CRONACHE ARMENE – V

Garni e Geghart

Sempre nei dintorni di Yerevan sorge la ridente cittadina di Garni (un incrocio di due strade sterrate con delle case un po’sgarrupate), dove sorge il Tempio Ellenistico omonimo. Spettacolare la vista che si gode dal "pizzo" su cui il tempio è "appizzato". Come sempre se volete sapere che c’è vi leggete Wikipedia, qui un po’di foto:

La prima volta che siamo andati a Garni, due anni fa, abbiamo avuto una delle prime esperienze che ci ha fatto capire quello a cui andavamo incontro visitando l’Armenia.

Scendiamo dal pulmino (mashrukt) al centro del paese (quindi dell’incrocio) e ci guardiamo intorno in cerca di un taxi per visitare il Tempio, il vicino Monastero di Geghard e riportarci alla fermata del bus. Chiediamo a un ragazzino che subito ci fa segno di seguirlo e ci porta a una casa, dove abita un tipo (ovviamente con la faccia da tagliagole, un vecchio robusto con un occhio guercerrimo) che fa il tassinaro, suona, la moglie ci fa entrare perchè il tipo sta mangiando. Ci fanno sedere a tavola (io a capotavola vicino al capofamiglia in quanto uomo) nel cortile della casa, il tipo ci dice qualcosa tipo "finisco di mangiare e andiamo" e ci offrono il caffè, del formaggio (una specie di ricotta salata) e il "cocomero maledetto": lo chiamavamo così perchè abbiamo pensato, dopo le paranoie pre-viaggio di intossicazioni alimentari e cose del genere, bene, se superiamo il cocomero maledetto non ci ammazza più niente. Ovviamente non ti puoi rifiutare di assaggiare almeno qualcosa: sono gentili in maniera imbarazzante. Mentre sfidavamo il botulino, il tassinaro ha mandato il figlio a prendere la benzina (una bottiglia vuota da 2 litri di cocacola), che avrebbe poi usato giusto per pochi metri e per l’accensione, altrimenti la lada andava a gas o a folle in discesa….

Non lontano da Garni c’è lo splendido Monastero di Geghard la cui storia potete leggere come sempre con calma su Wikipedia (aoh, e mica so’ la lonely planet). Anche qui un po’di foto:

 

Geghard è un monastero molto frequentato dagli Armeni, che sono molto devoti (nessuno è perfetto), ogni volta che siamo andati c’era il panico. C’è uno strano mix fra superstizione, tradizione e paganesimo e si possono trovare file di persone che lanciano sassolini verso nicchie sulle pareti rocciose (si dice che se il sasso resta nella nicchia porta bene) o che portano pecore al guinzaglio (dietro al monastero c’è un cippo per i sacrifici rituali "Matagh", dietro al cippo, ovviamente un’area attrezzata con braceri e tavolini…).

Fuori dal monastero mercatino d’ordinanza, suonatori, dolci, venditori di colombi da scannare e lo splendido venditore di coroncine di fiori: un tizio con l’ovvia faccia da tagliagole che gira con la coroncina in testa, che a vederlo ti dà una sensazione simile a quella che darebbe vedere Jenna Jameson a colloquio da Ratzinger (se non altro perchè Ratzi secondo me preferirebbe Rocco, ma non si può sennò Georg è geloso).

P.S. Ho detto "a colloquio da Ratzinger" non "in ginocchio davanti a Ratzinger", maliziosi che non siete altro…

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