CRONACHE ARMENE – I

Viaggi (dis)Organizzati

Prendere un aereo e partire è sempre un’esperienza elettrizzante, specie sel’aereo è diretto in Caucaso e sai che prima dell’ultima tratta hai da fare 7 ore 7 di scalo nella ridente cittadina di Monaco di Baviera.

Alla seconda vacanza in Armenia ho raggiunto la consapevolezza di due cose. La prima è che sulle tratte lunghe la birra in aereo fa scorreggiare, la seconda è che i Caucasici, o almeno gli Armeni, hanno un concetto molto vasto di "Bagaglio a Mano". Il fatto che il nostro volo fosse Lufthansa ci intimoriva un minimo, ma ci aveva dato l’illusione che le regole per l’imbarco e l’orario di partenza sarebbero stati rispettati in maniera ferrea. Immaginavamo aerei piombati e hostess con gli stivaloni di pelle e pastore tedesco (che fa anche un po’fetish e non guasta), invece ha prevalso lo Spirito Armeno della maggioranza dei passeggeri, che erano appunto Armeni che tornavano a casa dall’estero per le vacanze.

La assoluta protagonista del "Armenian Way of Travelling" è la busta, il bagaglio per eccellenza. Gli Armeni sono soliti utilizzare questo pratico accessorio come compagno di viaggio ideale. Non è una questione di risparmiare, anche quelli che potrebbero permettersi una borsa, un trolley o uno zaino o uno sherpa, si presentano in aereoporto con decine e decine di buste di dimensioni e foggia varie, piene di qualsiasi cosa. Diciamo che il viaggiatore Armeno classico si presenta più o meno come Totò e Peppino a Milano, con almeno un bagaglio improbabile (tipo un quadro incartato) e una busta di dimensioni bibilche (che c’è dentro? vestiti? dieci coperte? una pecora? una gallina? un parente?). Ho visto con i miei occhi, prima di salire sul volo che da Yerevan mi avrebbe riportato a Monaco per prendere la coincidenza per Roma, un uomo con un mobile smontato in una busta che lo faceva incartare come fosse un trolley…

Mi sento in dovere di spendere due parole sull’aereoporto di Monaco. I cessi hanno le docce. I fottuti cessi del fottuto aereoporto hanno le docce. E c’è un erogatore di disinfettante per disinfettare la tavoletta. In ogni bagno, che poi è già asettico perchè lo puliscono e cambiano ogni cosa ogni quarto d’ora. Credo che non abbiamo fatto abbastanza guerre con i tedeschi.

Una volta saliti sull’aereo, logicamente ognuno prende i posti che sul momento lo ispirano maggiormente, e ci si mette uno vicino all’altro, dopo che ognuno ha sistemato le buste, il quadro e la gallina. A questo punto arriva l’hostess con qualche passeggero che ha notato che sulla sua carta di imbarco c’è un posto assegnato, e logicamente chiede di tornare ai posti prestabiliti, quindi prendi le buste, sposta il quadro, pija la gallina e ci si mette nella prima serie di posti liberi, fino a che non arriva il "legittimo proprietario" anche di quelli, quindi ariprendi le buste arisposta il quadro aripija la gallina la gallina ha fatto l’ovo bevi l’ovo della gallina e così via fino a quando il pilota non si fa venire una crisi isterica e inizia la procedura di decollo con la gente in piedi per tutto l’aereo e i portelloni aperti.
Si decolla, e non appena si spegne il segnale delle cinture allacciate scatta in piedi tutto l’aereo, manco fosse lo start dei 100m.

Preferisco sorvolare (mi pare appropriato) sul gustoso menù offerto per colazione dalla Lufthansa, dopo l’agghiacciante domanda (alle 2 del mattino) "Do You want to eat Pasta or Chicken?". Piuttosto me sarei magnato la Gallina. Viva.

L’assoluto protagonista del volo di andata è stato un tizio, credo Armeno residente in Francia (non si è capito perchè parlava sedicimila lingue, credo sapesse anche lo Swahili e che fosse l’unico uomo al mondo in grado di capire Briatore) che si è presentato al Gate in completo grigio attillato e pantaloni a zampa, camicia nera a righe, stivaloni e cappello nero da cow boy, capello lungo e baffo da sparviero (sembrava Ron Jeremy , ma magro). Completamente Ubriaco.
Subito dopo il decollo ha iniziato a rompere il cazzo a tutto l’aereo, proponendo brindisi a tutti, attaccando delle pippe assurde in qualsiasi lingua (credo che il ragazzino che gli sedeva vicino sia morto a seguito delle lesioni interne da crisi di riso, visto che è stato piegato in due per sei ore). Dopo un’ora le hostess si guardavano terrorizzate scambiandosi frasi in tedesco che comprendevano sempre la parola "cowboy". Dopo tre ore lo Steward lo teneva sottobraccio cercando di riportarlo al suo posto con lui che gli dava pacche sulla spalla promettendo che gli avrebbe offerto da bere una volta atterrati e lo Steward che gli rispondeva "sì, sì ma dopo…". A fine volo stava assillando un Armeno che viveva in Spagna e che aveva tutti gli incisivi d’oro, e mentre le hostess quasi lo prendevano di peso per farlo sedere durante l’atterraggio lui protestava che prima doveva fare un brindisi col suo nuovo amico.
Degna conclusione dello spettacolo, una volta atterrati (e atterriti, visto che avevamo volato sopra una tempesta con lampi e fulmini, più agghiacciante di un comizio di Mastella alla festa dell’Udeur): i due si incrociano nella fila per il controllo passaporti, il Cowboy lo saluta e riattacca la pippa, lo Spagnolo sbotta "Usted con migo no tiene de hablar, porque Usted esta borracho (te con me non ce devi parlà, perchè stai ubriaco)" e il Cowboy: "Yo no soy borracho, Usted esta borracho!!". Applausi, Sipario.
Purtroppo per iscritto non posso rendere l’idea di come fosse la voce di questo tizio: gracchiante e insopportabile, praticamente per tutto il viaggio sembrava ci fosse una radio rotta accesa in aereo.

