di applicazione, non riesce a “guadagnarsi” il lavoro che ne facciamo?”

 Perché nessuno chiede questa semplice cosa alla Ministra? Che ne facciamo, Elsa? Li abbattiamo? Li lasciamo morire di fame? Li lasciamo in strada ad arrangiarsi, magari con qualche rapinetta? Li mischiamo ai rifiuti che mandiamo in Germania, così se non si sanno valorizzare almeno i tedeschi li termovalorizzano loro? Oppure, visto che nemmeno lei avrebbe il coraggio di rispondere quello che pensa, ovvero che si possono anche fottere, ci inventiamo un modo complicatissimo di dire che lo Stato se ne prenderebbe carico, ma che no, non significa mantenerli ma bla bla bla?

 Io un’idea ce l’ho, e ve la vado ad illustrare brevemente.

 Assumiamo, ovviamente non a tempo indeterminato, che la Ministra abbia ragione e che visti i tempi occorra iniziare a considerare quelli che noi uomini del secolo scorso chiamavamo diritti come cose che uno si deve guadagnare, volendo anche con sacrifici. Io partirei ovviamente dal Diritto alla Vita, concetto di cui sinceramente ci saremmo anche rotti un po’ i coglioni visti i vivi che ci circondano.

Ecco, la Vita uno se la deve guadagnare. Dato che prima di nascere non puoi fare niente per guadagnartela, bisogna dare a tutti la possibilità di farlo dopo. E qui veniamo a un mio vecchio pallino: l’aborto retroattivo a badilate. Ecco! Vedi che avevo ragione? L’aborto retroattivo a badilate, porca puttana! Sapevo che prima o poi sarebbe tornato utile!

 Si fa così: se uno arrivato a 35 anni è tipo che ne so, Capezzone o Fabio Volo, lo prendi e lo abortisci a badilate sugli zigomi, il che significa portare alla società una serie di benefici innegabili che vado ad elencare:

 – la soddisfazione di prendere a badilate Capezzone

– La soddisfazione di prendere a badilate Fabio Volo

– Si liberano dei posti di lavoro, quelli di coloro che vengono abbattuti

– Si creano posti di lavoro, quelli dei badilatori (in caso io ho già la domanda pronta)

– La soddisfazione di prendere a badilate Capezzone

– Si combatte il problema della sovrappopolazione del pianeta

– Si applica una sacrosanta eugenetica meritocratica

– no, davvero, anche solo come scusa per abbattere Capezzone a badilate, sul serio…

– pensateci, prendere a badilate Capezzone LEGALMENTE…non possiamo perdere un’occasione del genere…

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