RESPONSABILITÀ


Se c’è una parola che in Italia non ha alcuna applicazione concreta nella vita reale questa è “responsabilità”, in praticamente nessuna delle sue accezioni (per le quali vi rimando a uno qualsiasi dei diecimila dizionari online che ci sono in rete ), o meglio, a seconda del caso e delle convenienze viene considerata o meno la responsabilità che una persona ha, avrebbe, dovrebbe avere o si ritiene avere.

Il primo esempio viene dal recente incontro fra le vedove Calabresi e Pinelli. Allora, Luigi Calabresi era appunto il responsabile dell’ufficio in cui Giuseppe Pinelli venne interrogato ed assassinato. Gli uomini che hanno ammazzato Pinelli erano gli uomini di Calabresi. Se non emersero responsabilità dirette di Calabresi non si possono ignorare quelle indirette, visto soprattutto come andò l’indagine e il processo sulla morte dell’anarchico, il famoso “malore attivo”, e quanto pretestuose fossero le accuse mosse contro di lui. Questo ovviamente non lo scrivo per giustificare la vendetta compiuta contro Calabresi, ma perché non condivido questo clima di riconciliazione forzata, di “scordammoce o passato” che si sta cercando di affermare nel paese. Pinelli e Calabresi NON vanno messi sullo stesso piano, così come non vanno messi sullo stesso piano Partigiani e Repubblichini e come non vanno messi sullo stesso piano quelli che hanno riportato i fascisti al governo e gli antifascisti che hanno tutto il diritto di tenerli fuori dal 25 Aprile. Io non mi riconcilio con nessuno, la memoria è una cosa seria e ogni fatto va ricordato, ogni odio coltivato. Non facciamo le persone civili, siamo bestie fetenti e lo sappiamo.
E con questo voglio esprimere solidarietà ai compagni della FAI.

Napolitano ha detto, se mi si permette, con il dovuto rispetto, una serie di stronzate grosse come una casa in occasione della Giornata della Memoria delle Vittime del Terrorismo, riporto dal Tempo:

ha sottolineato che «dalla lunga e tormentatissima vicenda di indagini e di processi» seguiti alle stragi terroristiche, a cominciare da Piazza Fontana, «non si è riusciti a far scaturire un’esauriente verità giudiziaria». «Non tutte le responsabilità di ideazione ed esecuzione» sono state chiarite, come anche per i fatti della Stazione di Bologna e di Piazza della Loggia. Napolitano ha ricordato come la commissione stragi nel 1994 parlò chiaramente di «attività depistatoria da parte degli apparati dello Stato».
Ma, ad ogni modo, guai a parlare di «doppio Stato» e guai a dare addosso ai giudici. Piuttosto è necessario continuare a cercare verità e giustizia nei processi ancora in corso per le stragi terroristiche. Napolitano ha reso omaggio a Giuseppe Pinelli, «un innocente che fu vittima due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti, e poi di un’improvvisa, assurda fine». Parole dure contro il terrorismo che fu «eversione», e «non contestazione». Dura la condanna anche di «ricostruzioni basate su memorie romanticheggianti e autogiustificative di una stagione sciagurata», perchè «non c’è giustificazione o attenuante possibile per chi sparò su vittime innocenti».

E da Repubblica:

"non si può scambiare l’eversione, l’attacco criminale allo Stato e alle persone, per manifestazione di dissenso o contestazione politica". E ancora: "Non è accettabile ascoltare memorie romanticheggianti e autogiustificative di personaggi che ebbero parte attiva in quella stagione sciagurata".

Eh, no Presidente. Se c’è stata una “attività depistatoria da parte degli apparati dello Stato”, non si può sostenere che  che gli attacchi allo Stato fossero eversione e crimine a meno di non ammettere che effettivamente c’era un “doppio Stato”. Perché se lo Stato era uno solo, ed era lo Stato Unico a depistare, a tramare attraverso organizzazioni come Gladio, ad avere responsabilità dirette e indirette nelle stragi, ad essere infiltrato dalle organizzazioni criminali al punto che un suo alto esponente di cui non faccio il nome ma cito solo la gobba risulta assolto dall’accusa di associazione mafiosa SOLO perché i reati a lui attribuiti sono prescritti essendone stata accertata solo la parte antecedente al 1980 (perché sulla sentenza di Perugia non c’è scritto che questa persona è innocente, c’è scritto che il suo essere collusa con la mafia fino al 1980 è un reato prescritto), ad essere infettato allora e ancora ora da cancri quali la P2 e il Vaticano, mi verrebbe la tentazione di dire che forse gli attacchi contro quello Stato magari erano sbagliati nei metodi, violenti e strategicamente fallimentari, ma non nel merito.
Quindi che c’era, un doppio Stato oppure uno Stato solo che però traboccava merda da ogni dove?
Sempre a proposito dei fatti di cui si è parlato, di come le responsabilità vengano accantonate o esagerate a seconda della convenienza, come la mettiamo con Battisti? Visto il discorso di cui sopra, non mi pare così sbagliato dubitare della equità di alcuni processi e di alcune sentenze mentre non darei per scontato che altre sentenze legate ai fatti di quegli anni debbano per forza essere ineccepibili, come fanno i tanti che sostengono l’innocenza dello scrittore, se ogni tanto apparati dello Stato depistavano… Poi non mi pare onesto parlare di “chi sparò su vittime innocenti” nel caso di Battisti che non è stato condannato per aver ucciso materialmente nessuno, e che quindi avrebbe avuto responsabilità sì, ma indiretta, per quelle morti. E ci risiamo ancora, Calabresi è un santo e Battisti un assassino?
Ho già citato tempo fa questo articolo in cui si avanzano dubbi sul processo a Cesare Battisti, lo riposto per completezza di informazioni.