Hanno quasi finito il nuovo Terminal dell’aereoporto di Zvarnots, che va a sostituire l’ormai agghiacciante vecchio UFO di cemento di Sovieta memoria dove eravamo atterrati 2 anni fa:

Un po’ mi è dispiaciuto, c’era un non so che in quel vecchio aereoporto…sarà stato il gatto: due anni fa mentre aspettavamo di partire (erano le tre di notte, i voli da e per Zvarnots partono e arrivano a delle ore agghiaccianti) per tornare a casa, eravamo già al gate, quindi dopo tutti i controlli del mondo, sento "Miao!" e io "Miao?!?!??". C’era un gattino, che girava per il terminal, entrato non voglio sapere da dove, poi ci ho riflettuto, era ovvio…..era lì per i topi….

Il viaggio di ritorno è stato tutto sommato tranquillo, niente cowboy, niente tempesta, da segnalare solo che la Lufthansa gentilmente ha messo dei banchi in tutto l’aereoporto di Monaco nei quali si può prendere gratis il caffè. Chiaramente gli intenti sono due: smaltire una partita in eccesso di caffè cattivissimo e avvelenare il maggior numero di persone possibile, perchè il caffè era veramente cattivissimo, il peggiore d’Europa. Secondo me dovremmo essere più severi, voglio dire, i Turchi non li facciamo entrare in Europa se non riconoscono il Genocidio Armeno, i Tedeschi li dovevamo tenere fuori finchè non imparavano a fare non dico un caffè buono, ma almeno entro certi standard di decenza…

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12 risposte a “CRONACHE ARMENE – I

  1. Grazie… mi hai risollevato la giornata con questo post.

    Comunque io non me la farei la doccia in un aeroporto tedesco. Non si sa mai.

    Cachorro Quente

  2. Beh…se aspetti che i tedeschi imparano a fare il caffè….. resterebbero fuori Europa in eterno 😀
    Divertentissimo il volo! 😀
    Ora attendiamo l’Armenia…

  3. Cazzo, devo andare più spesso in aereoporto! Ma, dico, al cowboy non gli hai tirato una bottiglia di birra in testa? O anche una gallina o un parente tirato fuori dalle buste… a proposito sta cosa della busta è interessante: almeno sai cosa non regalare a un armeno per natale… Lena

  4. molto divertente.
    due cose non ho capito.

    a} ma lei dottor barrett perche’ e’ andato in areoporto con pantaloni a zampa e cappello da cowboy

    b}la guerra con la germania da finire e’ come alleati o come avversari. e che si ha una storia un po’ altalenate a riguardo e non e’ sempre chiaro.

    saluti
    cotopaxi

  5. @ cotopaxi

    a) no, no non ero io 🙂

    b) contro, sempre contro. I mondiali di calcio e la storia ce lo insegnano: quando ci mettiamo insieme va tutto a puttane, quando siamo contro il turno lo passiamo noi o/

  6. Grande racconto!

    “sulle tratte lunghe la birra in aereo fa scorreggiare”

    Le flautolenze in alta quota sono sempre le migliori…

    spero che presto arrivi anche il racconto del viaggio!

  7. Fantastico racconto di viaggio… ma mi sarebbe piaciuto avere un resoconto anche sui luoghi, le persone e le situazioni che avete visto e vissuto in Armenia… baci.
    Cipria

  8. semplicemente geniale 🙂

    mi hai fatto ridere.. e guarda che non è così semplice sti giorni, che poi non te ne frega niente è sacrosanto 😉
    saluti
    prue

  9. CRONACHE ARMENE – VI[..] Viaggi (dis)Organizzati – Parte Seconda Muoversi da Yerevan significa entrare dentro la vera Armenia, fatta di montagne, vallate e paesaggi spettacolari, fatta di viaggi improbabili dentro affollatissimi Marshrutny in cui capita che finiti i posti a [..]

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