Un altro caso in cui le responsabilità di chi è a capo di una struttura vengono riconosciute solo in termini di stipendio, lo si è visto con la recente sentenza sul disastro ferroviario di Crevalcore, in cui i vertici di Trenitalia sono stati ritenuti appunto non responsabili. Come spesso accade l’incidente è stato imputato ad un errore umano, in particolare del macchinista che non avrebbe rispettato due semafori. Non è stato possibile avere la testimonianza del macchinista, morto nell’impatto, quindi non è stato possibile sapere perché ha bruciato due semafori. Quello che è certo è che la riduzione dei macchinisti in vettura da due a uno è stata decisa dai vertici di Trenitalia, così come sono i vertici di Trenitalia ad aver deciso di non installare sulle vetture un sistema che previene proprio questo tipo di “errori umani” nonostante le richieste da parte dei sindacati dei ferrovieri. Io direi che se non sarebbe giusto dare tutta la colpa a loro, non sarebbe nemmeno sbagliato dire che queste decisioni hanno comunque avuto un peso nel disastro e che dato che il loro stipendio in teoria è così “cicciotto” per le responsabilità che queste persone hanno, sarebbe il casi che oltre agli onori si assumessero anche gli oneri.

Ultimo esempio, poi giuro che accanno: la crociata di Brunetta contro i fannulloni. Il problema è noto, parliamo dell’assenteismo e della scarsa produttività che viene imputata, spessissimo a ragione, ai dipendenti della pubblica amministrazione.
Qui il ribaltamento del concetto di responsabilità è addirittura gargantuesco, parola che ho sempre sognato di poter usare in una frase. Quello che Brunetta sta propagandando, aiutato da una ferrea propaganda mediatica e dalla diffusione nel nostro paese di mille luoghi comuni in proposito è limitare e rendere difficoltoso per un dipendente pubblico assentarsi, a prescindere dal fatto che tale assenza sia o meno giustificata.
Naturalmente non voglio eliminare la responsabilità del singolo lavoratore, che viene pagato per svolgere un determinato compito e quindi è tenuto a svolgerlo conformemente a quanto previsto dal contratto. Però se questo lavoratore si assenta ingiustificatamente dal posto di lavoro, o se pur presente fisicamente non svolge il suo compito, evidentemente non è il solo che lo sta facendo. Perché i vari uffici della PA hanno dei dirigenti, che sono appunto pagati per svolgere un compito, e sui quali ricade la responsabilità di controllare che i dipendenti svolgano il lavoro per cui sono pagati, che non si assentino durante l’orario di lavoro, che se dovessero assentarsi, tal assenza sia notificata e giustificata.
Peccato che dato che questi dirigenti, profumatamente pagati, spesso siano espressione di clientelismi e nepotismi vari, succede già in certi casi per i dipendenti comuni, ma per i dirigenti questo è addirittura in molti casi istituzionalizzato. Strano che nessuno pensi che forse se sono loro ad essere colpiti e controllati saranno loro a fare in modo che l’ufficio funzioni, invece di colpire nel mucchio i dipendenti di livello più basso e penalizzare inevitabilmente soprattutto chi si è comportato correttamente.
Poi c’è un altro aspetto che andrebbe considerato e che invece non viene minimamente toccato: quello della responsabilità dei medici, che sarebbero responsabili di verificare che quando il dipendente è assente giustificato per malattia, questa non sia una balla. Invece sappiamo che per avere un certificato di malattia il più delle volte basta una telefonata a un medico compiacente. E non parlo di una singola giornata, ovviamente non si può pretendere che ogni singola giornata di malattia sia verificata, ma parlo di settimane intere, mesi a volte. Ho conosciuto lavoratori dipendenti che non si sono presentati in ufficio per tre-quattro mesi di fila, pur non avendo nulla.
Ma mica vorremo mettere in galera i dottori, meglio prendersela con i precari degli Enti Pubblici, mica fanno parte di una lobby, loro.

Minchia, sto diventando prolisso….non è vero che l’alcool fa male, è smettere di bere che fa male…

(nel post c’è una citazione filmica – facile – , mInzione d’onore a chi la indovina)

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5 risposte a “RESPONSABILITÀ

  1. “Gargantuesco, ho sempre sognato metterla in una frase”
    Pulp Fiction

    Che ho vinto?!?! :-)))

    Quoto tutto e noto con piacere che stai diventando più logorroico/prolisso di me 🙂

    Ps.
    Kossiga Boia!

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